Salta al contenuto
Multati perché giocano a calcio: appello degli alunni al sindaco iStock

Multati perché giocano a calcio: appello degli alunni al sindaco

Un gruppo di ragazzini tra gli 11 e i 13 anni è stato sanzionato per aver giocato a calcio in campo Pino Signoretto a Murano, dove non è consentito

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Oltre allo studio, sono importanti anche le attività all’aria aperta e i giochi in gruppo che creano coesione e permettono a bambini e adolescenti di svagarsi. Ma non tutti i luoghi della città sono adatti, per esempio, per palleggiare col pallone. A Murano un gruppo di ragazzini è stato infatti multato per aver giocato a calcio in un’area in cui non è consentito.

La multa ai giovani di Murano

Il 12 settembre 2025 un gruppo di quattordici ragazzi tra gli 11 e i 13 anni è stato sanzionato dai carabinieri di Murano per aver giocato a calcio nell’area delle ex Conterie, in campo Pino Signoretto, a Murano.

La zona non è compresa tra gli spazi in cui, in centro storico, è possibile giocare all’aperto. Nella località della Laguna Veneta questa attività è permessa solo in campo San Bernardo e al parco Angeli, e fino agli 11 anni.

I ragazzini sanzionati si sono ritrovati con una multa da 50 euro a testa per disturbo alla quiete pubblica, alle persone di passaggio e per aver giocato in zona vietata. A richiedere l’intervento dei carabinieri sono stati, in più occasioni, dei vicini disturbati dai rumori.

L’appello degli studenti al sindaco

Gli studenti contestano che “il campo San Bernardo è pieno di bar, panchine, alberi e tantissima gente” e quindi sarebbe “più adatto il campo Signoretto“.

Il gruppo di alunni sanzionato ha quindi deciso di scrivere al sindaco Luigi Brugnaro lanciando un appello: “Cosa dovremmo fare per passare il tempo come si faceva una volta?”. Guidati dalla loro insegnante Deborah Morfino, i ragazzi hanno espresso il loro disappunto per la multa ricevuta dai carabinieri e hanno chiesto maggiore attenzione e la creazione di nuovi spazi verdi dove poter praticare attività ludiche in libertà.

“Io vorrei capire come dobbiamo crescere… Col telefono no, col pallone no, giocando no, è una vergogna!”, è l’accusa di alcuni dei giovani multati.

Alcuni lamentano anche una disparità nelle regole: “L’anno scorso in campo si allenavano i ragazzi del Venezia Calcio. Perché loro sì e noi no?”.

La professoressa Deborah Morfino ha raccolto diverse proposte che arrivano dagli studenti. “Ci servirebbero più spazi dove poter giocare liberamente senza limiti di età”, è la richiesta di una bambina, riferendosi al limite dei 12 anni per giocare a pallone in strada.

“Ci sono ragazzi delle superiori che giocano a pallone e poi non è giusto che solo i bambini piccoli possano andare in bicicletta“, anche questa attività vietata dal regolamento della polizia urbana a Venezia.

La lezione di educazione civica della prof

Al Corriere della Sera la professoressa ha spiegato che, sentendo il malumore degli studenti per essere stati multati, ha detto loro di trasformare la protesta in un’occasione per far sentire la loro voce, “per chiedere un cambiamento del regolamento”.

La docente ha chiarito agli alunni che i carabinieri hanno solamente rispettato il regolamento e svolto il loro compito e che “se c’è una segnalazione o una denuncia sono tenuti a intervenire”. Ma per far cambiare le cose, si poteva scrivere una lettera in cui parlare di ciò che non funziona e di cosa si potrebbe fare per i più giovani.

Nella missiva i ragazzi hanno fatto proposte concrete che vanno dall’innalzamento del limite di età per il gioco in strada fino a 15-17 anni fino alla creazione di nuovi parchi pubblici dedicati ai giovani.

Risultato? Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha già promesso un incontro con i genitori dei ragazzini coinvolti per discutere della questione, confermando la volontà di ascoltare le istanze dei cittadini più giovani.