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Paolo Crepet su giovani e genitori: la frase sul "senso di colpa"

Paolo Crepet torna a parlare dei giovani e del rapporto tra genitori e figli: la frase dello psichiatra sul "senso di colpa" nella genitorialità

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Nel dibattito contemporaneo sul rapporto tra i giovani e i loro genitori, le parole dello psichiatra e sociologo Paolo Crepet continuano a offrire spunti preziosi. In un’intervista, Crepet ha pronunciato una frase particolarmente significativa sul senso di colpa che spesso accompagna la genitorialità, soprattutto quando i figli commettono errori o si trovano coinvolti in situazioni difficili.

Crepet sul senso di colpa nei genitori

“Se suo figlio di 17 anni va a una festa e fa una caz***a, produce dei danni, la prima sua reazione emotiva sarà quella di arrabbiarsi con lui. Però poi c’è sempre un senso di colpa che emerge: ‘non sono stata capace, non mi sono accorta…’ .Si immagini in una situazione di tragedia mille volte più grande, come quella di Anguillara”.

Così Paolo Crepet, durante un’intervista a Hoara Borselli pubblicata sul Giornale, ha descritto il meccanismo emotivo che spesso si attiva nei genitori quando un figlio sbaglia. Un processo interiore che, ha spiegato, diventa ancora più complesso e doloroso quando l’errore si inserisce in contesti drammatici, come la vicenda di Anguillara, culminata nel suicidio dei genitori dell’uomo reo confesso dell’omicidio della moglie.

Secondo Crepet, quando un figlio commette un errore – che si tratti di un comportamento scorretto, di una bravata o di una scelta sbagliata – molti genitori finiscono per viverlo come una ferita alla propria identità educativa. In questi momenti non emerge soltanto la preoccupazione per il ragazzo, ma anche una domanda che pesa come un macigno: “Dove ho sbagliato?”.

Differenza tra responsabilità genitoriale e senso di colpa (per Crepet)

In un’intervista rilasciata a Mamme Magazine lo scorso ottobre, Paolo Crepet ha spiegato che “avere il coraggio di dire le cose è il più grande esempio per i nostri figli”, introducendo una distinzione tra responsabilità e senso di colpa nella genitorialità.

Crepet ha sottolineato che il senso di colpa è spesso un’emozione sterile: non aiuta i ragazzi a crescere, non li rende più consapevoli, non li educa. La responsabilità, al contrario, è un atto attivo: implica dire dei no, stabilire confini, accettare che i figli possano arrabbiarsi o contestare. È un percorso che richiede coraggio, non auto-flagellazione.

La responsabilità spinge a fare cose concrete per la famiglia: il senso di colpa è un peso emotivo che spesso non produce risultati utili“, ha specificato lo psichiatra, evidenziando come molti genitori finiscano per confondere l’educazione con il dover “lasciare tutto” ai figli, “una casa, un’eredità, diventando ossessionati dal dovere”.

In particolare, lo psichiatra ha osservato come siano soprattutto le madri a pagare un prezzo emotivo più alto, schiacciate da aspettative sociali e sensi di colpa continui: “Ho conosciuto donne con carriere pazzesche, dall’astrofisica alla professoressa universitaria, anche in ruoli maschili, tutte corrose dai sensi di colpa. L’uomo va al lavoro anche se il figlio ha la febbre: la mamma invece fa 40 telefonate“.

Ma, ha proseguito, “meglio il senso di colpa che l’abbandono“. Il vero rischio nel rapporto tra genitori e figli, ha detto, non è sentirsi talvolta inadeguati, ma non esserci davvero. L’abbandono, ha chiarito, non coincide con l’uscire di casa per lavorare o con l’avere impegni quotidiani: un genitore può lavorare tutto il giorno e rientrare la sera, scambiare qualche parola con il figlio, ascoltarlo, e restare comunque presente.

L’abbandono è non esserci anche se siamo a casa, magari incollati al telefono – ha specificato Crepet -. I social ti trasportano da un’altra parte, lontano da se stessi e dalla famiglia“.

E ancora: “Stare fisicamente sul divano a leggere un libro, non è la stessa cosa che scrollare il telefono. I social creano tensioni, sono infernali e aumentano aggressività e confronto. Se riesci a dire ‘scusa, ora sto leggendo un libro’, a essere presente senza smartphone, sei già a metà strada”, ha concluso Paolo Crepet.

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