Paolo Crepet lancia l'allarme: "I bambini non hanno più neuroni"
Durante un suo spettacolo teatrale, il noto psichiatra e sociologo Paolo Crepet ha lanciato un nuovo allarme: "I bambini non hanno più neuroni"
Il noto psichiatra e sociologo Paolo Crepet lancia un nuovo allarme sui bambini: "Non hanno più neuroni". Il professore richiama l’attenzione su una crescente perdita di autonomia nelle nuove generazioni. Al centro della sua riflessione c’è soprattutto il ruolo dei genitori, a suo avviso sempre più inclini a proteggere e ad anticipare ogni ostacolo nel percorso di crescita dei loro figli.
L’allarme di Paolo Crepet sui bambini
"I bambini non parlano più, scrollano. Non c’hanno più neuroni", ha detto Paolo Crepet durante il suo spettacolo che si è tenuto al Gran Teatro Geox di Padova lo scorso 20 febbraio.
Lo psichiatra descrive un’infanzia sempre più immersa negli schermi digitali, dove il gesto automatico dello "scrollare" sostituisce curiosità, creatività e relazione. Ma il problema, secondo lui, non è solo tecnologico: i bambini non sperimentano perché gli adulti intervengono costantemente, anticipando bisogni, risolvendo difficoltà e eliminando qualsiasi frustrazione prima ancora che si presenti davvero.
Per rendere l’idea, ha raccontato un episodio avvenuto in una stazione. "C’era un caldo bestia, una panchina. Ero io, poi si erano liberati due posti, è arrivata una mamma con un bambino. Ho avuto un brutto presentimento", ha affermato con tono sarcastico. "Ho detto: ‘Madonna’. E infatti". Dopo qualche minuto, il bambino ha tirato su col naso: "Brutta malattia, raffreddore", ha continuato ironicamente. "Infatti la mamma, pronta come una pantera, si è buttata dentro la sua stessa borsa e ha estratto un fazzoletto: ‘Soffia’. È così che si tirano su i bambini, no? ‘Soffia’. Lui soffia e rimetti via il fazzoletto. Dopo cinque minuti: ‘Soffia'".
Il bambino, è andato avanti Crepet nel suo racconto, a un certo punto lo guarda come per chiedere aiuto: "‘Ma perché proprio a me?’. Dico: ‘Amore, è un’assassina effettivamente‘. Come li chiamate voi questi qua? L’assassino. Io non ho un altro termine".
L’esagerazione è evidente, ma serve a Crepet per sottolineare un punto: un’educazione che non lascia spazio neppure alla gestione delle più piccole difficoltà quotidiane rischia di minare la capacità dei bambini di cavarsela da soli.
Cos’ha detto Crepet sui giovani e l’eredità
Secondo Crepet, un bambino che non impara a soffiarsi il naso, che non affronta il minimo disagio o una piccola frustrazione, crescerà più fragile e insicuro. "Arrivi a 20, 25, 30 anni e dici: Tu chi sei? Non lo so", ha affermato lo psichiatra, inscenando un dialogo immaginario con un giovane.
Crepet: "Come siamo messi?".
Giovane: "Benissimo, eredito".
Crepet: "Meno male che erediti, amore. Perché se non avessi ereditato eri messo male. Molto male, tesoro mio. Perché ti hanno detto che non sei capace neanche di soffiarti il naso. Altro che colori, altro che pennelli, altro che creatività", ha concluso lo psichiatra.
Con questo intervento, Crepet ha voluto ribadire che se da bambini non si impara a gestire le piccole cose, difficilmente si potrà affrontare la complessità della vita adulta, fatta di scelte, errori e inciampi inevitabili.
L’esperto richiama dunque gli adulti alle proprie responsabilità, criticando un modello educativo che, nel tentativo di proteggere, finisce per indebolire. Crepet ricorda che crescere significa anche sbagliare, annoiarsi, provare disagio, trovare soluzioni. Solo così si formano persone autonome, consapevoli e capaci di affrontare il mondo.