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Nuovi programmi scolastici dal 2026, cosa cambia: le novità

Dal 2026 arrivano i nuovi programmi scolastici che portano con sé molte novità: cosa cambia per la scuola dell'infanzia e il primo ciclo d'istruzione

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Da settembre 2026 entreranno in vigore le nuove Indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo d’istruzione (primaria e medie), che tracciano le linee guida per i futuri programmi scolastici. Ma cosa cambia davvero dal prossimo anno scolastico? In questo articolo passeremo in rassegna le principali novità.

Cosa cambia dal 2026 con i nuovi programmi scolastici

A partire dall’anno scolastico 2026-2027, entreranno in vigore le nuove Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, che sostituiscono quelle attualmente in vigore del 2012. Con il via libera del Consiglio di Stato, infatti, si è concluso l’iter di validazione del documento, che adesso può diventare ufficiale.

Uno dei cambiamenti più importanti riguarda la riorganizzazione delle discipline: il latino torna come opzione dalla seconda media, la musica viene introdotta fin dalla scuola dell’infanzia, mentre le materie Stem assumono un ruolo rafforzato con un’attenzione costante all’informatica e al pensiero critico.

Infine, cambia l’approccio a materie come storia e geografia, mentre nella lingua italiana viene data nuova centralità alla memorizzazione delle poesie, alla scrittura a meno e alla grammatica.

Latino dalla seconda media

Una delle novità più discusse dei nuovi programmi scolastici è il ritorno del latino a partire dalla seconda media, come materia opzionale ma curricolare. Secondo le nuove Indicazioni nazionali, lo studio del latino non è solo una questione di eredità storica o culturale, ma diventa uno strumento per rafforzare la logica, il ragionamento e la conoscenza grammaticale della lingua italiana.

Il latino, dunque, viene presentato come una disciplina che aiuta a sviluppare una migliore consapevolezza linguistica, favorendo la comprensione delle radici europee comuni e la relazione tra cultura italiana e quella latina.

Le novità per l’italiano

Anche l’insegnamento dell’italiano subisce un restyling nei nuovi programmi. Secondo le Indicazioni, alla scuola primaria gli studenti dovranno tornare a memorizzare poesie e filastrocche, come strumento per arricchire il linguaggio e rafforzare l’attenzione.

Inoltre, si punta a valorizzare la scrittura a mano e la grammatica. L’idea di fondo è che la calligrafia non è solo una tecnica, ma un modo per “strutturare il pensiero con logica”.

Le nuove indicazioni attribuiscono un ruolo chiave anche all’esercizio del riassunto, che “insegna a essere chiari, logici nella individuazione delle parti essenziali di un testo, brevi nella comunicazione”.

Infine, per dare maggiore centralità alla letteratura, le Indicazioni parlano di lettura integrale di classici e di “testi di buona qualità” per alimentare la cultura letteraria fin da giovani.

Educazione musicale anche alla scuola dell’infanzia

L’educazione musicale di base sarà introdotta fin dalla scuola dell’infanzia. Il documento del ministero prevede che i più piccoli, già nei primi anni, sperimentino la pratica vocale, corale e strumentale, assieme all’ascolto attivo e all’interazione con musicisti.

L’esperienza musicale non sarà solo tecnica: ci saranno “passeggiate sonore” e attività laboratoriali con l’obiettivo di stimolare la creatività.

L’obiettivo è fare della musica non solo un’abilità da apprendere, ma uno strumento educativo dentro cui i bambini possano sviluppare sensibilità e consapevolezza di sé, degli altri e dell’ambiente che li circonda.

Cosa si studierà a storia e geografia

Con le nuove Indicazioni nazionali, si darà più spazio alla storia d’Italia, d’Europa, e “fin dove appare possibile” a quella mondiale, con l’obiettivo di valorizzare l’identità storica e culturale occidentale.

In parallelo, la geografia assume un’importanza rinnovata: il curricolo prevede un rilancio della geografia fisica e politica, e introduce il concetto di “pensiero spaziale”, cioè la capacità degli studenti di comprendere relazioni territoriali e ambientali su scala locale e globale.

Per insegnare la geografia in modo più moderno, nelle nuove Indicazioni si suggerisce l’uso di strumenti digitali, come immagini satellitari, globi, mappe interattive e sistemi informativi geografici (GIS), oltre a fonti artistiche o letterarie per esplorare il territorio.

Più importanza alle materie Stem nelle nuove indicazioni nazionali

Grande attenzione sarà riservata alle materie Stem (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica). Fin dalla scuola primaria, sarà introdotto lo studio dell’informatica, non solo come disciplina tecnica, ma anche come strumento per sviluppare competenze critiche, consapevolezza digitale e comprensione della tecnologia nel mondo moderno.

Le Indicazioni parlano di un “approccio laboratoriale“: le attività Stem dovranno favorire l’osservazione, l’astrazione, la formulazione di ipotesi, la sperimentazione pratica e il ragionamento.

Inoltre, è prevista una stretta interconnessione tra discipline Stem ed educazione civica/sostenibilità: gli studenti dovranno comprendere come la scienza e la tecnologia siano legate a scelte etiche e ambientali.

Infine, viene rivalutata anche la prospettiva storica delle discipline scientifiche: “La prospettiva storica sulle scoperte in ambito matematico, scientifico e tecnologico consente di mettere in luce come il sapere si sia evoluto attraverso corsi e ricorsi, sottolineando così il ruolo del pensiero critico e dell’errore come elementi centrali del progresso”, si legge sul testo delle Indicazioni.

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