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Per Crepet i bimbi "devono farsi male": nata una scuola speciale

Per Paolo Crepet "i bambini devono cadere e farsi male": da questa premessa è nata una scuola speciale progettata dal grande architetto Renzo Piano

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

"I bambini devono cadere e farsi male". È anche da questa teoria che è nata la scuola progettata da Renzo Piano con la consulenza di Paolo Crepet, come ha raccontato lo stesso psichiatra in un’intervista. A suo avviso, infatti, le persone devono entrare in contatto con il dolore fin dalla tenera età per poter diventare adulti consapevoli e responsabili.

Crepet racconta com’è nata la scuola progettata con Renzo Piano

Che mondo vuole Paolo Crepet? "Non c’è bisogno che me lo diano: me lo prendo", ha risposto lo psichiatra durante un’intervista a La Stampa. Crepet ha più volte ribadito di "non volere questo mondo", dove la tecnologia sta prendendo sempre più il sopravvento alimentando ciò che definisce "l’erotismo della delega", ovvero la tendenza a delegare alle macchine quello che richiede uno sforzo fisico o mentale.

Ha così svelato il suo antidoto per "riprendersi" il mondo che desidera: "Credendo nel fatto che le persone possono elevarsi". E ha raccontato una vicenda personale, quando un giorno venne raggiunto telefonicamente dal celebre architetto Renzo Piano: "Una volta mi chiamò, mi disse: ‘Sono Renzo Piano, la chiamo da Houston’. Io credevo fosse un mitomane, ma era lui. Avevo scritto che le archistar in Italia non avevano mai progettato una scuola. E allora decidemmo di farne una".

Il primo consiglio che Crepet offrì all’architetto per la progettazione della scuola "fu di non mettere i pavimenti anti trauma". Il motivo? "Perché i bimbi devono cadere e farsi male". L’idea piacque a Renzo Piano, "e così, da una battuta, nacque una scuola".

Come gli adulti "semplificano" la vita ai giovani per Crepet

Durante l’intervista, Paolo Crepet ha parlato molto di giovani, spiegando che "ultimamente frequento degli under trenta che mi piacciono enormemente, litighiamo moltissimo sulla cancel culture e il woke".

E ha ricordato il suo amico Oliviero Toscani, il grande fotografo morto nel 2025: "Una volta in macchina litigò furiosamente con sua figlia, e poi urlò: ‘Non siamo capaci di ascoltarli‘". Ma questo, ha aggiunto Crepet, "non deve portarci a essere indulgenti e poco esigenti con loro".

Il problema di oggi, ha proseguito, è che "noi (genitori) ci semplifichiamo la vita abbandonandoli (i figli) davanti a uno schermo e loro, però, se la semplificano restandoci davanti". Ha poi citato Pier Paolo Pasolini, che diceva: "Quando un ragazzo sbaglia, la colpa è sempre per metà del padre e per l’altra metà sua che non è stato capace di essere migliore del padre".

Il modello di scuola di Renzo Piano e Paolo Crepet

Renzo Piano ha descritto "la scuola che farei", modello delineato insieme a Paolo Crepet e al maestro elementare Franco Lorenzoni, in un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore nel 2015.

"Se dobbiamo costruire nuove scuole, meglio farle in periferia, e lo stesso vale per gli ospedali o gli auditorium. Questa è la scommessa dei prossimi decenni: trasformare le periferie in pezzi di città felice. Come fare? Disseminandole di luoghi per la gente, punti d’incontro e aggregazione, dove si celebra il rito dell’urbanità", ha scritto l’architetto.

Da questa visione nasce un modello di scuola costruito su tre livelli (piano terra, primo piano e tetto) che supera l’idea tradizionale dell’edificio scolastico come semplice luogo di istruzione e lo trasforma in uno spazio educativo aperto alla comunità.

Il piano terra, dove al "al centro c’è un giardino con un grande albero" che è "metafora della vita", rappresenta la connessione con la città, grazie a spazi condivisi come biblioteca, laboratori, palestra e giardino, pensati per promuovere lo scambio tra generazioni e la partecipazione della comunità. "La scuola deve vivere per molte più ore rispetto a quelle richieste per la didattica – ha sottolineato Piano -. Si possono immaginare spazi in uso agli scolari fino al pomeriggio e poi aperti alla città fino a tarda sera, così come durante i fine settimana". In questo piano, "si imparano ad apprezzare le diversità e si sviluppa solidarietà".

Il primo piano ospita le aule, progettate come ambienti luminosi, flessibili e privi di corridoi tradizionali, così da favorire la collaborazione, la creatività e il confronto tra bambini e ragazzi di età diverse (dai 3 ai 14 anni, dalla scuola dell’infanzia alle medie).

Infine, il tetto è concepito come "un grande workshop a cielo aperto", un luogo della libertà, dell’immaginazione e della scoperta, con orti, osservatori astronomici e laboratori che stimolano la curiosità e il contatto diretto con la natura. "Questo tetto restituisce emotività a un luogo dove stanno i bambini ai quali, come dice Paolo Crepet, oggi manca soprattutto l’affettività", ha puntualizzato l’architetto.

Grande attenzione è riservata anche alla sostenibilità ambientale: l’impiego del legno, l’uso di energie rinnovabili e il monitoraggio dei consumi trasformano l’edificio stesso in uno strumento educativo.

Secondo Piano e Crepet, la scuola non deve limitarsi a trasmettere conoscenze, ma deve coltivare relazioni, affettività, senso civico e responsabilità verso l’ambiente, diventando un luogo capace di accompagnare la crescita personale e sociale di bambini e ragazzi.