Paolo Crepet e i giovani, stoccata ai politici: il loro "errore"
La stoccata ai politici sui giovani di Paolo Crepet: qual è il loro "errore" e cosa stanno insegnando gli adulti ai ragazzi secondo lo psichiatra
L’idea che Paolo Crepet ha dei giovani non è mai accomodante, ma nemmeno sfiduciata. Per descriverli, lo psichiatra ricorre spesso a espressioni contrastanti, come quelle utilizzate in una nuova intervista, dove da una parte li definisce "nauseabondi" dall’altra "meravigliosi". Sempre in tema di giovani, arriva anche una stoccata ai politici. Qual è il loro "errore" secondo l’esperto.
- Cos'ha detto Crepet sui giovani (e contro i politici)
- Cosa stanno insegnando gli adulti ai giovani per Crepet
- Crepet e il rapporto tra giovani, tecnologia e IA
Cos’ha detto Crepet sui giovani (e contro i politici)
Paolo Crepet non sopporta quando i politici parlano dei giovani come fossero un blocco unico, una massa omogenea: "Mi fa sorridere quando i politici parlano ‘dei giovani’ come se fossero una categoria unica", ha dichiarato in un’intervista a Style Magazine, rivista del Corriere della Sera.
Lo psichiatra ha ricordato che "le virtù non dipendono dall’età". Infatti, così come tra gli adulti, anche tra i ragazzi "ci sono giovani nauseabondi e giovani meravigliosi, come è sempre stato". Quello che dovrebbe accomunare le nuove generazioni, a suo parere, è l’inquietudine: "Un giovane, per essere giovane davvero, deve essere inquieto". Per Crepet, la giovinezza non è un’età da vivere in equilibrio, ma in movimento. L’inquietudine diventa così un segno di vitalità, di ricerca, di desiderio.
Il professore ha poi svelato di provare un’autentica simpatia per i ragazzi, un’attitudine che dice di aver ereditato da suo padre: "A me piace stare con loro: è la cosa che mi diverte di più. Me lo ha insegnato mio padre, che da anziano diceva: ‘Non dimenticare mai che quelli della tua età annoiano’. Aveva ragione".
Cosa stanno insegnando gli adulti ai giovani per Crepet
Crepet non ha mai risparmiato critiche nei confronti degli adulti, soprattutto in tema di educazione. E non l’ha fatto neanche questa volta. Per lo psichiatra, gli adulti "spesso non hanno cura del futuro", ha affermato durante l’intervista.
E ancora: "Ogni volta che educhiamo alla violenza, dal presidente degli Stati Uniti a chi si arrabbia col ragazzo delle pizze, stiamo insegnando qualcosa che porta dritti verso un mondo senza futuro", ha sottolineato l’esperto.
Con questi atteggiamenti, per Crepet, gli adulti insegnano alle nuove generazioni che prevale chi urla di più, chi si impone, chi non ascoltata. E così non offrono loro né un esempio da seguire né un orizzonte verso cui tendere.
Crepet e il rapporto tra giovani, tecnologia e IA
Nel suo intervento, Crepet ha anche affrontato il tema del rapporto tra giovani e tecnologia. La sua preoccupazione maggiore, ha detto, è "la differenza tra usare un mezzo e diventare il mezzo". L’intelligenza artificiale, ha aggiunto, "è stata inventata anche per catturare attenzione, per sostituire i processi umani".
Ma accanto all’ipertecnologizzazione della società, Crepet sta osservando un movimento opposto, una "reazione" che trova "affascinante". Ha raccontato di aver visto a New York ragazze che scrivevano su "piccole tastiere portatili, simili alle vecchie macchine Olivetti". Nessuno schermo, nessuna notifica: "Scrivono un messaggio, lo salvano su una chiavetta e basta". Per lo psichiatra si tratta di un modo "per non farsi distrarre".
Parlando di educazione digitale, ha citato il caso della Norvegia, che vent’anni fa distribuì tablet a tutti i bambini "convinta che fosse il futuro". Oggi, però, molti di quei quei bambini diventati ragazzi "non riescono a leggere i sottotitoli di un film", ha evidenziato Crepet. "Se non sei in grado neppure di cogliere un ‘ti amo’ nei sottotitoli, il problema è serio", ha osservato lo psichiatra spiegando che il Paese ha dovuto cambiare rotta.