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Novara avverte: "Così la scuola fallisce, facciamoli lavorare” iStock

Novara avverte: "Così la scuola fallisce, facciamoli lavorare”

Il pedagogista Daniele Novara ha ribadito di essere favorevole alla scuola esperienziale dove si lavora molto e la conoscenza si produce

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Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

L’anno scolastico 2026/2027 è ormai al via e per gli studenti è arrivato il momento di tornare in classe, seguire le lezioni e rimettersi sui libri. Il pedagogista Daniele Novara è tornato sul metodo per promuovere la conoscenza, indicando in cosa la scuola potrebbe fallire ed esprimendo il suo parere favorevole a insegnamento esperienziale.

Novara e la scuola esperienziale

In un post su Facebook, Daniele Novara ha ricordato che la scuola "è, innanzitutto, saper vivere; e per saper vivere devi saper stare sia con te stesso che con gli altri". Il pedagogista invita quindi a non focalizzarsi solo sulle nozioni da insegnare.

"Il ragazzo che si isola, evidentemente, non ha vissuto un’esperienza scolastica adeguata – ha spiegato – perché probabilmente è rimasto bloccato dietro il suo banco ad ascoltare lezioni pseudomagistrali".

L’esperto è quindi tornato a parlare del suo cosiddetto metodo maieutico di Daniele Novara, nel quale viene promosso "un superamento totale della lezione frontale in favore di una scuola esperienziale dove si lavora molto, dove la conoscenza non soltanto si acquisisce, ma si produce attraverso laboratori mirati".

Per lo specialista, infatti, "la scuola deve essere innanzitutto un ambiente sociale in cui si impara dai compagni e in cui l’insegnante è un regista che aiuta gli alunni a sviluppare tra di loro processi di ricerca e di problematizzazione".

L’avvertimento di Novara

Daniele Novara avverte che i processi d’insegnamento "non devono mai essere incentrati sulla trasmissione frontale, sul puro esempio o sull’ascolto passivo".

"Questa lagna dell’ascolto va superata: facciamoli lavorare!", ha scritto nel post ponendo una domanda: "perché mai i ragazzi dovrebbero ascoltarci alla sesta ora di venerdì?". Il pedagogista ha invitato a riflettere sul fatto che nessuno riuscirebbe a mantenere alta l’attenzione dopo ore.

"Se invece lavorano anche il corpo si muove – è la soluzione indicata dall’esperto – non dimentichiamo che l’apprendimento è sempre un’azione prima di diventare un pensiero".

"La scuola che rinuncia a costruire una conoscenza agita, pensando che basti stare seduti, è una scuola che fallisce. E infatti abbiamo tassi di insuccesso gravosi", ha concluso Novara nel post.

Come migliorare il clima in classe

In un precedente post di un anno fa, Novara ha indicato come migliorare il clima in classe. Anche in quel caso, lo specialista ha affermato che "la scuola non è soltanto un luogo di voti e programmi, ma è soprattutto una comunità. È lì che i ragazzi possono trovare amicizie autentiche, crescere insieme, uscire dall’isolamento che purtroppo oggi riguarda un ragazzo su quattro tra preadolescenti e adolescenti".

Per star bene a scuola, è fondamentale che il percorso scolastico promuova il gruppo, la collaborazione e la coesione tra studenti e insegnanti.

"Credo molto nelle esperienze che danno forza al gruppo: gite, campeggi, momenti rituali che ricordano a tutti che si fa parte di una comunità. Perché è sempre il gruppo che accoglie ed educa", aveva scritto Novara.

In questo contesto, il ruolo dell’insegnante deve essere "diventare registi dell’apprendimento, capaci di far funzionare le dinamiche di gruppo" e stimolare la "motivazione" degli alunni a imparare e a vivere serenamente l’esperienza scolastica.