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Perché Crepet ha stroncato Sanremo 2026, la lezione sull'arte

Paolo Crepet ha stroncato il Festival di Sanremo 2026 affermando che "oggi non c'è più niente da dire": la lezione sull'arte dello psichiatra

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Paolo Crepet stronca il Festival di Sanremo 2026 e offre una lezione sull’arte. La sua critica non si limita alla musica, ma mette in discussione il modo in cui la società contemporanea affronta la vita ed educa le nuove generazioni.

Paolo Crepet e la sua critica al Festival di Sanremo

Il Festival di Sanremo è finito ma continua a far discutere. Tra le voci critiche c’è quella del noto psichiatra e sociologo Paolo Crepet, che ha espresso un giudizio severo sulla kermesse musicale più famosa d’Italia.

Secondo lui, il festival rispecchia in qualche modo una società che ha perso la capacità di produrre vera arte. "Basta guardare la mediocrità di Sanremo per capire che oggi non c’è più niente da dire", ha dichiarato in un’intervista al Corriere dell’Alto Adige.

Per Crepet, la società contemporanea tende a voler eliminare il dolore dall’esperienza umana. Ma è proprio quel sentimento, a suo avviso, il vero motore della creatività. "Se togli la sofferenza togli il senso dell’arte, della bellezza e della scoperta: per questo non abbiamo più geni, ma solo replicanti che vendono una perfezione ignobile". Senza dolore, senza difficoltà e senza delusioni, sostiene lo psichiatra, l’arte rischia di perdere la sua essenza più profonda e trasformarsi in un prodotto replicabile e privo di originalità.

Per spiegare meglio il suo punto di vista, ha ricordato alcuni artisti che hanno trasformato le proprie fragilità in slancio creativo. Ha citato Ernest Hemingway, che sosteneva che per diventare scrittori serva "un’infanzia sventurata", e Ornella Vanoni. Crepet ha raccontato che, nella loro ultima telefonata, la cantante gli ha chiesto di portarla in un liceo per raccontare alle studentesse la sua vita. "Ornella ha sofferto, ha pagato i suoi errori, è andata in Sudamerica quando qui le cose non giravano. È lì che diventi un mito", ha commentato lo psichiatra.

"Invece oggi ci accontentiamo della mediocrità di Sanremo: dieci di quei cantanti non valgono un piede sinistro di Lou Reed – ha proseguito lo psichiatra -. Vorrei che all’Ariston qualcuno cantasse Perfect Day, ma Lou Reed è morto e il talento non si compra al supermercato".

Come si fa a "fare arte" secondo Crepet

Ma come si fa a coltivare il talento? "Il talento viene dal viaggio, e se non c’è il viaggio – inteso come fatica, come rischio di frantumarsi – non c’è niente da dire", ha evidenziato l’esperto.

Il problema, secondo lui, è che oggi la società mira a costruire un modello di vita senza fallimenti, inseguendo un’idea di perfezione. "Oggi cerchiamo la perfezione biotech, vogliamo startup che creino persone perfette. È ignobile", ha affermato.

Al contrario, ricorda Crepet, l’arte nasce dall’imperfezione, dalle difficoltà, dalle cadute: "Abbiamo tolto ai giovani la frustrazione, che è la benzina dei neuroni. I nostri neuroni sono disfunzionanti per natura: è quella disfunzione che crea l’idea, il guizzo, l’arte".

Infine, Crepet ha portato anche l’esempio della campionessa olimpionica Federica Brignone, che "ha vinto l’oro dopo un’odissea psicologica e fisica". La sciatrice "è entrata nel mito perché ha osato quando i mediocri le dicevano di stare a casa. Se non sei religioso il divino lo trovi lì o nella voce di Tom Jones, non in Sal Da Vinci, con tutto il rispetto", ha detto facendo riferimento al vincitore di Sanremo 2026.

Per questo, "auguro a tutti un po’ di sana sfiga, un po’ di insuccesso", ha concluso Crepet, lanciando il suo messaggio ai giovani: "Osate l’incanto, osate il dissenso. Solo così resterete umani".