Novara cita Sinner e avverte: "Docenti sospendete questa pratica"
Il pedagogista Daniele Novara cita il tennista Jannik Sinner per parlare di voti a scuola e lancia un invito ai docenti: "Sospendete questa pratica"
Ha senso valutare uno studente con la media aritmetica? Secondo il pedagogista Daniele Novara no, non ha senso. Perché la scuola, sostiene, dovrebbe valutare ciò che un alunno ha imparato senza mantenere il peso degli "errori" passati. Per spiegare la sua posizione, Novara sceglie un paragone con il numero uno del tennis, Jannik Sinner. Nel farlo, lancia un invito ai docenti: "Sospendete questa pratica".
Qual è la pratica da sospendere a scuola per Novara (e che c’entra Sinner)
"Ma noi valutiamo Sinner per come era a 12 anni? No, perché nel tempo il tennista ha sviluppato i suoi miglioramenti e nessuno gli dice: guarda che da ragazzo volevi fare lo sciatore e non ci sei riuscito. A scuola è la stessa cosa", ha scritto Daniele Novara in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook.
Il paragone con Sinner serve al pedagogista per mettere in discussione la media aritmetica dei voti, un meccanismo molto utilizzato nella valutazione scolastica. Secondo Novara questo sistema rischia di non restituire il reale percorso di apprendimento di uno studente, perché attribuisce lo stesso peso a risultati ottenuti in momenti diversi.
"Se uno studente ha preso nell’ordine un 3, un 5 e un 7 la media aritmetica sarebbe 5 ma io invito a mettere 6, perché quello che conta di più è l’ultimo voto".
Il punto, per Novara, è che quella sequenza di voti non racconta semplicemente una serie di risultati da sommare e dividere, ma soprattutto un miglioramento. "Non ha senso mettere la media perché quella successione dimostra che l’alunno ha imparato. Tu, docente, gli hai chiesto di imparare e lui lo ha fatto. Perché lo vuoi mortificare?", ha aggiunto.
Da qui il suo messaggio: "Invito tutti gli insegnanti a sospendere questa pratica e a valutare gli alunni dando un peso maggiore all’ultimo voto preso che definisce se il progresso c’è stato o no".
Per Novara, un voto non può essere una sentenza. E dunque "liberiamo la scuola dal vincolo della media matematica, dal giudizio sull’errore che dev’essere considerato, come ci ricorda tutta la grande pedagogia, un momento di costruzione del sapere, della conoscenza, dell’apprendimento".
Cos’è la valutazione evolutiva proposta da Novara
La proposta di Novara è quella di sostituire la media matematica con la valutazione evolutiva, che considera solo i voti dell’ultimo periodo scolastico e non "i deficit precedenti".
L’idea è quella di spostare l’attenzione dalla semplice fotografia della prestazione al processo di apprendimento. In altre parole, Novara sostiene che non conta soltanto sapere quale voto abbia ottenuto uno studente, ma capire cos’è successo tra una valutazione e l’altra: da dove è partito, quali difficoltà ha incontrato, quali competenze ha acquisito e soprattutto quale livello ha raggiunto alla fine del percorso.
Nella logica della media matematica, i voti di un quadrimestre vengono trattati come valori da sommare e dividere per arrivare a una valutazione unica da inserire nello scrutinio. Nella prospettiva evolutiva proposta da Novara, invece, la sequenza di voti è l’espressione diretta del processo di apprendimento di uno studente.
Nell’esempio proposto dal pedagogista (un alunno che prima prende un 3, poi un 5 e infine un 7), il primo voto mostra una difficoltà, il secondo un miglioramento e il terzo un livello di competenza più che sufficiente. E per Novara, è proprio quest’ultimo passaggio che dovrebbe avere un peso maggiore nella valutazione finale.
Come aveva evidenziato anche in un post precedente, utilizzare la media aritmetica a scuola significa "focalizzare gli alunni sugli errori e toglierli la motivazione", anche perché "se prendi un voto basso al momento sbagliato dell’anno scolastico ti sgonfi, ed è inutile poi dire ‘ce la puoi fare'".
Al contrario, la valutazione evolutiva permetterebbe allo studente "di motivarsi, di stare sul pezzo, di sentire la forza e il gusto dell’imparare, e non di dover fare i conti con un voto sbagliato che magari ha preso in un momento anche sbagliato della sua storia scolastica".