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Paolo Crepet e le "teste vuote", il nuovo sfogo sugli studenti

Paolo Crepet è tornato sul rapporto tra giovani e tecnologia parlando di "teste vuote": il nuovo sfogo del noto psichiatra e sociologo sugli studenti

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Con il suo stile tagliente e provocatorio, il noto psichiatra e sociologo Paolo Crepet è tornato a parlare del rapporto tra studenti e tecnologia. Il professore ha ironizzato sull’uso dell’intelligenza artificiale e degli smartphone da parte delle nuove generazioni, evocando l’immagine di un ragazzo che scrive uno “straordinario tema” su Niccolò Paganini semplicemente pronunciando tre parole chiave davanti a un dispositivo. In questo modo, Crepet ha voluto denunciare una società in cui, a suo dire, “vanno di moda le teste vuote”.

Per Crepet “oggi vanno di moda le teste vuote” (e che c’entra Paganini)

Adesso vanno di moda le teste vuote”. Inizia così l’ultimo video pubblicato sui social da Paolo Crepet, tratto da uno dei suoi spettacoli teatrali. Nel video, lo psichiatra ha lanciato una dura critica nei confronti delle nuove tecnologie, che, a suo avviso, stanno trasformando il modo di apprendere e pensare, soprattutto tra le nuove generazioni.

Le “teste vuote”, ha proseguito Crepet, “sono solo capaci di pronunciare tre parole davanti a uno smartphone“, visto che “fa tutto lui”. Così, l’esperto ha immaginato una scena che vede un ragazzo intento a scrivere un tema sul celebre violinista genovese Niccolò Paganini. Per farlo, però, si affida al suo cellulare. “Accadrà che un ragazzo scriverà uno straordinario tema su Paganini. Basta dire ‘Pa-ga-ni-ni’, ‘vi-o-li-no’, ‘Ge-no-va’, e t’arriva subito in due secondi il temino“, ha affermato il sociologo, sottolineando che ormai bastano pochi attimi per avere un elaborato pronto all’uso. “E i neuroni a cosa servono? Niente, roba antica”, ha concluso con sarcasmo.

Secondo Crepet, oggi la profondità culturale rischia di essere sostituita dalla superficialità dell’immediatezza digitale. Con le sue parole, l’esperto ha voluto lanciare un nuovo allarme sulla perdita di senso critico e la delega del pensiero a strumenti tecnologici, in particolar modo tra i giovani. Se usati senza consapevolezza, ha ribadito, questi strumenti possono atrofizzare la mente anziché stimolarla.

Cos’ha detto Crepet su scuola e intelligenza artificiale

In un’intervista a Il Centro dello scorso ottobre, Paolo Crepet ha espresso la sua preoccupazione per il futuro della scuola in relazione all’uso crescente dell’intelligenza artificiale. “Mi sono chiesto: cosa potrebbe diventare il liceo? Una sorta di antenna dell’intelligenza artificiale, per cui parli di D’Annunzio in una chat?”, ha osservato. Il suo timore è che la comodità offerta dalla tecnologia possa sostituire il valore dello studio, della lettura e della scoperta personale.

Lo psichiatra ha proseguito: “Se passa di moda prepararsi, studiando, leggendo e scoprendo, se vince la comodità di fare la domandina alla chat, che ti suggerirà come preparare la lezione migliore su Carducci… beh, è preoccupante“.

Il rischio è che gli studenti diventino “oggetto di ricerca per qualcun altro ed è terribile”, ha avvertito Crepet. “In questo caso, allora sì che il pensiero, quello vero, quello libero, rischia di diventare un lusso“, ha concluso il sociologo.

Il suo messaggio è un invito a difendere la scuola come luogo di formazione critica, dove il sapere non si riduce a un output algoritmico, ma nasce dal confronto, dallo studio e dalla curiosità.

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