Paolo Crepet e i giovani, le frasi più forti su scuola e genitori
Cosa pensa Paolo Crepet su giovani, scuola e genitori: in questo articolo raccogliamo le posizioni e le frasi più provocatorie del noto psichiatra
Psichiatra e sociologo, Paolo Crepet è una delle voci più ascoltate in Italia quando si parla di giovani. Le sue riflessioni attraversano temi fondamentali che riguardano la società contemporanea: dalla violenza giovanile al ruolo educativo di scuola e famiglia, dalla trasformazione della genitorialità all’impatto della tecnologia sulla crescita delle nuove generazioni. Argomenti che, a suo avviso, si intrecciano in un rapporto di causa-effetto. In questo articolo riportiamo le posizioni di Paolo Crepet su giovani, scuola e genitori per offrire una panoramica del suo pensiero.
- Cosa pensa Paolo Crepet dei giovani d'oggi
- La frasi di Paolo Crepet sulla scuola
- Paolo Crepet e gli "errori" dei genitori
Cosa pensa Paolo Crepet dei giovani d’oggi
I giovani d’oggi, secondo Crepet, pagano lo scotto di un contesto educativo sempre più fragile in cui gli adulti, dalla famiglia alla scuola, faticano a esercitare un ruolo autorevole e a trasmettere il valore della responsabilità, dell’impegno e delle passioni. A peggiorare questo quadro c’è la tecnologia, con i social visti come “macchine infernali" e l’intelligenza artificiale che ci rende “più idioti“. Quale futuro attende le nuove generazioni? Lo psichiatra non ha mai nascosto un certo pessimismo, ma ha anche proposto alcune soluzioni per invertire la rotta.
“Perché i giovani non fanno la rivoluzione?"
“Mi chiedo perché i ragazzi non facciano la rivoluzione“, ha detto Crepet in un’intervista a La Stampa, sostenendo che “per iniziare basterebbe pochissimo“. Un esempio? “Smettere di farsi portare la pizza a casa dai rider". E “non per togliergli il lavoro – ha specificato – ma per interrompere una forma di schiavitù inventata da quarantenni che si divertono a Barcellona" (20/07/2026).
“Così buttate via la vita"
Durante una puntata di In altre parole su La7, ripresa in un reel, Paolo Crepet ha raccontato un episodio avvenuto in un liceo, dove era stato invitato per un incontro con gli studenti.
“Vado in un liceo e dico (agli studenti): ‘Cosa vi farebbe alzare domani mattina un’ora prima? Silenzio generale. Poi una ragazza ha detto: ‘La sveglia’. Credo che noi dobbiamo arrabbiarci di fronte a questo. E dobbiamo dire: ‘No, tu così stai buttando via la tua vita, tu devi diventare un cacciatore di orizzonti‘".
Lo psichiatra ha spiegato così il suo punto di vista: “Non puoi rimanere lì ad aspettare che qualcuno, magari tuo nonno, ti lasci l’appartamento dove vivrai sonnecchiando per altri sessant’anni. Ma è terribile! Anche perché c’è una brutta notizia: campiamo fino a 94 anni. E che fai fino a 94 anni se non hai la passione, se non hai il desiderio, se non hai un accidente? Sono lunghi", ha concluso (09/07/2026).
“Se a 16 anni sei violento a 40 sei frustrato"
Paolo Crepet è intervenuto in un’intervista al Gazzettino sui numerosi casi di violenza giovanile. “C’è molta mala educazione – ha detto lo psichiatra -. Ieri sera in un paese vicino Venezia è stato buttato l’acido addosso a una donna. Questi episodi sono terribili: significa che abbiamo educato una generazione all’indifferenza, alla noia, all’idea che l’altro è un oggetto“.
Per Crepet la violenza non nasce dal nulla, ma è il risultato di un contesto educativo che non ha saputo trasmettere valori, responsabilità e visione. “È ovvio che se a 16 anni sei un violento, a 40 anni sei un frustrato“, ha aggiunto.
Secondo lo psichiatra, la violenza giovanile è l’indicatore di un disagio che, se non affrontato, rischia di consolidarsi nell’età adulta. Chi cresce senza regole, senza limiti, senza modelli e senza la prospettiva di un futuro tende a sviluppare un rapporto distorto con l’altro e con se stesso (30/06/2026).
“Il problema è l’educazione"
“Il problema non sono le baby gang, il problema è l’educazione“, ha dichiarato Crepet ai microfoni di Qdpnews.it parlando di violenza giovanile.
