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paolo crepet IPA / Photo by Davide Di Lalla/SOPA Images/Shutterstock

Paolo Crepet ha un insegnamento "rivoluzionario" per gli studenti

Crepet parla del valore della scuola, definita un "luogo straordinario": quale insegnamento "rivoluzionario" andrebbe dato agli studenti per l'esperto

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Agli studenti servirebbe un insegnamento “rivoluzionario” per affrontare il presente e il futuro. Ne è certo lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, che in un’intervista ha affrontato il tema della scuola e della sua importanza nell’educazione delle nuove generazioni. Ma cosa dovrebbe insegnare davvero la scuola ai ragazzi secondo il professore?

L’insegnamento “rivoluzionario” per gli studenti secondo Crepet

A scuola si va per imparare, ma anche per crescere. Non basta quindi apprendere le nozioni: gli insegnanti devono trasmettere anche altro. In questo “altro”, secondo Paolo Crepet, dovrebbe rientrare anche un insegnamento da lui definito “rivoluzionario“.

Partendo dai profondi cambiamenti che sta vivendo la società contemporanea, tra cui l’avvento dell’Intelligenza artificiale, in un’intervista a La Nazione Crepet ha spiegato: “Non possiamo certo cancellare le tecnologie digitali, ma bisogna capire cosa salvare. Se i livelli di attenzione e memoria sono bassi, è perché sono capacità cognitive lesionate che devono essere ripristinate. E allora dobbiamo introdurre una scuola diversa rispetto a quella che abbiamo“.

Lo psichiatra osserva che la demonizzazione delle tecnologie digitali non è la soluzione, che “non basta proibire” l’uso dei telefoni a scuola. L’importante è “cosa si fa al posto dell’uso del telefono”, ha affermato, aggiungendo: “Bisognerebbe far capire ai ragazzi che c’è un altro mondo lì fuori… sarebbe rivoluzionario“.

Solo così, secondo Paolo Crepet, gli studenti possono acquisire gli strumenti necessari per affrontare il presente e, soprattutto, il futuro, recuperando quelle capacità che rischiano di andare perdute.

Perché la scuola è un “luogo straordinario” per Paolo Crepet

Durante l’intervista, Paolo Crepet ha duramente criticato il politicamente corretto, che a suo avviso limita la libertà di pensiero e riduce le persone a categorie. Al contrario, “bisogna insegnare a bambini e bambine a lasciar stare quel che gli altri dicono di loro: che il colore di un grembiulino è un’imposizione, che a essere importante è quello che fanno”, ha dichiarato il sociologo.

Per lui, gli studenti devono imparare a riconoscere il valore delle vite individuali, non delle etichette. L’insegnamento “rivoluzionario” di cui hanno bisogno le nuove generazioni è dunque quello che spinge a guardare oltre le convenzioni, a pensare con la propria testa e a scoprire la ricchezza della diversità umana. “Io penso che oggi si debba ripartire dalla fragilità. Perché la sofferenza è il vissuto, senza categorie”, ha proseguito lo psichiatra.

Crepet ha poi richiamato la vicenda della famiglia che vive nel bosco a Palmoli (Chieti), i cui figli sono stati portati in una casa famiglia insieme alla madre. “Il problema è l’isolamento“, ha spiegato Crepet, specificando però che “può avvenire ovunque”. Per questo, “la scuola è per i bambini un luogo straordinario, perché qui possono dialogare“. La scuola è il posto dove i bambini e i ragazzi possono essere se stessi, confrontarsi e crescere insieme a prescindere dal loro contesto di provenienza.

Don Milani stesso diceva che era meglio una scuola di un bosco. Perché a scuola cresci con gli altri, con le tue fragilità condivise”, ha concluso Paolo Crepet.

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