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Paolo Crepet: "Libertà sotto scacco". La minaccia più grande

Per Paolo Crepet, nel mondo contemporaneo "la libertà è sotto scacco": ma qual è la minaccia più grande secondo il noto psichiatra e sociologo?

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

La parola ‘libertà‘ sembra risuonare ovunque: nei discorsi politici, nelle campagne pubblicitarie, persino nei social network. Ma per Paolo Crepet, oggi la libertà è tutt’altro che garantita. Anzi, è “sotto scacco”. Una condizione che, secondo lui, non nasce da un’imposizione evidente, ma da una trasformazione silenziosa e profonda del nostro modo di vivere, pensare ed educare. In un’intervista, lo psichiatra e sociologo ha individuato quella che a suo avviso è la minaccia più grande che incombe sulla libertà individuale e collettiva, e ha lanciato un appello a ripensare il nostro rapporto con la tecnologia, con i giovani e con la responsabilità personale.

Da cosa è messa “sotto scacco” la libertà secondo Crepet

Oggi la libertà è messa sotto scacco non solo da dittatori e regimi, ma dalle tecnologie digitali che modellano i nostri comportamenti”, ha affermato Paolo Crepet in un’intervista al Messaggero Veneto. L’intelligenza artificiale, ha spiegato, “non chiede permesso: entra e cambia anche il nostro modo di pensare”.

Il professore ha sottolineato come la libertà non sia solo la possibilità di esprimersi, ma la capacità di pensare con la propria testa. “Viviamo in un mondo che a me sembra meno libero di trent’anni fa – ha proseguito -. Non che allora ci fossero grandi democrazie, ma oggi sento un peso diverso: è difficile parlare senza cercare audience o consenso”. Secondo lo psichiatra, in un mondo dove le opinioni si formano per imitazione e dove il dissenso viene spesso etichettato come provocazione, il pensiero libero rischia di diventare un’eccezione.

In questo contesto, a suo avviso, la tecnologia può trasformarsi in uno strumento capace di orientare scelte, emozioni e comportamenti, facendo così perdere alla libertà il suo significato più profondo.

“Su questo mi aspetto dai giovani una ribellione, qualcuno che dice: ‘Io voglio pensare con la mia testa, non con un algoritmo'”, ha aggiunto Crepet.

Qual è la minaccia più grande per l’educazione dei giovani (per Crepet)

La crisi della libertà si riflette anche nell’educazione dei giovani, che per Crepet è uno dei settori più vulnerabili. “Tutto porta all’educazione”, ha affermato, riportando una citazione della celebre pedagogista Maria Montessori: “Educare è libertà, oppure non è”.

“Cent’anni fa il nemico era l’autoritarismo pedagogico e lei (Maria Montessori) ha dovuto rovesciare questo e trovare un’idea di educazione autorevole e non autoritaria. Oggi è diverso: non c’è più un avversario concreto, ma un algoritmo. E ha una forza micidiale“, ha dichiarato lo psichiatra.

Come si esce da questa situazione secondo Paolo Crepet

“La storia ci insegna che l’umanità è uscita da tragedie enormi – ha proseguito Crepet -. Dopo la Seconda guerra mondiale abbiamo ricostruito bellezza e progresso. Ma dovremo aspettare un’altra catastrofe per riscoprirci?“, ha chiesto lo psichiatra.

Per uscire da questa situazione, Crepet propone una rinascita culturale e personale, un “nuovo Rinascimento”, come lo ha definito lui. A suo avviso, servono coraggio, indignazione e la volontà di pensare con la propria testa. Non si tratta di attendere soluzioni dall’alto, dunque, ma di riscoprire il valore della responsabilità individuale e della ricerca della verità.

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