Secondo l’esperto, la violenza giovanile è soprattutto la conseguenza di una deriva educativa che coinvolge tutto il mondo adulto, dalla famiglia alla scuola: “Bisogna che la scuola faccia il suo lavoro, un padre e una madre facciano il loro lavoro. Non si può pretendere di dire tutti sì (ai figli), dare loro soldi, non mettere alcuna regola e poi stare là a dire ‘oh mamma mia cosa succede’. Succede quello che abbiamo seminato, si raccoglie quello che si mette".
Lo psichiatra ha poi rilanciato la proposta di abbassare la maggiore età a 16 anni per responsabilizzare gli adolescenti: “Anche la cronaca lo dice. L’altro giorno un ragazzino, che ha compiuto un reato orrendo, la prima cosa che ha detto sui social è ‘tanto faccio un mese di galera, a me non possono fare niente perché ho 16 anni’. Insomma, inizia ad essere un problema".
E ha aggiunto: “Io credo che le età non siano mai cambiate realmente. Non credo che il cervello di un ragazzo di cent’anni fa fosse differente da quello di un ragazzo di oggi. È l’educazione che è cambiata, non è la testa o altre cose" (26/06/2026).
L’allarme sulla comunicazione dei bambini
In un video diventato virale sui social, ripreso da uno dei suoi spettacoli, Paolo Crepet confronta ciò che i bambini facevano un tempo con quello che fanno oggi, immersi nelle tecnologie digitali. “Scrollare? Non dite sciocchezze per favore. Scrollare è uguale a dipingere? Ah sì?", provoca lo psichiatra dal palco.
“Se una bambina ha qualche tumulto dentro? Magari può capitare, no? Otto, nove anni, magari succede qualcosa di non bellissimo nella sua vita. Devo entrare nei dettagli? Non ci entrerò, ci siete arrivati lo stesso. Beh, come si esprime quella bambina? Fa una conferenza, come faccio io che c’ho una certa età? No, non ce la fa. Esiste il sindacato dei bambini che può prendere a cuore la sua causa? Voi pensate tutto questo? No, non credo che siate così ingenui".
Da qui la sua conclusione: “Quindi possiamo anche ammettere che abbiamo tolto la comunicazione ai bambini" (29/05/2026).
La stoccata ai politici sui giovani
Intervistato da Style Magazine, rivista del Corriere della Sera, Crepet ha ammesso di non sopportare quando i politici parlano dei giovani come fossero una massa omogenea: “Mi fa sorridere quando i politici parlano ‘dei giovani’ come se fossero una categoria unica“.
Lo psichiatra ha ricordato che “le virtù non dipendono dall’età", e che oggi “ci sono giovani nauseabondi e giovani meravigliosi, come è sempre stato". Quello che dovrebbe accomunare i ragazzi, a suo parere, è l’inquietudine: “Un giovane, per essere giovane davvero, deve essere inquieto“.
Crepet ha infine aggiunto: “A me piace stare con loro (giovani): è la cosa che mi diverte di più. Me lo ha insegnato mio padre, che da anziano diceva: ‘Non dimenticare mai che quelli della tua età annoiano’. Aveva ragione" (18/05/2026).
La provocazione su giovani e social
Parlando del rischio di emulazione nei giovani, in un’intervista a Mow Mag Crepet ha spiegato che “non è certo legato ai nuovi media", tv prima e social poi, ma è un dibattito che “esiste da metà dell’Ottocento" che “viene dal cinema, da capolavori come Arancia Meccanica, che voleva essere contro la violenza, ma nel frattempo la replicava". Sul tema, lo psichiatra ha concluso con una provocazione: “All’epoca i ragazzi andavano al cinema, pensa com’eravamo scemi! Adesso che sono tutti intelligenti, stanno chiusi in gabinetto a vedersi non so che cosa su un telefonino" (05/05/2026).
Perché la “violenza piace" ai giovani
Parlando dei numerosi casi di violenza giovanile al podcast Supernova, Paolo Crepet ha detto: “Che ci sia un’adolescenza che inizia sempre prima mi pare sotto gli occhi anche degli ipovedenti, perché se vai in piazza qua a Milano alle 2 di notte non trovi un tredicenne, ma migliaia".
Questa situazione, che secondo lui fino a qualche tempo fa sarebbe stata impensabile, è il risultato di “una decisione che abbiamo preso noi (adulti), piano piano, graduale. È quello che noi abbiamo pensato che debba essere", ha continuato, criticando la troppa libertà che, a suo avviso, viene concessa ai giovani d’oggi.
“Poi ci sono i genitori pusher, che ti danno anche 100 euro che vai a finire a berli. Perché non è che prendono camomilla, lo sai cosa fa il tredicenne", ha aggiunto lo psichiatra. Accanto a tutto questo, “ovviamente ci sono i social, che non producono la violenza, ma la riproducono“.
