Paolo Crepet, la guerra e i giovani: il suo messaggio sulla paura
Paolo Crepet spiega come raccontare la guerra ai bambini e cosa insegna di sbagliato ai giovani: il messaggio dello psichiatra agli adulti sulla paura
Come si racconta la guerra ai bambini? A rispondere a questa domanda è il noto psichiatra e sociologo Paolo Crepet, che riflette su come gli adulti tendano a spiegare la realtà ai più piccoli, spesso edulcorandola per farla apparire più semplice e meno dolorosa. Ma è davvero la strada giusta? Crepet invita a "non avere paura delle paure" anche quando si tratta di affrontare con i più giovani le difficoltà e le contraddizioni della vita e dell’essere umano.
Crepet spiega come raccontare la guerra ai bambini
"Dobbiamo, credo, noi adulti a vario titolo, compresi naturalmente gli insegnanti, rappresentare le cose che accadono senza avere paura delle paure", ha detto Paolo Crepet ospite del programma di Rai 3 La biblioteca dei sentimenti.
Secondo lo psichiatra, gli adulti, dai genitori ai docenti, dovrebbero essere sinceri nel descrivere la realtà a bambini e ragazzi, anche quando è dolorosa o difficile da accettare. "Questo è un momento difficile indubbiamente, però mi chiedo: perché raccontare un mondo che non esiste, ovvero un mondo dove va sempre tutto bene, dove il nonno non si ammala mai, dove papà e mamma non litigano mai? Perché dobbiamo vendere questo prodotto avariato?".
Crepet ha criticato l’idea di costruire un mondo senza problemi per proteggere i giovani, semplicemente perché la realtà non è così: "La vita è fatta di inciampi, la vita è fatta di no, la vita è fatta di frustrazione. Il ragazzo o la ragazza che ti lascia, i compagni che organizzano una festa senza di te, papà e mamma che non ti capiscono".
Per questo, ha insistito lo psichiatra, "bisogna parlare" raccontando le cose come stanno, altrimenti si crea un’illusione destinata a crollare alla prima esperienza di dolore. "C’è una parte più scura della luna che va interpretata, detta, perché quando poi il nonno va in ospedale davvero, se fino a quel momento lì abbiamo venduto un paradiso luccicante che non c’è, quello diventa un tonfo", ha concluso Crepet.
Cosa insegna la guerra di sbagliato ai giovani (per Crepet)
Il problema non riguarda solo come raccontare la guerra ai più piccoli, ma anche cosa apprendono i giovani osservando i conflitti. Intervistato da Il Mattino, Paolo Crepet ha messo in guardia dal messaggio implicito che la guerra rischia di trasmettere, ovvero che la violenza sia uno strumento efficace per risolvere i problemi. "Qual è l’insegnamento che i ragazzi traggono dalla guerra? La violenza risolve i problemi. Credere alla pace e al dialogo è da poveracci", ha osservato il sociologo.
"Hai voglia, per un insegnante, dimostrare che non è così. I fatti gli danno torto, dimostrano il contrario. E se tra poco o tra molto si troverà una soluzione al conflitto in Iran è perché i poteri economici scenderanno in campo e obbligheranno i machi della politica a fermarsi", ha proseguito.
A tutto questo, per Crepet, si aggiunge un’altra criticità: la difficoltà di sviluppare un pensiero libero e critico. Per contrastare l’omologazione, "per prima cosa bisogna fidarsi poco della marea di pseudo informazioni che girano sui social, attraverso cui costruiamo le nostre opinioni", ha evidenziato lo psichiatra.
"Poi dobbiamo educarci a pensare senza condizionamenti", evitando di dare per "scontato fatti che fatti non sono". Per esempio "in tanti sostengono che stiamo andando verso una società libera dal patriarcato e dal maschilismo". Ma la realtà, secondo Crepet, anche in questo caso racconta una storia diversa. E anche la guerra in atto ne sarebbe una dimostrazione: "Quello che sta accadendo in Medio Oriente e Iran è una dimostrazione di puro machismo, portata avanti da due uomini contro governi di soli uomini", ha sottolineato.