Morto Stefano Benni: la sua protesta per la scuola pubblica
Scrittore, giornalista e drammaturgo, Stefano Benni è morto all'età di 78 anni: la sua protesta a sostegno della scuola pubblica e della cultura
È morto Stefano Benni. Scrittore, giornalista e drammaturgo bolognese, è stato autore di oltre 20 romanzi tradotti in tutto il mondo. Con il suo stile inconfondibile, capace di mescolare satira, fantasia e impegno civile, ha conquistato intere generazioni di lettori. Benni è stato anche un grande sostenitore della scuola pubblica: nel 2015 rifiutò il Premio Vittorio De Sica, protestando apertamente contro i tagli dell’allora governo Renzi all’istruzione e alla cultura.
Chi era Stefano Benni
Stefano Benni si è spento oggi, 9 settembre, all’età di 78 anni dopo una lunga malattia. Nato a Bologna nel 1947, è stato uno degli scrittori più amati e versatili della narrativa italiana contemporanea. Autore di oltre venti libri, tra cui i celebri Bar Sport, La compagnia dei Celestini, Elianto e Terra!, Benni ha saputo mescolare satira sociale, immaginazione e ironia in uno stile unico.
La sua scrittura, intrisa di neologismi, personaggi grotteschi e mondi surreali, ha conquistato generazioni di lettori. Oltre alla narrativa, Benni è stato anche un giornalista, collaborando con testate come L’Espresso, Panorama, Il Manifesto e La Repubblica. Ha scritto anche per il teatro, firmando spettacoli come Le Beatrici e Il poeta e Mary, e ha collaborato con Dario Fo e Franca Rame, portando il suo stile inconfondibile anche sul palcoscenico.
Soprannominato ‘il Lupo‘, veniva chiamato così fin dall’infanzia, trascorsa nei boschi dell’Appennino bolognese. Con il tempo, il soprannome è diventato il simbolo della sua natura solitaria e ribelle, ma anche della sua passione per le notti passate a scrivere e riflettere. E “per la sua abitudine a girare di notte ululando insieme ai suoi sette cani”, aveva ironicamente scritto lo stesso Benni sul suo sito web.
La polemica di Benni a sostegno della scuola pubblica
Stefano Benni è stato anche un grande sostenitore della scuola pubblica e della cultura come bene comune. Nel 2015 rifiutò il Premio De Sica, patrocinato dal ministero della Cultura, per protestare contro le politiche culturali dell’allora Governo Renzi.
“I premi sono uno diverso dall’altro e il vostro è contraddistinto, in modo chiaro e legittimo, dall’appoggio governativo, come dimostra il fatto che è un ministro a consegnarlo. Scelgo quindi di non accettare“, aveva scritto Benni sulla sua pagina Facebook in quell’occasione, spiegando il perché del suo rifiuto.
“Come i governi precedenti, questo governo (con l’opposizione per una volta solidale), sembra considerare la cultura l’ultima risorsa e la meno necessaria – aveva proseguito -. Non mi aspettavo questo accanimento di tagli alla musica, al teatro, ai musei, alle biblioteche, mentre la televisione di stato continua a temere i libri, e gli Istituti Italiani di Cultura all’estero
vengono di fatto paralizzati. Non mi sembra ci sia molto da festeggiare”.
“Vi faccio i sinceri auguri di una bella cerimonia e stimo molti dei premiati, ma mi piacerebbe che subito dopo l’evento il governo riflettesse se vuole continuare in questo clima di decreti distruttivi e improvvisati, privilegi intoccabili e processi alle opinioni. Nessuno pretende grandi cifre da Expo, ma la cultura (e la sua sorgente, la scuola) andrebbero rispettate e aiutate in modo diverso. Accettiamo responsabilmente i sacrifici, ma non quello dell’intelligenza“, aveva concluso Benni.
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