Infine, “c’è un altro fattore, che io credo sia poco gradevole, cioè che la violenza piace“, ha osservato Crepet. “C’è una seduzione nei confronti della violenza che va da quelli che fanno la guerra all’ultimo dei pusher di piazza Colonnette. C’è un filo rosso che li unisce perché è così nelle nostre modalità. Perché meno hai visione, meno hai progetto, più sei frustrato e più la violenza è l’unico modo per esprimerti" (23/04/2026).
Il messaggio ai giovani: “Buttatevi"
Secondo Crepet, gli adulti non hanno insegnato ai giovani d’oggi che “il rischio è benessere“, ha detto al podcast Suoernova. Per spiegare il suo punto di vista, ha ricordato quando Ornella Vanoni gli chiese di portarla in un liceo per raccontare alle ragazze “chi sono stata: una ragazza che si è buttata nel fuoco".
Da qui il suo messaggio ai giovani: “Non sto dicendo che ti devi buttare dal settimo piano. Sto dicendo che devi rischiare per volere la tua vita. Non ti va bene più Milano? Vai a Rio de Janeiro e troverai dei musicisti. E lei (Vanoni) è presa ed è andata. Facile? No. Scontato? No. Era già scritto che avrebbe suonato con Vinicius de Moraes? No, non sapeva neanche tanto bene chi fosse". Eppure Ornella Vanoni è partita, perché aveva “necessità di crescere, di fare una cosa". E da quella esperienza è tornata “più alta", ha sottolineato Crepet.
Nel suo intervento, Crepet ha ricordato anche lo scontro con un papà, irritato dai consigli che lo psichiatra aveva dato alla figlia. Alla ragazza Crepet aveva detto di partire e andare a Parigi per inseguire il suo sogno. Ma la giovane gli aveva confidato che il padre le aveva ricordato che “la nonna c’ha un’età". “Ma fregatene, non della nonna, ma fregatene di questi laccioli, liberati dalle catene“, aveva replicato Crepet.
La sera stessa, durante un evento, un uomo si è avvicinato a Crepet. Era il padre della ragazza: “Scusi, cos’è che ha detto a mia figlia? Che se ne deve fregare dei genitori, che deve andare a Parigi? Io la denuncio, lei è un imbecille". Lo psichiatra gli ha risposto: “Lei sta uccidendo sua figlia. È un assassino morale perché le sta tarpando le ali" (23/04/2026).
Il “mea culpa" sui giovani
“Diventare vecchi vuol dire anche avere più esperienze e aver anche ragionato sulle cose, forse anche sui miei stessi errori. Uno di questi è la generalizzazione, di cui chiedo scusa. L’ho fatto perché per mestiere lo dovevo fare, ma non mi ha portato da nessuna parte. Dire ‘i giovani’ è già sbagliato“, ha detto Paolo Crepet parlando delle nuove generazioni al podcast di Luca Zaia Il fienile.
Lo psichiatra ha sottolineato che i giovani non sono “una categoria sindacale", ma una realtà variegata, fatta di individui con percorsi, sensibilità e passioni molto diverse tra loro. E ha fatto un esempio: “Stamattina ho preso un caffè con un poeta che ha 27 anni. Meraviglioso. Forse ha letto anche più di me". Dall’altro lato, “c’è quello che accoltella la professoressa". Per questo, ha puntualizzato, non si può parlare di giovani in generale: “C’è una cosa e c’è l’altra" (15/04/2026).
“Il problema principale dei giovani è il futuro"
“Il problema principale non è il disagio, è il futuro“, ha affermato Paolo Crepet in un’intervista al Messaggero parlando dei giovani. Una riflessione che chiama in causa gli adulti: “Cosa gli abbiamo lasciato noi adulti? Ho come l’impressione che questi giovani vengano invitati a cena quando il cuoco ha già mangiato tutto“.
Per lo psichiatra il rischio è quello di offrire ai ragazzi molto sul piano materiale, ma poco su quello umano ed emotivo: “Non gli diamo entusiasmo ma gli diamo la paghetta, gli prepariamo lo zaino, facciamo queste cose qui" (31/03/2026).

“I giovani di oggi non hanno creatività"
Paolo Crepet non usa mezzi termini: “I giovani di oggi non hanno creatività“, ha detto in un’intervista al Corriere del Veneto. Come invertire la rotta? Per colmare quel “vuoto artistico", secondo l’esperto bisogna intervenire nella scuola: “Via i social per i tredicenni e facciamo convenzioni con artisti. Un mimo, un illustratore, una ballerina, un musicista: vengano a scuola ad aprire il cervello di chi guarda e ascolta".
