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Perché i ragazzini non prendono più appunti a scuola iStock

Perché i ragazzi non prendono più gli appunti a scuola

L'uso dello smartphone sta facendo perdere ai giovani l'abitudine di scriversi note per memorizzare le nozioni, pratica sostituita dal fare foto

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

L’anno scolastico 2025/2026 si sta per riaprire con il divieto di usare gli smartphone anche nelle scuole superiori. Nel dibattito sui benefici o gli aspetti negativi della decisione, molti esperti hanno evidenziato come, eliminando questo dispositivo, gli studenti e le studentesse possono riscoprire altri metodi di apprendimento e nuovi spazi. Al centro della discussione c’è il tema dell’attenzione e i rischi che il telefonino riduca la capacità di concentrarsi. Un esempio? I giovani non prendono più appunti ma preferiscono fare una foto.

Perché i ragazzi non prendono più appunti

Secondo Renato Borgatti, neuropsichiatra dell’Università degli Studi di Pavia Fondazione Irccs Mondino e componente della Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Sinpia), il divieto di usare cellulari a scuola anche alle superiori a partire dall’anno scolastico 2025/2026 potrebbe rivelarsi un’occasione per i ragazzi e le ragazze per concentrarsi su “forme di apprendimento e di contatto sociale che l’invadenza di queste tecnologie nelle vite dei ragazzi ha portato a trascurare”.

Lo specialista, intervistato da Il Giorno, ha sottolineato come gli smartphone (o i tablet e altri dispositivi tecnologici personali) “sviluppano un certo tipo di attenzione a scapito di un altro tipo di attenzione“. Per Borgatti bisogna essere consapevoli che l’uso dei telefonini “non è né un bene né un male” ma sviluppa “un certo tipo di memorie” mentre se ne perdono altri tipi.

In questo contesti i ragazzini “hanno perso l’abitudine a prendere appunti perché sono abituati a fotografare, a fermare qualunque cosa che vogliono ricordare con il cellulare, la memorizzano facendogli una foto: stiamo allenando certi tipi di memorie e non altre”.

Per il neuropsichiatra, in generale, la scuola “deve sviluppare ciò che oggi non viene naturale, qualcosa di diverso rispetto a ciò che la società già naturalmente non ci offre”. In pratica si devono “dare delle opportunità in più, ampliarle. In questo senso credo che possa essere utile permettere altre modalità di apprendimento creando uno spazio alternativo in cui non è prevista la presenza del cellulare. Senza demonizzare, ma tenendo conto che alcune capacità vengono maggiormente sviluppate all’esterno ed altre vengono un po’ perse”, ha concluso l’esperto.

Gli effetti dell’uso dello smartphone

Il problema, secondo Borgatti, è che lo smartphone è “uno strumento un po’ invasivo nel senso che, soprattutto per gli adolescenti, è presente tutta la giornata: tutti i momenti sono scandagliati dal suo impiego”.

“Anche in vacanza la possibilità di connessione nelle località prescelte – ha evidenziato – è il primo requisito di cui si accertano i ragazzi. Questo ci dice quanta fatica fanno solo a immaginare di stare senza per un attimo. Abbiamo creato una situazione che ha caratteristiche quasi di dipendenza”.

In questo quadro “spazi che ‘allenano’ i ragazzi a farne a meno e anche a disciplinarsi un pochino sull’uso possono essere utili. Senza però demonizzare uno strumento che oggi fa proprio parte del nostro costume, della nostra vita quotidiana ed è indubbiamente utile”.

Il neuropsichiatra ha segnalato come “l’uso pervasivo dello smartphone” abbia conseguenze “a partire dal linguaggio. Abbiamo elaborato una lingua molto telegrafica, povera dal punto di vista sintattico, poco articolata. Ciò si ripercuote sulla scrittura, i ragazzi fanno un po’ fatica a scrivere, soprattutto a farlo bene. Anche perché leggono meno”.

I giovani sono più attratti dalle notizie riassunte in poche righe, dai titoli, “da ciò che è molto immediato”.

Tutti questi device, ha spiegato l’esperto, hanno la capacità “di mantenere molto attiva l’attenzione che viene catturata continuamente dagli stimoli che ci arrivano dallo schermo. Abbiamo quindi una generazione di adolescenti che ha una grande capacità attentiva nella misura in cui questa attenzione viene stimolata, ma ha una minore capacità di mantenere attivamente l’attenzione”.

Evitando di usare gli smartphone in classe si potrebbero riscoprire alcune modalità di relazione, di pensiero, di funzioni neuropsicologiche che la tecnologia ha portato a trascurare.