No ripetizioni e nozionismo: il metodo d'insegnamento per Novara
Secondo il pedagogista Daniele Novara, agli studenti bisogna far vivere esperienze e insegnargli a tirare fuori le proprie risorse
La società cambia e anche la scuola deve adeguarsi a un nuovo metodo di insegnamento. Già da tempo, con Maria Montessori, gli studenti sono stati rimessi al centro con metodi educativi che stimolassero i loro talenti. Oggi sono sempre di più gli esperti che ritengono fondamentale stimolare la curiosità di bambini e giovani in modo che siano loro stessi a voler apprendere, piuttosto che sottoporli a lunghe spiegazioni senza interazione. Di questa opinione è anche il pedagogista Daniele Novara.
Il metodo d’insegnamento secondo Novara
In un post su Facebook, il pedagogista Daniele Novara è tornato a parlare di insegnamenti e di docenti.
“Basta ripetizioni, nozionismo, autoritarismo e imposizioni”, ha scritto lo specialista.
Per Novara “serve un metodo di insegnamento che sappia generare e far vivere agli allievi esperienze dove, come direbbe la Montessori, si impara tirando fuori le proprie risorse. Aiutando a fare da solo”.
“Gli alunni, le alunne o qualunque persona voglia imparare cose nuove – ha spiegato l’esperto – non deve impegnarsi solo ad ascoltare e ripetere, a ‘scimmiottare’ e dare conferme. Deve cercare, anzitutto dentro sé stessa, a livello di laboratorio, cercare per trovare risposte che siano confacenti a sé stessi, alla propria natura”.
Novara ha poi invitato a pensare “ad esempio allo sport: non tutti i bambini amano lo sport oppure lo stesso tipo di sport, se così fosse oggi in Italia dovremmo tutti praticare il tennis”.
Tenendo conto della diversità di ogni singolo studente, “tirare fuori vuol dire riscoprire le risorse che abbiamo già e generarne nuove. Questa è l’educazione, non dare risposte esatte a domande più o meno tendenziose”.
Cosa dovrebbe fare un bravo insegnante
In un precedente post a inizio 2026, Daniele Novara era tornato sul tema illustrando la sua idea di cosa dovrebbe fare un insegnante a scuola.
Secondo il pedagogista non servono spiegoni, ma stimoli che generino domande, “una problematizzazione e quindi un lavoro di ricerca e di apprendimento”.
In pratica i docenti dovrebbero riuscire ad attivare la curiosità degli studenti e farli lavorare in gruppo per cercare le risposte.
Gli spiegoni rischiano invece di trasformare gli studenti in ascoltatori passivi, incapaci di sviluppare un pensiero critico e una reale comprensione dei contenuti. “L’apprendimento non è ripetere contenuti, ma è sviluppare una capacità applicativa“, ha sottolineato Novara.
Come migliorare il clima in classe
Sempre su Facebook, il pedagogista ha raccontato il convegno “Star bene in classe” cogliendo l’occasione per proporre il suo punto di vista.
Secondo Novara “a scuola non si impara mai da soli, si impara nel gruppo“. “La scuola non è soltanto un luogo di voti e programmi, ma è soprattutto una comunità. È lì che i ragazzi possono trovare amicizie autentiche – ha evidenziato l’esperto – crescere insieme, uscire dall’isolamento che purtroppo oggi riguarda un ragazzo su quattro tra preadolescenti e adolescenti”.
Il pedagogista ritiene che “la base dello stare a scuola, per gli alunni, è la motivazione e la motivazione nasce solo da un buon indice sociometrico, ovvero da un clima relazionale positivo”.
Il compito degli insegnanti, per favorire un buon clima in classe, sarebbe quindi quello di far collaborare gli studenti e promuovere l’amicizia e le relazioni solidali tra i compagni.