E ancora: “Prevediamo un’ora a settimana nella scuole medie in cui si parta dalla dama e si arrivi agli scacchi". Questo “sarebbe un ottimo modo per aprire le teste e liberare il pensiero", ha aggiunto (30/03/2026).
“Se non avete ambizioni siete morti"
Ospite del Festival Filosofico del Sannio, Paolo Crepet ha ricordato ai giovani che “il nero esiste" e non si può evitare, come riportato da L’identità. “Esistono le imperfezioni – ha proseguito – e chi vuole tutto perfetto è un semplice mostro, perché anche l’angoscia fa parte della nostra esistenza".
Ha quindi invitato le nuove generazioni (e non solo) a coltivare le proprie ambizioni, anche quando sembrano irraggiungibili: “Bisogna avere delle ambizioni. Se non avete ambizioni siete morti. Tirate fuori le vostre ambizioni anche se incongrue" (17/03/2026).
“Ai giovani auguro un po’ di sana sfiga"
Crepet torna spesso sul valore formativo del dolore. A suo avviso, non esiste creatività senza sofferenza, senza fallimento e senza errori. Per questo invita a diffidare dell'"inno alla perfezione" perpetuato dalla società contemporanea. “Oggi cerchiamo la perfezione biotech, vogliamo startup che creino persone perfette. È ignobile“, ha dichiarato al Corriere dell’Alto Adige.
Per lui il problema è che ai giovani “abbiamo tolto la frustrazione“. Nel tentativo di proteggerli, gli adulti hanno reso le nuove generazioni sempre più fragili, eliminando proprio quella che Crepet ha definito la vera “benzina per i neuroni". È “la disfunzione che crea l’idea, il guizzo, l’arte", ha aggiunto. Per questo ha augurato ai ragazzi “un po’ di sana sfiga, un po’ di insuccesso (03/03/2026).
La frasi di Paolo Crepet sulla scuola
Secondo Crepet, la scuola sta progressivamente perdendo autorevolezza e quel ruolo centrale che dovrebbe avere nella formazione delle nuove generazioni. A suo parere, l’istituzione scolastica è costantemente messa discussione, oggi anche dall’arrivo dell’intelligenza artificiale. Eppure, ha ricordato in più occasioni, la scuola dovrebbe essere il luogo in cui si coltivano curiosità, autonomia e coraggio, dove ci si misura con gli altri e si impara, passo dopo passo, a diventare adulti.
Il modello di scuola progettato con Renzo Piano
In un’intervista a La Stampa, Crepet ha raccontato la prima telefonata con il celebre architetto Renzo Piano: “Una volta mi chiamò, mi disse: ‘Sono Renzo Piano, la chiamo da Houston’. Io credevo fosse un mitomane, ma era lui. Avevo scritto che le archistar in Italia non avevano mai progettato una scuola. E allora decidemmo di farne una".
Il primo consiglio che Crepet offrì a Piano per la progettazione della scuola “fu di non mettere i pavimenti anti trauma". Il motivo? “Perché i bimbi devono cadere e farsi male“. L’idea piacque all’architetto, “e così, da una battuta, nacque una scuola" (20/07/2026).
“Perché in una scuola non si adotta un cucciolo?"
Secondo Paolo Crepet, la scuola dovrebbe educare attraverso esperienze di vita. “Perché in una scuola non si parla d’amore? Leggendo Leopardi si parla d’amore, ma anche facendo lezione di biologia si impara l’amore", ha detto durante il suo intervento al Festival Cultura Liberata 2026 a Conegliano (Treviso).
E ha proseguito: “Perché in una scuola, per esempio, non si adotta un cucciolo?“. In questo modo “i ragazzi, soprattutto se sono dei bambini, imparano che un cucciolo va rispettato, che ha i suoi sentimenti, ma che ha anche i suoi bisogni fisiologici". Così “impari ad accudire, e l’accudimento non è una roba che fai perché sei un signore, lo fai perché se tu accudisci e qualcuno imparerà ad accudire te" (13/06/2026).
“Se promuoviamo tutti allora non promuoviamo nessuno"
“Se promuoviamo tutti, allora non promuoviamo nessuno. Io credo nel merito e in un attimo di ribellione da parte dei giovani, che vuol dire tracciare la propria strada, nonostante i ‘no’ che si ricevono". Lo ha detto Crepet intervenendo al Festival Cultura Liberata 2026 a Conegliano (Treviso), come riportato da Qdpnews.it.
L’esperto non ha risparmiato critiche ai genitori, molti dei quali, ha proseguito, sono “ossessionati dal controllo, che inizia alle 8.30 del mattino con il registro elettronico".
