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Legge rivoluzionaria: niente università per i bulli. Cosa cambia e dove iStock

Niente università per i bulli: legge rivoluzionaria in Sud Corea

Il governo ha stabilito che, dal 2026, le università nazionali dovranno tenere conto dei precedenti di violenza scolastica nei processi di ammissione

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Il bullismo non è un fenomeno solo in Italia. In tutto il mondo ci sono situazioni, soprattutto nelle scuole dove i coetanei si incontrano maggiormente, in cui gruppi di ragazzi o anche singoli aggrediscono ripetutamente chi viene considerato più debole. Dalla Corea del Sud arriva un’iniziativa governativa molto severa che punta a disincentivare il bullismo.

I bulli rifiutati dalle università

Nel processo di ammissione delle università per l’anno scolastico 2025, quarantacinque studenti sono stati rifiutati da sei atenei della Corea del Sud perché in passato sono stati dei bulli o hanno avuto atteggiamenti violenti a scuola.

La notizia, diffusa da Adnkronos, è stata data dalla deputata Kang Kyung‑sook che ha spiegato come sei delle dieci università nazionali di punta del Paese abbiano respinto i candidati non per motivi di demerito scolastico, ma per quello che si potrebbe definire un “demerito civile”.

Ma l’iniziativa di alcune università è destinata a diventare una legge nazionale in Corea del Sud.

La legge contro i bulli in Corea del Sud

Come riportato dall’agenzia stampa locale Yonhap News, il governo sudcoreano ha stabilito che, dal 2026, tutte le università nazionali dovranno tenere conto dei precedenti di violenza scolastica nei processi di ammissione.

L’obiettivo della nuova norma è quello di “promuovere ambienti di apprendimento più sicuri e rafforzare il senso di responsabilità individuale” indipendentemente dal percorso di ammissione agli atenei.

L’annuncio della legge è stato accolto positivamente da molti sudcoreani che ritengono le università responsabili anche di formare buoni cittadini. Per gran parte della popolazione il merito scolastico non può giustificare le cattive condotte passate e la norma contribuirebbe a scoraggiare atti di bullismo già nei primi anni di scuola.

Per alcuni però le nuove regole rischiano di creare un sistema di ammissione troppo discrezionale, dove sono le università a stabilire cosa comporti un comportamento violento. Inoltre, alcuni temono che infrazioni minori comportino una condanna a vita, mentre casi più gravi potrebbero essere non denunciati per paura di ritorsioni.

Come funziona l’ammissione all’università in Corea del Sud

Il sistema di ammissione alle università della Corea del Sud ha sempre valutato i candidati con il College Scholastic Ability Test (Csat), una prova per dare priorità all’eccellenza accademica.

Con questo test, gli studenti con i punteggi più alti si assicurano un posto negli atenei più prestigiosi del Paese anche quando altri aspetti del loro background sono meno edificanti.

L’eccessiva attenzione data al merito e alla produttività a discapito di altre qualità sarebbe tra le cause dell’aumento delle vittime di bullismo tra gli studenti sudcoreani. Nel 2023 più di 60mila giovani sarebbero stati presi di mira dai bulli, una quota raddoppiata in appena cinque anni.

Questa situazione ha spinto le università a riconsiderare l’importanza dei comportamenti disciplinari. Nel 2025 diversi istituti, come la prestigiosa Kyungpook National University, hanno introdotto un sistema di detrazione dei punti per i candidati con tendenze alla violenza scolastica, con sanzioni che vanno da 10 a 150 punti a seconda della gravità.

Con le nuove regole, coloro che hanno precedenti particolarmente gravi potrebbero essere squalificati del tutto, a prescindere dal rendimento. La stessa università ha spiegato che, nel 2025, ha respinto ventidue candidati a causa dei loro precedenti disciplinari. Tra questi, due avrebbero ottenuto anche ottimi risultati al Csat, senza sapere di essersi preclusi il percorso universitario proprio tra i banchi di scuola.