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Il ministro Giuseppe Valditara Ansa

Perché il nuovo anno scolastico è "rivoluzionario" per Valditara

Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha definito "rivoluzionario" il nuovo anno scolastico 2026/2027: ecco per quale motivo

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Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha definito "rivoluzionario" il nuovo anno scolastico 2026/2027. Il titolare del dicastero di viale Trastevere in un’intervista ha spiegato come sono stati cambiati i programmi, in particolare per quanto riguarda l’insegnamento di materie fondamentali come la matematica e l’italiano. Questa è stata anche l’occasione per riflettere sulle sfide che il mondo dell’istruzione è chiamato ad affrontare con la diffusione dell’intelligenza artificiale.

Perché Valditara ha definito "rivoluzionario" il nuovo anno scolastico

Giuseppe Valditara è stato intervistato dalla rivista Famiglia Cristiana. Il ministro dell’Istruzione e del Merito ha voluto augurare a tutti un buon inizio di scuola: "Formulo i miei migliori auguri agli studenti, ai genitori, a tutto il personale scolastico per l’apertura del nuovo anno, che per molti aspetti si annuncia rivoluzionario".

Sarà rivoluzionario, ha spiegato il ministro, "perché partono i nuovi programmi. Alle elementari e medie rimettiamo al centro l’italiano, potenziando lo studio della grammatica e della sintassi". Valditara ha ribadito che lo slogan è "carta, libro, penna. E infatti anche la calligrafia e il corsivo avranno il loro peso". Il titolare del dicastero di viale Trastevere ha poi ricordato che "ritorna centrale lo studio dell’Occidente".

Valditara spiega come sarà insegnata la matematica

Per Giuseppe Valditara anche l’insegnamento della matematica subirà una rivoluzione, "per far sì che anche chi non ha il bernoccolo dei numeri possa appassionarsi". I recenti risultati delle prove Invalsi di matematica hanno evidenziato criticità e il ministro ha spiegato di essere intervenuto proprio per questo motivo. "La matematica è fondamentale. Si partirà dall’osservazione della realtà per arrivare a scoprire la teoria".

Il ministro ha ricordato che questo cambiamento è già stato proposto in "una delle prove di matematica alla Maturità di quest’anno per i licei scientifici". Il riferimento è ai problemi della seconda prova scritta di indirizzo, dedicati all’abbassamento delle acque del lago di Bracciano e al terremoto del Friuli. Si è partiti da casi reali "per arrivare alle formule matematiche che ci consentono di spiegare questi fenomeni".

Come cambiano italiano e letteratura a scuola

Non sarà solo la matematica a cambiare volto a scuola. Valditara ha spiegato anche la rivoluzione dedicata a italiano e letteratura. Nella scuola primaria si tornerà a imparare le poesie: "È necessario non spegnere la memoria dei nostri bambini", ha affermato il ministro, "perché sappiamo perfettamente che, tra i danni dell’abuso precoce del cellulare e dei social, vi sono la diminuzione dell’attenzione, della creatività, della fantasia e della memoria. E poi perché le poesie rappresentano un patrimonio espressivo, di immagini, una ricchezza di sensibilità che è giusto che i nostri bambini posseggano".

Svelando anche qual è la sua poesia preferita e aggiungendo che anche le canzoni dei cantautori italiani potrebbero essere affiancate alle poesie tradizionali, Valditara ha ricordato che tra le letture previste dai nuovi programmi per elementari e licei c’è anche la Bibbia, scelta che ha difeso più volte dalle critiche, sottolineando che questo testo "rappresenta la radice storica e spirituale delle tre religioni monoteiste" ed è per lui "un grande strumento culturale di dialogo e di conoscenza".

Valditara ha sottolineato anche l’importanza dell’Odissea, perché "è di una straordinaria modernità, più dell’Iliade. Pensiamo all’Ulisse di Joyce. L’Odissea è il mito, l’emblema, l’essenza dell’uomo moderno: quella ricerca continua, il viaggio, la sperimentazione, l’incontro con culture diverse, con popoli diversi, la sfida finale". Lo stesso vale per l’Eneide: "Theodor Haecker definì Virgilio ‘padre’ dell’Occidente", ha ricordato il ministro.

Valditara e la sfida dell’IA nelle scuole

La scuola è oggi chiamata a confrontarsi con l’intelligenza artificiale. Giuseppe Valditara ha ricordato che nell’era dell’IA "non dobbiamo dimenticare l’intelligenza umana. Tutti gli studi scientifici hanno dimostrato che l’uso intensivo e precoce del cellulare non consente ai bambini di attivare quelle aree cerebrali che, invece, la lettura del libro cartaceo e la scrittura manuale consentono di sviluppare". Proprio per questo motivo, Valditara ha introdotto il divieto di uso del cellulare in classe: "Non è un caso che lo abbia fatto quest’anno anche la Svezia", ha aggiunto.

Il ministro è consapevole del fatto che il corpo docente deve essere preparato. "Abbiamo investito 400 milioni di euro per la formazione sul digitale del personale scolastico e introdotto nelle nuove linee guida sull’educazione civica la formazione alla consapevolezza delle potenzialità e dei rischi dell’IA". Sono stati anche avviati "corsi per la formazione degli insegnanti" e sono stati stanziati "100 milioni di euro per diffondere l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle scuole".

Valditara ha ricordato che "la comprensione del linguaggio IA entrerà nelle scuole già alle primarie. Nelle superiori introduciamo, invece, l’intelligenza artificiale per potenziare lo studio delle materie STEM".