E ha aggiunto: “Io sarei per proibire l’ingresso degli adulti nelle scuole. Cosa andate a fare là? I sindacalisti? Non avete altro da fare?". Così facendo, ha avvertito Crepet, “si crea un danno e crescono persone fragili" (13/06/2026).
Ridare centralità alla scuola
Per far fronte alla violenza giovanile, Crepet ha proposto due “linee guida": vietare l’uso dei social agli adolescenti e ridare centralità alla scuola. “Nel primo caso – ha spiegato al Resto del Carlino – c’è chi dice che sia un palliativo. Ma intanto cominciamo, come già avvenuto in diversi Paesi. Nel secondo, partendo dal regolamentare in modo rigido il rapporto famiglia-scuola, personalmente farei parlare i genitori con i docenti dei figli giusto una volta all’anno; poi abolire il registro elettronico, che deresponsabilizza gli studenti fin da bambini, infine vietare tutte le chat di classe e tra genitori. Certo, tornerebbe ad aumentare la discrezionalità degli operatori della scuola, ma anche la loro responsabilità" (02/06/2026).
Perché usare carta e penna a scuola è importante
Durante il suo spettacolo al Gran Teatro Infinity 1 di Cremona, dopo aver commentato la visita di Kate Middleton a Reggio Children, Crepet ha fatto una riflessione sull’importanza dell’uso della carta e della penna a scuola raccontando: “In un paesino dell’Irlanda la direttrice della scuola elementare ha visto i bambini depressi. Allora ha deciso di tornare ai quaderni e alle matite, di dire basta alla tecnologia, e la scuola ha ripreso vita“.
Crepet ha poi menzionato il caso della Svezia, tra i primi Paesi europei a puntare sulla digitalizzazione della didattica. Il Governo di Stoccolma ha però deciso di fare dietrofront dopo i risultati dei test Pisa, che hanno mostrato un peggioramento nelle competenze degli studenti svedesi. “Qualche settimana fa, in Svezia, hanno proibito tablet e tecnologie nelle scuole: sono tornati indietro, o meglio hanno ridato cittadinanza alla creatività, alla possibilità di disegnare, ognuno come può e vuole, senza IA“, ha concluso lo psichiatra (15/05/2026).
“Scuola sempre la stessa, registro elettronico un’idiozia"
Ospite del programma Accordi e disaccordi sul Nove, Crepet ha detto: “La scuola, più o meno, è sempre la stessa da decine di anni.Non mi pare che ci siano stati dei cambiamenti rivoluzionari, a parte, non so, il registro elettronico, che è una delle più grandi idiozie che abbiamo potuto immaginare. Forse è una delle cose più inutili e dannose che ci possono essere per un ragazzo" (09/05/2026).
La lezione a scuola sulla diversità
Ospite del podcast Supernova di Alessandro Cattelan, Crepet ha raccontato un esperimento che fece in un liceo di La Spazia una ventina di anni fa, quando in classe portò un eremita che viveva da solo in montagna. “Io volevo che gli studenti lo incontrassero“, ha detto. Arrivati a scuola, lo psichiatra disse all’uomo: “Guardi, lei si deve sedere davanti alla lavagna e basta", senza nessuna presentazione e nessuna spiegazione.
“È passato un po’ di tempo – ha ripreso Crepet – poi, piano piano, uno studente ha detto: ‘Scusi, ma lei dove vive?’. ‘In montagna a 1500 metri’. ‘C’ha una compagna?’. ‘No’". Era come se a scuola “fosse arrivato un marziano", ha osservato l’esperto. Ed è proprio qui che, secondo Crepet, c’è il senso della lezione agli studenti: “L’insegnamento di fondo è la diversità delle persone. Non è un merito essere diversi, è un demerito odiare la diversità", ha concluso lo psichiatra (23/04/2026).
“La scuola è morta"
“La scuola è morta. È cambiato tutto il mondo e la scuola è sempre quella, è paurosamente conservatrice“, ha detto Paolo Crepet intervistato dal Tirreno. Nel suo intervento, lo psichiatra ha anche parlato delle misure che molti paesi stanno adottando per vietare l’accesso ai social a bambini e adolescenti, evidenziando che “i divieti sono utili ma non bastano“.
E ha spiegato: “Bisogna sostituire ciò che è pericoloso con altro, proporre ai ragazzi come impiegare quell’enorme quantità di tempo che sprecano sui social in modo utile per la loro crescita. Altrimenti diventano matti".
Lo psichiatra ha poi lanciato la sua proposta, indicando le nuove materie che introdurrebbe nei programmi scolastici: “A scuola per esempio inserirei la danza, due volte a settimana, in modo da prestare attenzione al corpo. Non lo sport che è competitivo, ma la creatività del ballo. O ancora il mimo, oppure inviterei i ragazzi a leggere qualcosa che hanno scritto. O anche solo raccontare una storia, davanti a tutti, diventare insomma protagonisti della propria vita" (05/04/2026).
