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Paolo Crepet "profeta", l'allarme sugli effetti dell'IA

"Sono un profeta purtroppo": lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet ha lanciato un nuovo allarme sugli effetti dell'IA nella società contemporanea

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet da anni osserva con occhio critico l’evoluzione tecnologica e i suoi riflessi sulla società. “Sono un profeta purtroppo”, ha affermato, lanciando un nuovo allarme sugli effetti dell’intelligenza artificiale. L’IA, secondo il professore, non solo sta modificando il nostro modo di vivere, ma sta erodendo alla base il nostro pensiero, il nostro spirito critico e la nostra capacità di immaginare il futuro.

L’allarme di Paolo Crepet: “Sono un profeta purtroppo”

“Oggi in mezzo alle persone ci sono altre guerre, non solo quelle guerreggiate”, ha detto Paolo Crepet in un’intervista a Il Resto del Carlino. Il suo riferimento è alle nuove tecnologie, in primo luogo allo sviluppo dell’intelligenza artificiale: “Ho sentito l’altro giorno parlare un trilionario dell’intelligenza artificiale che diceva degli effetti collaterali che ci saranno con l’evoluzione della tecnologia. Noi dobbiamo sapere quali sono, da tanti anni cerco di dirlo, sono un profeta purtroppo“.

Lo psichiatra ha proseguito: “Dicevo 30 anni fa che non siamo capaci di aspettare, che i figli non crescono più. Eravamo pronti a rovinarci la vita, poi le cose si sono complicate, cinque anni fa non avevamo idea di quello che sta accadendo adesso”.

Crepet ha evidenziato che l’evoluzione tecnologica “ha ritmi pazzeschi”. E, con il suo avanzare, “il quoziente intellettivo regredisce“. Lo fa da “30 anni”, ha aggiunto, e oggi “evidentemente è peggiorato“, conducendoci verso “un finale che tanto allegro non è”.

Quali sono gli effetti dell’IA sul pensiero (per Crepet)

Ma cosa sta succedendo al nostro modo di pensare? Secondo Paolo Crepet, l’IA non è solo uno strumento, ma anche il simbolo di una crisi più profonda: “L’intelligenza artificiale oggi è come un banco dei pegni, si va coi gioielli della nonna e si riceve in cambio denari. Forse combatte la miseria, ma non la povertà. Povertà di spirito”, ovvero di idee, di proposte, di capacità di visione.

In cambio della comodità e dell’efficienza che la tecnologia promette, per il professore stiamo svendendo la speranza, l’immaginazione, la ricerca di ciò che ancora non conosciamo.

In un’epoca in cui, a suo avviso, il benessere si misura solo attraverso quello che possediamo materialmente, il pensiero viene svalutato perché non è tangibile: “Il pensiero non lo possiedi, lo devi fabbricare, lo devi difendere, io per esempio sono pieno di appunti perché altrimenti i pensieri mi scappano”, ha spiegato l’esperto.

Per contrastare questo fenomeno, Crepet invita a tornare alla fatica del pensare, all’impegno creativo: “Tornate a fare le cose con gioia. Bisogna fare fatica, imbrattarsi col futuro, bisogna avere il coraggio di guardalo il futuro“, ha raccomandato.

In un’epoca in cui tutto tende a essere semplificato, velocizzato, automatizzato, Paolo Crepet ci ricorda che il pensiero umano ha bisogno di rallentare, di dubitare, di cercare. Il rischio più grande che evidenzia l’esperto non è che le macchine pensino al posto nostro, ma che smettiamo noi di pensare. Crepet invita a riappropriarsi del pensiero come atto creativo, come esercizio di libertà e responsabilità, ricordandoci che senza pensiero non c’è futuro.

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