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Lo psichiatra Paolo Crepet Ipa

Paolo Crepet contro i genitori amici dei figli: "Mostruoso"

Lo psichiatra Crepet ad un podcast ha spiegato perché secondo lui è mostruoso il fatto che i genitori vogliano essere sempre più amici dei loro figli

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Secondo lo psichiatra Paolo Crepet i genitori non dovrebbero mai essere amici dei loro figli: questo è un comportamento che lui ha definito "mostruoso" e sul quale spesso è intervenuto per riflettere su questo tipico atteggiamento delle famiglie di oggi. Lo ha ribadito facendo un esempio che riguarda la sua vita personale e la sua adolescenza.

Crepet sui genitori amici dei figli

Paolo Crepet è stato ospite del nono episodio de Il Fienile di Luca Zaia. L’ex Governatore della Regione Veneto durante l’intervista ha voluto affrontare il tema della genitorialità, sul quale lo psichiatra spesso interviene: "Tu sei seguito da molti genitori. Mi è rimasta impressa una frase in un tuo libro che ho letto, dove tu dici che il genitore non deve essere l’amico del figlio. Come la spiegheresti?".

L’esperto ha portato come esempio il suo vissuto personale: "A mia mamma piaceva Mina, a me piacevano i Beatles. Ma non siamo mai andati d’accordo: sarebbe stato mostruoso. Mio padre (amava) Mozart, mia mamma Mina e io…". Crepet ha poi aggiunto: "Mia mamma è morta abbastanza giovane e non abbiamo fatto in tempo a chiarirci su certe cose".

Ai genitori ha poi lanciato un affondo: "Questa idea di essere utili ai figli perché gli giriamo lo zucchero dentro il caffelatte, piuttosto che, non so… Io devo dire la verità non capisco, non capisco delle cose semplici: perché uno li accompagna a scuola, ci siamo andati sempre a scuola. Adesso non è che viviamo sotto le bombe, per grazia di Dio (speriamo di campare ancora così). Lascia che un ragazzo possa mettersi d’accordo con quattro amici", ha spiegato, per poi aggiungere: "Soffiano anche il nasino ai bambini, è una roba tremenda"

Crepet e i figli tenuti sotto una campana di vetro

Luca Zaia ha voluto approfondire meglio come sia cambiato il modello educativo, parlando di un’esperienza che lui stesso ha avuto: "A me è capitato in passato di avere un colloquio di lavoro richiesto da un ragazzo e si è presentato il genitore non il ragazzo. Allora, per carità, questa è un’estremizzazione, però ho l’idea che ci sia una campana di vetro sempre per proteggere i giovani: io penso che le sfide della vita siano formative".

"Io credo che noi quando ci rivolgiamo ai ragazzi e alle ragazze dobbiamo fare qualche domanda", ha risposto Paolo Crepet, che ha chiesto anche scusa ai giovani. "Per esempio cosa fai, cosa hai fatto oggi, quante decisioni hai preso oggi. Non so: hai cambiato amici, hai deciso all’ultimo momento di non andare al cinema". Lo psichiatra ha poi citato Keith Richards per spiegarsi meglio: "Lui diceva: ‘Un gruppo esiste in ciò che fa". Dipende da ciò che fa e, allora, io voglio avere l’arbitrio di dire a te cosa hai fatto e tu me lo dici"

Luca Zaia ha aggiunto che lui ai giovani dice sempre quanto "sia fondamentale capire che la vita ti dona delle opportunità". E ritornando a Keith Richards, in un suo libro il politico ha raccontato che il musicista ha conosciuto Mick Jagger alle elementari: "Cioè una roba straordinaria. Non bisogna mai distrarsi, la vita ti dà un sacco di segnali, di opportunità".

Paolo Crepet ha poi riflettuto sul fatto che non vogliamo più soffrire, perché "siamo diventati ossessionati dall’anestesia. Noi non vogliamo patire per niente, uno si prende la bicicletta con la pedalata assistita. Ma perché te la compri? Perché devi trovare sempre la versione comoda di un’esistenza che non può essere comoda?". È il fenomeno del "quiet living", una filosofia abbracciata da molte persone, anche molto giovani: "A me sembra un’offesa alla vita. La vita non è quiet, ci sarà tempo quando sarai orizzontale"

Il racconto di Crepet e Oliviero Toscani all’Università di Siena

Nel corso dell’intervista al podcast, Paolo Crepet ha raccontato di aver collaborato spesso con il fotografo Oliviero Toscani, venuto a mancare nel 2025. C’era una parola che entrambi amavano molto: dignità. Lo psichiatra ha raccontato proprio un aneddoto che li riguarda da vicino.

"Pensa che io avevo un contratto con l’Università di Siena e ho invitato Oliviero (…). Il rettore ha dovuto cambiare più volte l’aula, che doveva essere sempre più grande perché Oliviero era Oliviero", ha raccontato. Il giorno prima mi chiama il rettore e mi dice: ‘Bene, allora domani presento Oliviero Toscani’. Io gli dico: ‘Guarda, credo di no’. Gli ho detto: ‘C’è una poltrona in prima fila’. Mi è arrivata una lettera di licenziamento. Quante risate con Oliviero: ‘Ti ho fatto licenziare'". E lui gli ha risposto: "Sì e sono felice, perché ci sono delle sconfitte che sono prodigiose nella vita, così come ci sono dei successi che possono essere molto pericolosi".