“La scuola è sotto il tiro dei genitori"
La scuola “oggi è sotto tiro da parte dei genitori“, ha dichiarato Crepet a il Centro, spiegando: “Se interroghi non va bene, se rimproveri neanche. Se metti una nota sono guai. Ne va dell’autorevolezza e del prestigio dell’istituzione scolastica che stanno venendo meno".
E ha aggiunto: “Bisognerebbe puntare su una formazione che prenda in considerazione la fantasia, già da bambini. La cultura, la musica, il disegno: questa è la scuola. Ma tutto viene cancellato" (01/04/2026).

La stoccata sull’educazione affettiva a scuola
Intervistato dal Messaggero, Paolo Crepet ha parlato di educazione affettiva a scuola evidenziando che la vera questione, a suo parere, sia individuare chi dovrebbe occuparsi delle “lezioni di sentimenti".
Da qui la sua provocazione: “Forse il prete, il sindaco, il maresciallo dei carabinieri?". Nel frattempo, ha aggiunto, “le scuole si sono riempite di psicologi, i ragazzi sono pieni di insicurezze, ansie, angosce. Solo che non si capisce se sia nato prima l’uovo o la gallina" (31/03/2026).
“Negli ultimi 30 anni è cambiato il mondo ma la nostra scuola no"
Parlando di violenza giovanile in un’intervista a L’Arena, Paolo Crepet ha evidenziato che, oltre alla famiglia, “la scuola e più su ancora lo Stato hanno, avrebbero, un ruolo altrettanto importante" nell’educazione dei giovani.
“Negli ultimi 30 anni è cambiato il mondo ma la nostra scuola no – ha proseguito -. I tredicenni di oggi non sono come lo eravamo noi a quell’età. Abbiamo fatto di tutto perché i bambini diventassero grandi in fretta: l’adolescenza l’abbiamo fatta iniziare prima“.
Il motivo? “Perché c’è chi doveva guadagnarci“, ha risposto lo psichiatra, identificando i “beneficiari": “Chi ha inventato i social, chi vende l’alcol, chi campa di pubblicità e di consumismo esasperato" (30/03/2026).
L’importanza di “riscoprire la manualità" a scuola
“Sono sempre più convinto che almeno nelle ore di scuola si possa fare a meno di certe cose e riscoprire un po’ di manualità, per ricominciare a pensare in modo diverso", ha dichiarato Crepet in un’intervista a La Nazione.
“Gli uomini più potenti del mondo vogliono convincerci che non sia possibile perché ormai il mondo deve funzionare così. E allora pensarla in maniera diversa diventa quasi un reato“, ha aggiunto (20/11/2025).
“Che bisogno c’è di andare a scuola"
In un mondo sempre più tecnologico e connesso, Paolo Crepet ha lanciato una nuova provocazione: “Se un ragazzo può usare una chat di intelligenza artificiale per costruirsi su misura una propria formazione, allora mi chiedo: che bisogno c’è di andare a scuola? Se possiamo fare tutto dal salotto di casa, in pigiama, lo faremo", ha detto al Resto del Carlino.
L’allarme sul futuro della scuola al tempo dell’IA
Quali sono i possibili effetti dell’uso dell’intelligenza artificiale sul sistema scolastico? Crepet ha espresso forti preoccupazioni, denunciando una possibile deriva educativa.
“Mi sono chiesto: cosa potrebbe diventare il liceo? Una sorta di antenna dell’intelligenza artificiale, per cui parli di D’Annunzio in una chat?", ha detto in un’intervista rilasciata a Il Centro.
Secondo lo psichiatra, la scuola rischia di perdere la sua funzione formativa se la comodità delle tecnologie digitali, capaci di fornire soluzioni facili, prende il sopravvento: “Se passa di moda prepararsi, studiando, leggendo e scoprendo, se vince la comodità di fare la domandina alla chat, che ti suggerirà come preparare la lezione migliore su Carducci… beh, è preoccupante“.
Il rischio, a suo avviso, è che gli studenti finiscano per diventare “oggetti di ricerca per qualcun altro", perdendo progressivamente la capacità di sviluppare un pensiero autonomo. “In questo caso, allora sì che il pensiero, quello vero, quello libero, rischia di diventare un lusso“, ha concluso (14/10/2025).
Paolo Crepet e gli “errori" dei genitori
Per Paolo Crepet, le fragilità dei giovani riflettono in gran parte gli “errori" dei genitori di oggi, che ha più volte definito “i peggiori della storia“. Tra ipercontrollo e permissivismo, secondo lo psichiatra le mamme e i papà mancano spesso di coerenza educativa e della capacità di guidare i loro figli con autorevolezza.
