Paolo Crepet svela chi sono i "veri maestri": i suoi due esempi
Chi sono i "veri maestri" secondo Paolo Crepet? Il noto psichiatra e sociologo svela i suoi due esempi e offre qualche consiglio ai nonni di oggi
Nei suoi interventi, Paolo Crepet riflette spesso sul significato di "maestro": non un semplice insegnante, ma una figura capace di diventare un modello, un punto di riferimento, qualcuno che lascia il segno. In un’intervista, il noto psichiatra e sociologo ha raccontato chi sono, per lui, due esempi di "veri maestri", spiegando perché la loro forza sta in quello che fanno.
Cosa non direbbero mai i "veri maestri" secondo Crepet
Per Paolo Crepet, il vero maestro non è qualcuno che si presenta come tale. Anzi, lo psichiatra diffida di chi rivendica il ruolo di guida o pretende di incarnare un modello. "I veri maestri sono del tutto inconsapevoli di esserlo", ha dichiarato a Tv Sorrisi e Canzoni. "Non è che salgono in cattedra e ti dicono: ‘Io sono questo’. I grandi architetti come Renzo Piano, i rocker come Keith Richards non lo direbbero".
Lo psichiatra ha citato due figure emblematiche: l’architetto Renzo Piano e il chitarrista dei Rolling Stones Keith Richards. Due mondi lontanissimi, ma che per Crepet sono accomunati da un tratto fondamentale: la capacità di lasciare un’impronta nel mondo senza ostentazione. A suo avviso, il vero maestro è qualcuno che fa, non qualcuno che dice di essere. Sia nel caso di Piano che di Richards, "parlano le loro opere per loro", non hanno bisogno di definirsi.
"Siamo ciò che facciamo", ha aggiunto Crepet, sottolineando che l’esempio nasce dall’impegno, dalla curiosità e dalla capacità di rischiare. Non a caso, parlando di talento e coraggio, ha ricordato Ornella Vanoni, che nella loro ultima telefonata ha chiesto allo psichiatra di portarla in un liceo per raccontare alle ragazze chi era: "Una ragazza che si è buttata nel fuoco". Secondo il professore, infatti, "per risplendere bisogna bruciarsi", ovvero bisogna rifuggire la comfort zone e buttarsi, accettare le sconfitte e continuare a provarci.
Il consiglio di Paolo Crepet ai nonni
Durante l’intervista, Paolo Crepet si è soffermato su un’altra figura educativa: i nonni. A questi, nel suo libro, lo psichiatra ha consigliato di fare un corso di teatro per raccontare bene le favole ai nipoti invece di allenarsi per la maratona di New York.
"Non ce l’ho con Gianni Morandi che corre, beninteso", ha esordito. "Ma tutta questa frenesia della forma fisica. Vivere fino a 104 anni? Per carità! La vita non va allungata, va allargata", ovvero va riempita di esperienze, relazioni, passioni. E i nonni, in questo, possono essere un esempio straordinario: "Io non sono nonno, ma avevo un nonno artista, sono stato fortunato".
Crepet ha precisato: "Non è che i nonni debbano fare i baby sitter dei nipoti, intendiamoci. Ma è già un grande insegnamento per i bambini sapere che il nonno, per esempio, va in osteria e lì ci sono i suoi amici: Mario, Giuseppe, Giovanni. L’importante è capire che il nonno ha una vita. Piena anche di amore".
Secondo l’esperto, un nonno che coltiva interessi, che frequenta persone, che mantiene una propria identità offre un insegnamento prezioso a propri nipoti. Mostra che ci si può sorprendere, si possono fare progetti e avere passioni a qualsiasi età. Mostra che i sentimenti non hanno "una data di scadenza", come sottolineato da Crepet.