Parisi: "Con IA risolto un problema decennale". Ma c'è un rischio
Il Premio Nobel Giorgio Parisi ha risolto un problema di fisica statistica decennale con l'IA, ma mette in guardia da un rischio: di cosa si tratta
Intelligenza artificiale sì, intelligenza artificiale no: il dibattito è aperto, anche tra gli esperti, che sperimentano le potenzialità dell’IA con curiosità, come ha più volte fatto Giorgio Parisi, Premio Nobel per la Fisica nel 2021. Ma il suo ultimo tentativo ha una marcia in più: "Con l’IA ho risolto un problema decennale", ha raccontato il professore. Nonostante il risultato, il fisico ha messo in guardia dal rischio che porta con sé l’uso dell’intelligenza artificiale.
Parisi risolve un problema matematico decennale con l’IA
Immaginiamo un Premio Nobel per la Fisica che un giorno, incuriosito dall’intelligenza artificiale, prova a chiederle di risolvere un problema di fisica statistica irrisolto da decenni. Adesso immaginiamo che l’IA riesca davvero a risolvere quel problema, di fronte allo stupore del fisico.
Nessuna immaginazione, è quello che è successo allo scienziato Giorgio Parisi. La dimostrazione è stata pubblicata l’1 luglio, con il contributo del fisico Francesco Zamponi, sul Journal of Statistical Mechanics.
"Sapevo che Claude era bravo a scrivere programmi, ma non credevo che sarebbe riuscito a trovare la soluzione", ha raccontato Parisi a La Repubblica, precisando che "lui ha trovato l’idea giusta, io però l’ho instradato".
Il professore ha spiegato di aver tentato quasi per caso a sottoporre all’IA quel problema con cui gli scienziati si arrovellano da oltre un decennio. Una volta letta la risposta, "ero scettico", ha ammesso. Così l’ha sottoposta al fisico teorico dell’Università La Sapienza, Francesco Zamponi, "e abbiamo visto che effettivamente tornava".
In realtà, ha aggiunto, "avevamo già trovato la soluzione dal punto di vista numerico. Però non sapevamo spiegare il perché. Claude ha fornito la dimostrazione, e questo per noi fisici ha grande importanza", ha affermato Parisi, sottolineando di non provare "nessuna rabbia" per la soluzione data da Claude: "Siamo più che altro contenti".
Parisi ha ribadito che il risultato non sarebbe stato raggiunto senza l’impiego dell’intelligenza umana: "Neanche Claude ci sarebbe mai arrivato se non l’avessimo istruito e instradato per giorni e giorni".
Qual è il rischio di usare l’IA secondo il Premio Nobel Parisi
Per Parisi, il vero rischio nell’uso dell’intelligenza artificiale non è la tecnologia in sé, ma ciò che potremmo perdere affidandoci troppo ad essa. E questo l’ha capito proprio lavorando con Claude. "Mi sono chiesto: ma perché devo perdere tempo con i calcoli se lui è tanto veloce? Poi mi sono reso conto che senza quella, tra virgolette, perdita di tempo, non avrei capito a fondo il problema e non sarei stato in grado di instradare Claude".
L’intelligenza artificiale, ha precisato, "può sollevarci da tanti pesi", ma "a un certo punto serve un’idea nuova o si rischia di restare fermi sempre nello stesso punto". E questo vale "per qualunque problema, anche il più banale".
Ogni tecnologia, ha proseguito, "ci solleva da un problema", ma allo stesso tempo "ci sottrae anche una facoltà". Per esempio, i navigatori hanno reso superflua la nostra abilità di orientarci, altre innovazioni ci hanno reso meno abili nell’uso delle mani o nello sforzo fisico.
Rispetto ad altre tecnologie, con l’IA però "il problema si pone in modo diverso", avverte Parisi. "Stavolta quella che rischiamo di perdere è la nostra facoltà di pensare".