Genitori, figli e… schermi
Secondo Crepet è importante educare i figli alla fatica, all’impegno e alla capacità di confrontarsi con le difficoltà, senza cercare scorciatoie. Il problema è che oggi “noi (genitori) ci semplifichiamo la vita abbandonandoli davanti a uno schermo e loro, però, se la semplificano restandoci davanti", ha dichiarato in un’intervista a La Stampa.
Ha poi citato Pier Paolo Pasolini, che diceva: “Quando un ragazzo sbaglia, la colpa è sempre per metà del padre e per l’altra metà sua che non è stato capace di essere migliore del padre" (20/07/2026).
Il messaggio ai genitori: “Perché volete figli perfetti?"
“Le bellezze del mondo, della storia dell’umanità, le hanno create i disagiati, non gli agiati“, ha affermato Crepet ospite di Radio Radio.
“Gli agiati – ha continuato – sono quelli che si sono distesi su un divano e hanno dormito tra quattro cuscini perché tanto andava tutto bene. I disagiati erano quelli che hanno attraversato il pianeta per cercare qualcosa di nuovo. Hanno magari, non so, picchiato una statua con il martello, come fece Michelangelo. Michelangelo era visibilmente disagiato, non era certo un agiato. Uno che è scappato da lotte clandestine, da guerre, ha sperato che i papi gli dessero da lavorare. Gli agiati che hanno fatto? Niente. Il mondo è fatto dai disagiati“.
Crepet ha poi criticato “l’inno alla perfezione" perpetuato dalla società contemporanea lanciando un messaggio ai genitori: “Com’era Leu Reed? E quindi perché i nostri figli devono essere perfetti, tranquilli, tutti buoni, tutti con la fidanzatina giusta? Mamma mia che noia. Ma noi, guarda caso, abbiamo sognato ascoltando quella musica o guardando quel dolore. Questa idea della perfezione che, come avrebbe detto Mughini ‘aborro’, è una cosa terrificante che viene dalla Silicon Valley, cioè l’idea è che dobbiamo essere tutti perfetti, senza sintomi e arrivare a 130 anni. Beh, io questa ricettina da quattro soldi gliela restituisco" (11/07/2026).
La “totale idiozia" dei genitori
“Quando un genitore mi dice ‘guardi che io non ho mai fatto mancare niente a mio figlio’ esprime la sua totale idiozia, perché il compito di un genitore è far mancare qualcosa“, ha affermato Paolo Crepet in un video social.
Questo perché “se non ti manca niente, a che ti serve la curiosità? A che ti serve l’ingegno? A che ti serve il talento? A che ti serve tutto quello che c’abbiamo in questa scatola magica? – ha detto indicando la testa – Non ti serve a niente se sei stato servito e riverito, come un piccolo lord rimbecillito in un divano, in tutto e per tutto"(09/06/2026).
Come migliorare il rapporto genitori-figli
“I genitori devono cercare di vivere al meglio di loro stessi, questo è molto educativo. È uno stimolo, un esempio, anche senza tante parole". Così Crepet ha risposto alla domanda “come migliorare la relazione con i propri figli?" durante un’intervista al Corriere della Sera.
Secondo lo psichiatra, vivere con passione, con responsabilità e con curiosità verso il mondo è la prima azione educativa del buon genitore: “Fare le cose è il vero insegnamento, l’esempio che conta di più“. (02/06/2026)
I genitori “servi" dei figli
Ecco cosa ha detto Crepet sui genitori di oggi durante uno spettacolo ripreso in un video pubblicato su Instagram: “Adesso facciamo i conti, perché tante cose non vanno. Non so se questo lo abbiamo veramente voluto o ci è sfuggito di mano, non lo so. Ci sono dei genitori che appartenevano a una generazione che io ben conosco, che hanno contestato i loro genitori e sono finiti a fare i servi dei loro figli. È una cosa strana, non credete? Un capovolgimento. Non so se è la cosa giusta" (21/05/2026).
Il messaggio ai genitori sull’educazione dei figli
Sul suo profilo Instagram, Crepet ha lanciato un messaggio ai genitori: “Educare i nostri figli non significa togliergli fatica e dolore. Oggi li anestetizziamo come se non dovessero accorgersi di niente". Un atteggiamento iperprotettivo nei confronti dei figli, avverte lo psichiatra, può avere ripercussioni negative sulla loro crescita.
