Salta al contenuto
Novara e la famiglia nel bosco: “I figli non sono una proprietà" ANSA

Novara e la famiglia nel bosco: “I figli non sono una proprietà"

Il pedagogista Daniele Novara è intervenuto sulla vicenda della famiglia nel bosco sottolineando che la cosa più importante è tutelare i bambini

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

La vicenda della famiglia nel bosco divide l’opinione pubblica. Al centro del dibattito ci sono, in particolare, le condizioni igieniche e l’istruzione dei bambini tramite l’home schooling, pratica consentita per legge in Italia, a patto che si superino gli esami in una scuola per verificare una corretta formazione dei propri figli. Sul caso è intervenuto anche il pedagogista Daniele Novara.

Daniele Novara sulla famiglia nel bosco

Secondo Daniele Novara, “la vicenda dei bambini ritrovati nel bosco e successivamente allontanati dalla loro famiglia con un provvedimento della magistratura, che ha disposto il loro inserimento, insieme alla madre, in una casa famiglia, merita alcune riflessioni, soprattutto di natura pedagogica, che è il campo del mio lavoro”.

La prima riflessione dello specialista riguarda un principio fondamentale: “i figli non appartengono ai genitori. Considerarli una proprietà è visione arcaica, possessiva e priva di validità antropologica, etica e civile”.

Il pedagogista sottolinea quindi come i genitori non possano crescere i propri figli senza dei limiti e delle tutele per i bambini.

Il ruolo delle istituzioni secondo Novara

La seconda riflessione di Daniele Novara riguarda proprio il ruolo delle istituzioni.

Per il pedagogista queste “rappresentano il presidio più importante a tutela dei diritti delle bambine e dei bambini. Nessuna famiglia può pensare di agire al di fuori del quadro di regole stabilito dallo Stato per proteggere i cittadini più piccoli e fragili”.

Questo limite è necessario e “fondato su un principio di civiltà per il quale il benessere dei minori viene prima di qualsiasi volontà arbitraria degli adulti”.

Proprio il ruolo delle istituzioni porta a una terza riflessione ovvero che “la presenza istituzionale a difesa dei diritti dei bambini, negli ultimi anni, è in declino. Bambine e bambini sono raramente al centro del pensiero collettivo, se non nei casi più estremi”.

Secondo l’esperto, “con troppa leggerezza, ci stiamo dimenticando del loro diritto al gioco, al pensiero magico, al contatto con la natura, alla mobilità spontanea nelle città, alla socialità fra pari, all’istruzione”.

Il generale si starebbe “trascurando un’educazione che li aiuti a vivere nel mondo reale, fatto di incontri e condivisione, e non soltanto dietro uno schermo”.

“In questo scenario, ogni segnale di attenzione istituzionale rivolto alla tutela dei bambini, a prescindere dalle verifiche che dovranno essere fatte nel merito – ha continuato Novara – rappresenta un momento importante. È un’inversione di tendenza rispetto alla sostanziale indifferenza che grava da anni sulla vita dei più piccoli”.

“Per questo ritengo fondamentale che si torni a discutere, seriamente, del confine legittimo nelle relazioni tra genitori e figli e della natura benevola o potenzialmente lesiva di tali relazioni. È un’occasione preziosa, da non sprecare”, ha concluso Novara.

Cosa dice il Mim sulla famiglia nel bosco

Intanto, riguardo all’obbligo scolastico per i bambini della famiglia che vive nel bosco in Abruzzo, secondo il Ministero dell’Istruzione e del Merito, la legge è stata rispettata anche studiando a casa senza andare nella scuola pubblica.

In una nota si legge che “al Ministero risulta regolarmente espletato l’obbligo scolastico attraverso l’educazione domiciliare legittimata dalla Costituzione e dalle leggi vigenti e tramite l’appoggio a una scuola autorizzata. La conferma è arrivata dal dirigente dell’istituto scolastico di riferimento per il tramite dell’ufficio scolastico regionale”.