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Perché per Novara a scuola serve una "pedagogia delle relazioni"

Daniele Novara ha riflettuto su quanto nelle scuole italiane manchi oggi la pedagogia delle relazioni: servirebbe per creare un buon clima in classe

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Sono molte le materie che, secondo diversi esperti, dovrebbero essere introdotte a scuola, per supportare bambini e ragazzi e aiutarli a crescere serenamente. Anche il pedagogista Daniele Novara ha lanciato la sua proposta: secondo lui nelle nostre scuole bisognerebbe introdurre la "pedagogia delle relazioni". Si tratta di una "disciplina" che potrebbe aiutare i più giovani a relazionarsi meglio tra di loro, per creare un clima migliore in classe e supportare studenti e studentesse nella loro crescita.

Qual è il ruolo della scuola secondo Daniele Novara

Il fondatore della prima scuola senza voti a Piacenza in un post pubblicato sui social ha spiegato quale dovrebbe essere il ruolo dell’istituzione scolastica. Non limitarsi a trasmettere nozioni e contenuti, ma anche creare i presupposti per vivere bene l’ambiente "classe".

"Siamo abituati a pensare che la scuola debba trasmettere contenuti, nozioni, competenze", ha spiegato Daniele Novara, aggiungendo che "spesso dimentichiamo che nessun apprendimento è davvero efficace se non c’è benessere".

Secondo il pedagogista, "quando una classe funziona, quando le relazioni tra compagni e compagne sono positive, l’appartenenza scolastica diventa una spinta naturale all’impegno". Questa è la strada che si dovrebbe intraprendere per permettere ai bambini e ai ragazzi di iniziare "a ‘volerci stare’ a scuola, e non solo ‘doverci stare’". Ed è qui che entra in gioco la pedagogia delle relazioni.

Cos’è la pedagogia delle relazioni per Novara

Daniele Novara nel suo intervento ha spiegato di essere convinto che a scuola "serva una pedagogia delle relazioni". Per l’esperto, è "una didattica che metta al centro l’incontro e le relazioni". Perché "a scuola si lavora", ma non da soli: a scuola "si lavora assieme".

Già in passato Daniele Novara, in un altro post pubblicato su Facebook, ha affrontato il tema del lavorare insieme: "A scuola non si impara mai da soli, si impara nel gruppo", aveva affermato, aggiungendo poi: "La scuola non è soltanto un luogo di voti e programmi, ma è soprattutto una comunità. È lì che i ragazzi possono trovare amicizie autentiche, crescere insieme, uscire dall’isolamento che purtroppo oggi riguarda un ragazzo su quattro tra preadolescenti e adolescenti". Per il pedagogista, "la base dello stare a scuola" per ragazzi e ragazze è "la motivazione e la motivazione nasce solo da un buon indice sociometrico, ovvero da un clima relazionale positivo".

Solo favorendo un buon clima in classe, facendo collaborare gli studenti e promuovendo amicizia e relazioni solidali tra compagni e compagne, si può migliorare l’esperienza scolastica.

Come si crea secondo il pedagogista un buon clima in classe

Purtroppo un buon "clima di classe non si crea da solo", ha riflettuto l’esperto in pedagogia piacentino, che aveva già dato in passato dei consigli per aiutare i propri figli ad affrontare meglio la scuola. Garantire il benessere di tutti gli studenti e le studentesse in aula, infatti, "richiede un insegnante capace di costruire coesione, di vedere i suoi alunni come una comunità viva fatta di corpi, sguardi, emozioni".

Solo grazie a "questa dimensione socio-affettiva" è possibile secondo Daniele Novara "rendere possibile il miglior apprendimento". Anche perché senza questa dimensione relazionale "ogni lezione rischia di cadere nel vuoto": per questo motivo è così fondamentale.