Per Crepet i genitori sono "rimbecilliti", ha 2 domande per loro
Perché secondo Paolo Crepet i genitori di oggi sono dei "rimbecilliti": ecco le due domande che il noto psichiatra e sociologo vorrebbe rivolgere loro
Paolo Crepet non ha mai risparmiato critiche ai genitori di oggi e, in una nuova intervista, li ha definiti senza mezzi termini dei "rimbecilliti". Un’espressione provocatoria che nasce da una riflessione più ampia sulla crisi educativa delle nuove generazioni. Lo psichiatra ha anche posto due precise domande, pensate per spingere madri e padri a interrogarsi sulle loro responsabilità. Al centro del suo ragionamento c’è un cambiamento culturale che, secondo lui, ha portato molti adulti a perdere autorevolezza, rinunciando progressivamente al loro compito educativo.
Perché per Paolo Crepet i genitori di oggi sono dei "rimbecilliti"
Parlando di violenza giovanile e di abuso di alcol e droghe tra adolescenti in un’intervista al Tirreno, il noto psichiatra e sociologo Paolo Crepet ha rivolto una critica durissima ai genitori di oggi, che ha definito "dei rimbecilliti" perché "non sanno dire di no", concedendo ai figli "stupide libertà", come quelle di stare fuori fino a notte fonda.
Non è la prima volta che il professore usa parole molto forti nei confronti della genitorialità contemporanea, a suo avviso troppo permissiva ma allo stesso tempo iperprotettiva. Due atteggiamenti che, ha avvertito, non responsabilizzano i giovani e non li aiutano a costruire la propria identità in modo autonomo e consapevole.
Per spiegare la sua posizione, Crepet ha raccontato una vicenda accaduta a due giornalisti che "sono andati a piazza Santa Croce a Firenze alle tre di notte per documentare quello che succede: tredicenni ubriachi, armati di coltelli", ha spiegato.
Durante il servizio, i cronisti hanno parlato con un gruppo di ragazzi sulle attività di spaccio nella zona. La "cosa più sorprendente", a detta dello psichiatra, è che "poco distante hanno incrociato un affollamento di automobili dei genitori di quei ragazzi, che li aspettavano pazientemente, a notte fonda, per riaccompagnarli a casa". Una situazione che Crepet ha definito "al limite della schizofrenia".
Quali sono le 2 domande che Crepet farebbe ai genitori
Paolo Crepet ha aggiunto: "Finire in coma etilico a tredici anni è un insulto all’intelligenza. È come se fossimo pavidi, incapaci di reagire. Mi sembra surreale".
Per lui, il problema non è solo nel comportamento dei ragazzi, ma soprattutto nell’assenza di una guida adulta capace di imporre regole e trasmettere valori. Da qui le domande che, a suo avviso, andrebbero poste a questi genitori. La prima è: "Pensi che questo sia un buon inizio di vita per tuo figlio, o ti stai solo adeguando a quello che fanno tutti?".
La seconda è: "Visto che concedi ai tuoi figli queste stupide libertà (perché queste sono stupide, non autentiche libertà) pensi che siano più felici?". Perché, ha aggiunto, "se qualcuno lo pensa davvero, abbiamo vissuto due vite diverse".
In questo contesto, Paolo Crepet non ha risparmiato critiche neanche nei confronti del sistema scolastico italiano: "La scuola è morta. È cambiato tutto il mondo e la scuola è sempre quella, è paurosamente conservatrice". Un commento che punta il dito contro un modello educativo e formativo che, per l’esperto, non riesce più a rispondere alle domande e alle esigenze dei giovani.