Neet, quanti sono i giovani in Italia che non studiano o lavorano
I Neet sono i giovani con età compresa tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano, non frequentano corsi di formazione: quanti sono in Italia
Quanti sono i Neet in Italia? Questo acronimo, che sta per Not in Education, Employment, or Training, fa riferimento ai giovani con età compresa tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano, non frequentano corsi di formazione. Spesso si tratta di persone che si ritrovano a vivere in condizioni di disagio e di esclusione sociale. Un’indagine ha svelato quanti sono i giovani in Italia che non frequentano scuole o corsi e non hanno un lavoro.
I dati dell’emergenza Neet in Italia
Openpolis ha realizzato un’indagine, partendo dalle rilevazioni dell’Istat, per poter creare una mappa dei Neet, quei ragazzi e delle ragazze con età compresa tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Si tratta di una vera e propria emergenza: a livello nazionale l’Italia ha raggiunto la percentuale del 13,3%: siamo quarti in Europa, preceduti da Romania (19,2%), Bulgaria (13,8%) e Grecia (13,6%).
Se nel resto del vecchio continente l’inattività giovanile riguarda soprattutto chi vive nelle zone rurali, in Italia è l’esatto opposto. Questa condizione è maggiore nei grandi centri urbani, con una percentuale del 14,2%. Secondo gli studiosi, il fenomeno è strettamente collegato alla povertà educativa. Meno della metà di chi lascia precocemente gli studi riesce a trovare un lavoro e il tasso di occupazione è pari al 47,2%.
Le differenze dei dati sui Neet in Italia tra Nord e Sud
Per quello che riguarda i dati a livello territoriale, le differenze si fanno notare. Nel rapporto si legge infatti che "per grandi città come quelle metropolitane il dato medio non necessariamente è omogeneo sull’intero territorio comunale". Le medie nei centri urbani possono nascondere differenze profonde tra un quartiere e l’altro.
A Milano la media del 20,4% include quartieri borghesi come Pagano (19,6% con una dispersione scolastica al 4,7%) e periferie come Parco Monluè – Ponte Lambro, dove gli inattivi si attestano al 32,1%. Situazione simile anche a Torino, dove la percentuale globale è del 19,9%, ma comprende il rione Crocetta (13,5%) e la Borgata Montebianco (30,6%), che svelano due realtà differenti.
Così come a Genova, con un totale del 17,7% e due dati distanti al suo interno come quello del 12,2% e il 28,0% di Ca Nuova, o a Venezia, con una media cittadina del 19,7% e la percentuale del 17,9% della municipalità di Venezia-Murano-Burano e quella della zona industriale di Marghera del 23,7%.
Bologna è la metropoli con l’incidenza più bassa (17,3%): i Neet nell’area Scandellara sono al 5,6%, mentre nella zona dell’Ex Mercato Ortofrutticolo al 47,2%. Firenze, invece, ha una media del 17,7%: si va dal 10% di Ponte a Ema, però, al 28,5% di S. Spirito.
Più preoccupante la situazione al Sud. A Roma l’incidenza media è del 20,8%, andando dal 16,4% del Nomentano al 38,7% della Magliana. Napoli ha registrato il 29,7%, viaggiando dal 21,5% del quartiere Chiaia al 37,1% del quartiere San Giovanni a Teduccio. Bari ha chiuso con il 22,1% a livello cittadino, con una percentuale del 17,1% del quartiere Picone e del 32,2% della zona di San Nicola, mentre a Reggio Calabria per un totale del 23,2% si passa dal 19,8% del Centro Storico al 25,6% del quartiere Catona-Salice-Rosalì-Villa San Giuseppe.
E, infine, le isole maggiori. Catania ha un’incidenza totale molto alta (35,4%), con un divario interno accentuato: il 3° Municipio è al 22,0%, mentre il 1° Municipio al 45,8%. A Palermo il tasso totale è del 32,4%, con quartieri come Malaspina-Palagonia che si attestano al 17,3% e la zona di Palazzo Reale – Monte di Pietà al 52,2%. Messina ha un dato totale del 28,1% (andando dal 24,7% della IV Circoscrizione al 32,8% della III Circoscrizione), mentre Cagliari con il 21,8% di media ha registrato il 12,4% nell’area de La Palma contro il 34,5% del quartiere Cep.