Non più di 20 alunni per classe, la nuova proposta di legge
Dopo la raccolta di firme arriva in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare per ridurre il numero massimo di alunni per ogni classe
C’è una nuova proposta di legge in Italia che punta a limitare il numero di studenti e di studentesse per ogni classe, proponendo come limite quello di 20 alunni. Nel testo, che ha già riscosso molti pareri positivi tra i cittadini italiani, si leggono anche altre novità che potrebbero riguardare il numero di iscritti minimo previsto per ogni istituto, così come dove reperire le risorse per rendere le classi più piccole.
La proposta per limitare il numero di alunni per classe
Arriva in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare di Alleanza Verdi Sinistra che vuole ridurre il numero di alunni per classe, proponendo un numero minimo e un numero massimo di studenti e studentesse. In pochi mesi sono già state raccolte 60mila firme online: tantissimi i cittadini che hanno espresso il loro interessamento per cambiare i criteri di formazione delle classi e per migliorare la qualità della didattica.
La proposta sarà presentata martedì 3 marzo 2026 alle 14.30 a Montecitorio, con una conferenza stampa. Nella stessa giornata gli organizzatori, con Elisabetta Piccolotti, Nicola Fratoianni, Fiorella Zabatta, Peppino Buondonno, Angela Nava del Coordinamento Genitori Democratici, Beppe Bagni del Cidi Centro Iniziativa Democratica Insegnanti, Manuela Calza segreteria nazionale Flc Cgil, consegneranno le firme.
La deputata Elisabetta Piccolotti ha spiegato che l’interesse popolare è la dimostrazione che è un tema caldo che interessa molti: "Un grande risultato raggiunto grazie all’impegno di docenti, studenti e genitori che scuola per scuola, con banchetti, volantinaggi, passaparola sui social hanno coinvolto tante persone che hanno a cuore la scuola pubblica e il futuro dei nostri ragazzi, che vogliono difendere i piccoli centro dal ridimensionamento scolastico, che vogliono garantire condizioni migliori al lavoro prezioso degli insegnanti del nostro Paese".
Perché le classi dovrebbero essere composte da 20 alunni
La proposta di legge chiede che siano superati i parametri stabiliti nel 2008. I promotori vorrebbero che le classi fossero composte da un numero di alunni compreso tra 14 e 20, scendendo a un massimo di 18 in caso di un alunno con disabilità e a 15 in caso di più di uno studente con disabilità o di gravi certificazioni. Secondo quanto si legge nella relazione illustrativa, infatti, "il sovraffollamento delle classi italiane è uno degli effetti dei provvedimenti di legge del Governo Berlusconi del 2008 di cui ancora oggi la scuola soffre le conseguenze".
Secondo i promotori bisognerebbe "mettere fine al paradosso per il quale si chiede agli insegnanti di attuare una didattica individualizzata, e contemporaneamente si impedisce loro di farlo, imponendo di lavorare in classi sovraffollate in cui sono presenti fino a trenta/trentacinque studenti", come si legge nel documento di presentazione.
L’obiettivo di una riduzione del numero di alunni in classe è quello di combattere la dispersione scolastica e migliorare le competenze apprese, visto che gli Invalsi hanno restituito risultati non incoraggianti (in italiano e matematica il 40% di studenti e studentesse è insufficiente). Inoltre, la riforma andrebbe a migliorare il benessere psicologico e la qualità del lavoro.
La riforma dovrebbe rappresentare "una leva concreta e chiara anche per le famiglie e per chi si occupa di altro nella vita per invertire in modo deciso la tendenza ai tagli", ridando dignità al sistema scolastico italiano.
Altre novità della proposta di legge
Nel testo si parla anche di altri dettagli organizzativi, come ridurre a 400 il numero minimo di iscritti indispensabile per assegnare un dirigente scolastico e un DSGA a tempo indeterminato. Inoltre, tale limite dovrebbe scendere a 200 per le scuole che si trovano su piccole isole o nei comuni di montagna. La riforma prevede anche un aumento del 10% della dotazione organica dei collaboratori scolastici e dei tecnici (ATA) rispetto ai numeri del 2024.
I promotori della proposta di legge hanno anche spiegato dove recuperare le risorse utili a finanziare le proposte promosse: dovrebbero derivare dalle somme che andranno a liberarsi "dall’esclusione delle scuole paritarie dal sistema di contribuzione di cui alla legge 10 marzo 2000, n. 62", ad eccezione della contribuzione per le scuole dell’infanzia e per i servizi che accolgono alunni disabili.