Milano, università e studenti stranieri: rivelazione del sindaco
Il sindaco Beppe Sala ha fatto una rivelazione su quello che riguarda la quota di studenti stranieri che scelgono le università di Milano per studiare
Milano è una delle città universitarie più importanti del nostro Paese. L’offerta è davvero ampia, con atenei storici che sono rinomati in tutto il mondo per la formazione accademica che garantiscono agli iscritti. In merito alle università milanesi e al numero di studenti stranieri che le frequentano il sindaco della città meneghina Beppe Sala ha fatto una rivelazione.
Quanti sono gli studenti stranieri nelle università milanesi
Beppe Sala è stato intervistato dal Corriere della Sera, all’interno di un’indagine che ha raccontato su 7 com’è cambiata la metropoli. Il sindaco, alla guida del capoluogo lombardo da 10 anni, ha risposto a diverse domande poste dai giornalisti che hanno partecipato al reportage. Alcune hanno riguardato anche le università presenti in città e altre problematiche, come le difficoltà a trovare alloggio e il caro affitti che affligge i fuorisede.
Il giornalista Daniele Manca, in particolare, ha chiesto come "Milano può far capire che è importante muoversi e portare avanti idee e progetti a prescindere dalle risorse stanziate a livello nazionale". Il primo cittadino milanese ha confessato che anche 10 anni fa, all’inizio del suo primo mandato, ha pensato "che la città avesse bisogno di far crescere la sua reputazione internazionale".
E così è stato secondo Sala: non solo "il turismo è raddoppiato", ma Beppe Sala ha anche svelato che "quasi la metà degli studenti del primo anno in alcune delle università è straniera". Sono arrivati "grandi investimenti dall’estero, molti ricchi residenti grazie agli sgravi fiscali, il 21% della popolazione residente è straniera".
Per il futuro secondo lui si potrebbe "lavorare molto sull’economia della conoscenza: centri tecnologici e di ricerca, università. Per farlo però è importante credere nella partnership tra pubblico e privato, senza considerarla il demonio, e rilanciarla. La borghesia cittadina dovrebbe tornare ad avere un ruolo di supporto e iniziativa, oggi è molto ripiegata su sé stessa: è una reazione fisiologica alla crisi internazionale, andrebbe invertita la rotta. A Milano resistono la solidarietà e il volontariato, ma si è persa la capacità di progettare il futuro attraverso la creazione della ricchezza".
Beppe Sala e il problema degli affitti a Milano
La giornalista Virginia Nesi, invece, ha ricordato che "Milano è la principale città universitaria italiana: 8 atenei, oltre 210 mila studenti" e ha chiesto al sindaco Beppe Sala "come si potrebbe lavorare per rendere gli affitti più accessibili a chi sceglie la città per lavorare o iniziare la carriera".
Il primo cittadino ha sottolineato che "per decenni a Milano si è pensato alle fasce più disagiate della popolazione, cioè a chi abita nelle case popolari. Ad oggi oltre 100.000 persone vivono in questi alloggi, che nessun altro comune italiano ha, e pagano circa 150 euro di affitto al mese". Oggi quel problema riguarda "anche ai redditi medio bassi".
Nei prossimi anni il Comune (dove è stata aperta una grande residenza per universitari, dove sorgeva l’ex villaggio olimpico) non avrà "risorse sufficienti per costruire", ha detto Sala, aggiungendo che bisognerebbe "capire se si vuole stringere o meno un’alleanza con l’edilizia privata per nuove case a prezzi più accettabili". Ci sono analisi, però, che ritengono "questa strada difficile da praticare".
Se spetterà al Comune prendersi carico di queste nuove costruzioni, allora "bisognerà fare delle rinunce. La prossima giunta dovrà avere il coraggio di dire ai milanesi che, per avere un mercato immobiliare più accessibile, dovranno accettare la riduzione di altri servizi".