Nuovi programmi a scuola, protesta dei linguisti contro Valditara
Non si placano le polemiche sui nuovi programmi per la scuola promossi dal ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara: la protesta dei linguisti
Le nuove Indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo d’istruzione, fortemente volute dal ministro Giuseppe Valditara, hanno ricevuto il via libera del Consiglio di Stato e debutteranno dal prossimo anno scolastico. Restano però oggetto di polemica, tra cui quella dei linguisti. Al centro della protesta ci sono i tempi e i modi con cui il ministero dell’Istruzione ha gestito le consultazioni, oltre al contenuto delle linee guida per i nuovi programmi scolastici.
- Linguisti in protesta contro le nuove Indicazioni nazionali di Valditara
- Cosa non funziona nei nuovi programmi a scuola (per i linguisti)
- Cos'hanno detto i linguisti sul ritorno del latino alle medie
Linguisti in protesta contro le nuove Indicazioni nazionali di Valditara
Il 20 novembre, al Senato, si sono riunite una ventina di associazioni di filologi, linguisti e letterati italiani per dare vita agli ‘Stati generali per l’educazione linguistica e letteraria’, con l’obiettivo di elaborare un manifesto di idee per la scuola. Questo gruppo, che raccoglie quasi un migliaio di docenti ed esperti, lavora dal 2023 per proporre nuove soluzioni per migliorare la qualità della didattica. Nell’ultimo anno di attività, gli esperti si sono dedicati allo studio delle nuove Indicazioni nazionali proposte dal ministro Valditara, e hanno mosso varie critiche al documento.
“Ci chiediamo se fosse davvero necessario rimettere mano alle indicazioni“, ha spiegato al Corriere della Sera Francesca Gallina, professoressa di Didattica delle lingue moderne all’Università di Pisa. Secondo i linguisti, il testo precedente, risalente al 2012, “poteva essere limato”, visti i cambiamenti che sta vivendo il mondo dell’istruzione, in primo luogo con l’avvento dell’intelligenza artificiale. “Ma da qui a riscriverlo completamente cambiando l’impianto, il passo è lungo”, ha evidenziato Gallina.
La protesta degli esperti non nasce solo dal contenuto delle nuove Indicazioni, ma anche dal metodo con cui sono state riscritte. I linguisti lamentano di essere stati coinvolti in maniera superficiale dal ministero dell’Istruzione. “Tempo per l’audizione riservato ad ogni associazione: tre minuti”, ha evidenziato la docente, specificando che così la consultazione “non poteva essere un confronto”.
Gallina ha raccontato che le associazioni hanno deciso di non andare alla seconda audizione “perché ci sembrava un ascolto finto”. E ha precisato: “Le osservazioni di chi è comunque andato non sono state poi recepite“.
Cosa non funziona nei nuovi programmi a scuola (per i linguisti)
Le critiche dei linguisti si concentrano soprattutto sulla parte delle nuove Indicazioni nazionali che riguarda l’insegnamento della lingua e della letteratura italiana. Secondo gli studiosi, il documento separa queste due discipline, che però in classe sono strettamente interconnesse. Inoltre, ha aggiunto Gallina, “il testo della riforma è lungo, a tratti poco coerente, e diventa poco utile per il docente che deve trasformarlo in attività operative“.
Anche “l’impostazione è discutibile“, ha ripreso la professoressa. A suo avviso non si tratta di vere “indicazioni”, ma di “prescrizioni”, un elenco di contenuti da trattare che ricorda i vecchi programmi ministeriali.
Per quanto riguarda i contenuti, secondo i linguisti “in molti punti ignorano le evidenze scientifiche degli ultimi trent’anni della linguistica, della filologia, della letteratura e dell’educazione”. Per esempio, “nelle indicazioni si dice che l’errore va corretto”, ma “non sempre è utile un’azione repressiva”, ha puntualizzato Gallina.
Lo stesso vale per la grammatica, che per gli esperti viene presentata come un sistema di “regole rigide”, quando in realtà esistono aree in cui “non ci sono certezze così intangibili”. Persino il congiuntivo, ha ricordato Gallina, è soggetto a cambiamenti: “Se cambiano gli usi, anche la norma cambia”.
Cos’hanno detto i linguisti sul ritorno del latino alle medie
Uno dei punti più discussi delle nuove Indicazioni nazionali è il ritorno del latino alle medie in forma opzionale. Per i linguisti, il fatto che la materia sia facoltativa rischia di creare una divisione tra gli studenti. “Deve essere obbligatorio altrimenti crea sezioni elitarie e sezioni popolari, quelle del latino e quelle senza”, ha osservato Francesca Gallina.
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