OpenAi lancia ChatGpt per ricercatori universitari: come funziona
OpenAI ha annunciato il lancio di un programma che consentirà a 100.000 scienziati, matematici e ingegneri di accedere gratuitamente a ChatGPT
L’intelligenza artificiale è ormai parte integrante dell’università, usata da studenti, ricercatori e professori per svariati motivi. Questa tecnologia può essere d’aiuto negli studi e nelle analisi, purché venga usata con accortezza e in modo saggio. Per supportare l’attività degli studiosi, OpenAI ha lanciato ChatGpt for Academic Researchers.
ChatGpt per i ricercatori
OpenAI ha annunciato il lancio di ChatGPT per i ricercatori accademici, un nuovo programma che consentirà a 100.000 scienziati, matematici e ingegneri di accedere gratuitamente alla più avanzata intelligenza artificiale della società.
Il programma è volto ad aiutare i ricercatori nell’affrontare problemi complessi, accelerare le scoperte e migliorare la produttività, dall’analisi dei dati e verifica delle ipotesi alla revisione della letteratura scientifica e alla preparazione delle domande di finanziamento.
Come riporta Il Sole 24 Ore, per OpenAI, infatti, sarebbe già noto quanto l’intelligenza artificiale stia contribuendo a far progredire la ricerca scientifica. Per esempio, i ricercatori del Boston Children’s Hospital utilizzano i modelli di ragionamento di OpenAI per supportare la diagnosi delle malattie genetiche che colpiscono i bambini.
Cosa potranno fare i ricercatori
I partecipanti al programma di OpenAI avranno accesso ai modelli di ultima generazione, tra cui la famiglia GPT-5.6 nelle versioni Terra, Luna e Sol Pro, sviluppati per offrire funzionalità specifiche nel ragionamento matematico e nell’analisi di dati biologici complessi.
Gli strumenti integrati mettono a disposizione oltre settantacinque competenze nel settore delle scienze della vita, spaziando dalla genomica alla modellazione proteica e alla scoperta di farmaci, oltre a connettori verso database clinici, letteratura scientifica e notebook computazionali consultabili tramite le linee guida per i requisiti di idoneità e l’invio delle relative candidature.
Come sottolinea Adnkronos, le funzionalità includono ambienti di lavoro con protezioni di sicurezza di livello aziendale, all’interno dei quali i dati inseriti dai ricercatori non vengono utilizzati di default per l’addestramento dei modelli, consentendo di coordinare progetti che vanno dalla stesura di richieste di finanziamento all’analisi software avanzata con l’ausilio di competenze di scienze della vita e moduli dedicati.
Quando inizia il progetto
La fase iniziale coinvolgerà diecimila studiosi già durante i mesi estivi in enti quali l’Institute for Advanced Study e l’École normale supérieure, per poi estendersi gradualmente ad altri atenei. L’obiettivo è quello di raggiungere 100.000 ricercatori entro il 2027.
Per l’applicazione accademica sono previsti limiti di utilizzo, finestre di contesto più ampie e un maggiore accesso alla funzione di ricerca approfondita. Ogni ricercatore approvato potrà invitare fino a quattro collaboratori che appartengono alla stessa istituzione. Per impostazione predefinita i dati inseriti non saranno utilizzati per addestrare i modelli di OpenAI.
Il programma comprende formazione, assistenza tecnica e occasioni di confronto tra ricercatori. Per le università che utilizzano già ChatGPT Edu, gli account gratuiti verranno gestiti all’interno dell’ambiente dell’istituzione. Attualmente, le istituzioni in Italia idonee a prendere parte al progetto sono: Università Bocconi, Università di Bari Aldo Moro, Università di Torino e CRUI/Fondazione CRUI.
L’operazione si inserisce in un impegno finanziario globale superiore ai duecentocinquanta milioni di dollari destinati a sostenere la scoperta scientifica esterna, includendo anche la collaborazione con il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti nell’ambito della Genesis Mission.
Come si legge sul sito di OpenAI: "Crediamo che l’IA debba aiutare ogni ricercatore a fare nuove scoperte. Per questo collaboriamo con la comunità scientifica per capire come i nostri modelli possano contribuire alla soluzione di problemi scientifici rilevanti".