E ha lanciato un nuovo allarme sui giovani d’oggi: “Le statistiche dicono che gli adolescenti italiani oggi bevono molto e fanno uso di sostanze anche pesanti. Le sostanze sono diverse da quelle degli anni Sessanta: noi usavamo ‘esplosivi’, oggi si usano ‘implosivi’ – anestetici. È una cosa spesso inconscia, ma così va il mondo. I miei nonni, fracassati dal dolore, bevevano due bicchieri per dimenticare. Oggi, però, non si parla più solo di due bicchieri" (11/05/2026).
“I genitori sono rimbecilliti"
Parlando di violenza giovanile e di abuso di alcol e droghe tra adolescenti al Tirreno, Paolo Crepet ha rivolto una durissima critica ai genitori di oggi, che ha definito “dei rimbecilliti" perché “non sanno dire di no" ai loro figli, concedendo loro “stupide libertà“, come quella di stare fuori con gli amici fino a tarda notte.
Secondo lo psichiatra, la genitorialità contemporanea è tanto permissiva quanto iperprotettiva. Due atteggiamenti che, a suo avviso, non responsabilizzano i giovani e non li aiutano a sviluppare la propria identità e autonomia
“È come se fossimo pavidi, incapaci di reagire" anche di fronte alle situazioni più gravi, come “finire in coma etilico a tredici anni", situazione che ha definito “un insulto all’intelligenza".
Crepet ha proseguito: “Ai genitori andrebbero poste due domande: pensi che questo sia un buon inizio di vita per tuo figlio, o ti stai solo adeguando a quello che fanno tutti? E poi, soprattutto: visto che concedi ai tuoi figli queste stupide libertà (perché queste sono stupide, non autentiche libertà) pensi che siano più felici? Perché se qualcuno lo pensa davvero, abbiamo vissuto due vite diverse" (05/04/2026).
I genitori di oggi sono “abbastanza assenti"
“I genitori mi sembrano abbastanza assenti, spesso non sanno nemmeno cosa accade ai loro figli. Ed è il marcio che avanza. Non prestano attenzione alle loro esigenze, alle problematiche, ai comportamenti anomali", ha dichiarato Crepet in una intervista a il Centro.

Secondo lo psichiatra, “i genitori per primi educano male i figli, li tirano su nel modo sbagliato“, ovvero “li riempiono di roba, ma guai a dire un no".
Crepet ha poi elencato una serie di “errori" che, a suo parere, accomunano molti genitori di oggi: dal regalare ai figli l’ultimo modello di cellulare alla “paghetta alle superiori da centinaia di euro", dalla “vacanza pagata con gli amici" fino alla carta di credito “prestata da papà per uscire". In questo modo, ha aggiunto, “non desiderano più nulla. Da qui la frustrazione che, spesso, sfocia nell’alcol, nella droga. Dietro l’angolo c’è sempre la violenza" (01/04/2026).
I genitori “zombie"
I genitori “zombie" sono “una buona quantità di quarantacinquenni e cinquantenni che si sono arresi, che fanno di tutto per ‘non far mancare nulla’ ai loro figli e continuano a dare, invece tolgono“, ha affermato Paolo Crepet in un’intervista al Messaggero. Secondo lo psichiatra, questo atteggiamento toglie ai ragazzi la cosa più importante, ovvero il desiderio, che è il vero motore della vita e della crescita personale (31/03/2026).
“I bambini non sono dei genitori"
“I bambini non sono dei genitori. I genitori li amano, li crescono, fanno tante cose per loro, dopodiché esiste la comunità, esiste la scuola, esiste lo sport, esistono le feste con tanti bambini", ha dichiarato Crepet a È sempre CartaBianca.
Richiamando una frase che viene spesso citata quando si parla di violenza di genere e femminicidi, ovvero che la donna non è proprietà dell’uomo, ha domandato provocatoriamente: “E allora perché un bambino deve essere proprietà della mamma, del papà, della nonna, dello zio?" (10/03/2026).
“Noi adulti l’abbiamo fatta grossa"
“Credo che l’abbiamo fatta grossa, molto. I giovani recepiscono quello che gli diamo, la comodità", ha spiegato Paolo Crepet nello studio di Allegro ma non troppo su Rai 3.
E ha proseguito: “La moda del delivery non ci sarebbe mai stata se non ci fosse una generazione abituata a esser servita. Una volta volevi la pizza, andavi in pizzeria. Adesso (i giovani) sono così abituati a stare sul divano che vogliono che la pizza arrivi sul divano, che è una cosa malsana".
“Fai così – ha aggiunto facendo un cenno con la mano – e c’hai la mammina che ti mette lo zucchero nel caffè, il papà che ti dà la paghetta".
A suo avviso, il problema è che “i genitori non fanno più i genitori. Ma neanche i nonni, che sono spariti perché vanno a giocare a paddle" (23/11/2025).