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Nuovi programmi scolastici, prof Maggi: "Dubbi e inesattezze"

Andrea Maggi, prof de 'Il Collegio', ha segnalato "dubbi e incertezze" sui nuovi programmi scolastici promossi dal ministro Giuseppe Valditara

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Continuano a far discutere le nuove Indicazioni nazionali per il curricolo – Scuola dell’infanzia e Scuole del Primo ciclo di istruzione (ex programmi scolastici). Andrea Maggi, prof e giornalista noto al grande pubblico per la sua partecipazione a Il Collegio, ha espresso alcuni dubbi sul documento promosso dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara parlando anche di "inesattezze".

Perché Maggi critica le nuove indicazioni nazionali di Valditara

Dal prossimo anno scolastico entreranno in vigore le nuove Indicazioni nazionali per il curricolo, un documento che intende ridefinire il percorso formativo dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado. I nuovi programmi scolastici, che hanno acceso il dibattito fin dalla loro prima stesura, continuano a far discutere anche ora che sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale e diventeranno operativi a settembre.

Tra le voci critiche c’è quella di Andrea Maggi, il celebre prof del docu-reality Rai Il Collegio, che sulle pagine de Il Gazzettino ha descritto i nuovi programmi scolastici come "una serie di indicazioni volte a impartire un nuovo corso dell’istruzione italiana".

Maggi ha evidenziato che il documento promosso dal ministro Giuseppe Valditara entra "anche nel merito degli argomenti che, grado per grado, i docenti dovranno affrontare a lezione". Nell’esaminarli, ha proseguito, "mi sono imbattuto in alcuni punti per i quali avrei necessità di ricevere qualche supplemento chiarificatore". A suo avviso, qualche formulazione "potrebbe essere tacciata di qualche arbitrarietà, quando non addirittura di essere inesatta storicamente e storiograficamente".

I punti su cui si è focalizzata l’attenzione di Maggi sono due: l’uso della parola "tragedia" e un'"inesattezza" su Alessandro Magno.

Cos’ha detto prof Maggi sulla parola "tragedia" nei nuovi programmi

"Riguardo a una presunta arbitrarietà da scongiurare, tra le conoscenze da affrontare in terza media vi è la ‘tragedia delle foibe‘", ha scritto Maggi. Il docente ha precisato che, "posto definitivamente e inequivocabilmente che quella delle foibe fu tale", nei nuovi programmi il termine "tragedia" è utilizzata solo per questo preciso avvenimento storico. "Nemmeno la Shoah viene definita tale, dato che viene rubricata con la locuzione: ‘lo sterminio degli ebrei'", ha osservato.

Prof Maggi ha sottolineato che "la parola ‘tragedia’ implica una partecipazione emotiva che poco ha a che fare con l’analisi storica delle vicende. Tuttavia – ha aggiunto -, da un punto di vista umano, l’argomento è effettivamente una pagina nera della storia dell’umanità". Ma, ha proseguito, "non mi capacito del perché non si connotino anche altri eventi storici, come la stessa Shoah o come altri massacri, come ‘tragedie’, quali effettivamente furono".

Maggi e l'"inesattezza" su Alessandro Magno nei nuovi programmi scolastici

Il secondo punto sollevato da Maggi riguarda una presunta inesattezza storica contenuta nelle indicazioni per il quarto anno della scuola primaria, dove si legge: "L’unificazione del mondo mediterraneo sotto Alessandro Magno".

Maggi ha commentato: "Ora, avendo studiato all’università la figura storica di Alessandro Magno con un professore membro dell’Accademia dei Lincei, quando ho letto questa cosa ho fatto un salto sulla sedia. Infatti, Alessandro Magno non unificò mai il Mediterraneo".

Dopo una breve parentesi storica sulla figura del re di Macedonia vissuto nel IV secolo avanti Cristo, Andrea Maggi ha concluso: "Alessandro il Grande non unificò mai il ‘mondo mediterraneo’. Piuttosto, aveva avviato una politica di fusione tra le culture greca e orientale che fu fortemente osteggiata da molti dei suoi generali, più conservatori di lui".