Novara ha svelato qual è l'"antidoto" alla violenza giovanile
Daniele Novara svela l'"antidoto" alla violenza giovanile: la soluzione del pedagogista parte dalla prevenzione e mette in guardia dai cellulari
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La violenza giovanile è al centro del dibattito pubblico, anche alla luce dei numerosi casi di cronaca che vedono protagonisti ragazzi poco più che adolescenti. Ma come si affronta questa piaga sociale? Per il pedagogista Daniele Novara la risposta non passa da misure repressive o dall’inasprimento delle pene. L'"antidoto", sostiene, sta nella prevenzione, soprattutto nell’educazione alla gestione dei conflitti e delle frustrazioni a partire dai banchi di scuola.
La soluzione del pedagogista Novara alla violenza giovanile
"Dobbiamo chiederci cosa ci interessa: continuare ad assecondare, come sta facendo una certa politica, la pancia emotiva più estrema e rancorosa dell’opinione pubblica o mettere in sicurezza le nostre relazioni sociali, a partire da quelle dei più piccoli e dei giovani?". Lo ha scritto, in un post pubblicato su Facebook, il pedagogista Daniele Novara.
Nel suo intervento, parlando di violenza giovanile, l’esperto ha messo in discussione un approccio basato principalmente su politiche repressive, che "non sembrano proprio funzionare", come evidenziato, a suo avviso, dagli "episodi che segnalano le difficoltà dei ragazzi a gestire situazioni di frustrazione" che "continuano a riempire la cronaca". Non ultimo, il caso dello studente 13enne che ha accoltellato una sua professoressa in una scuola media di Roma, che si aggiunge ad altre vicende simili.
Secondo Novara "ci vuole ben altro che minacciare carceri minorili, bocciature e quant’altro". Serve "attivare un progetto di alfabetizzazione alla buona gestione dei conflitti, ossia la gestione delle frustrazioni e delle contrarietà relazionali". È questo, dice, "l’antidoto alla violenza".
L’idea del pedagogista è quindi quella di intervenire sul piano educativo prima che le difficoltà nella gestione dei conflitti possano trasformarsi in comportamenti aggressivi. Imparare a confrontarsi con gli altri, accettare un limite o un rifiuto e affrontare una situazione contraria alle proprie aspettative sono, secondo questa visione, competenze che devono essere costruite e allenate nel tempo.
In questo senso, la scuola rappresenta una "grande opportunità per favorire processi di apprendimento" anche sul piano delle relazioni. Perché, ha aggiunto Novara, "a stare con gli altri si impara, anche a rispettare l’autorità degli insegnanti".
Perché per Novara i cellulari sono un problema per la crescita
Accanto alla scuola, Novara richiama anche il ruolo delle famiglie e la necessità di investire sulle competenze educative dei genitori, che "oggi sembrano venire meno".
Per esempio, ha spiegato l’esperto, "dobbiamo parlare della presenza sempre più precoce dei cellulari nelle mani dei bambini e dei ragazzi". Il "problema", ha precisato, non riguarda solo il tempo che i giovani trascorrono davanti agli schermi. Il "rischio" maggiore è che "venga meno proprio quella palestra quotidiana delle relazioni in cui si impara a stare con gli altri", perché con il confronto si impara "ad accettare una contrarietà, a gestire un no, a sostenere una frustrazione".
Nella vita quotidiana, infatti, il confronto con gli altri porta inevitabilmente a fare i conti con opinioni diverse, regole, richieste e rifiuti. Sono proprio queste esperienze, spiega Novara, a contribuire alla crescita delle competenze relazionali.
Stando dietro a uno schermo, dunque, viene meno "un pezzo importante dell’apprendimento relazionale". Inoltre, "le difficoltà che già esistono possono essere amplificate a dismisura", perché "la relazione reale, con le sue difficoltà e le sue contrarietà, non può essere sostituita dalla relazione mediata dal cellulare", ha concluso Daniele Novara.