Perché l'insegnante deve essere un regista secondo Novara
Il pedagogista Daniele Novara, durante un convegno, ha spiegato per quale motivo gli insegnanti dovrebbero svolgere in classe il ruolo di registi
La scuola è un luogo importante per la crescita degli studenti, soprattutto in caso di adolescenti, così come il gruppo di coetanei è fondamentale in questa fase delicata della vita dei nostri ragazzi. Lo sa bene il pedagogista italiano Daniele Novara, che in occasione di un convegno ha spiegato per quale motivo in classe gli insegnanti dovrebbero essere dei registi e come favorire l’apprendimento, partendo anche dalle relazioni, prioritarie per imparare e crescere.
Novara e il ruolo della scuola nella crescita degli studenti
Daniele Novara, in occasione del Convegno Nazionale del CPP “Star bene a scuola. Come migliorare il clima della classe”, ha spiegato ancora una volta qual è secondo lui il ruolo della scuola nella crescita degli studenti.
Il pedagogista ha spiegato, come riportato dal Corriere della Sera, che è “una situazione assolutamente innaturale” quella che vede i nostri ragazzi e le nostre ragazze vivere gran parte della giornata in isolamento, chiusi nelle loro camerette, usando solo i device. “L’adolescente per antonomasia vive la dimensione di gruppo come generativa e rigenerativa rispetto al nido materno”.
Daniele Novara, nel suo intervento al Convegno Nazionale del CPP, ha spiegato: “Dagli anni novanta la scuola ha assunto il ruolo della socialità spontanea. Non dovrebbe essere così, perché è un’istituzione, e come tale molto organizzata e strutturata, ma i bambini e le bambine creano lì le loro amicizie”.
Secondo l’esperto si tratterebbe di “un punto importante perché consente alla scuola di strutturare delle azioni motivazionali, basate su un’idea semplice: siamo animali sociali, essere viventi basati sulla condivisione, sulla compresenza con gli altri”.
Come favorire l’apprendimento secondo il pedagogista
Il bisogno sociale mimetico va soddisfatto per poter imparare, perché, come ha sottolineato Novara, è lo stesso bisogno che “ha permesso ai Sapiens di superare i Neanderthal, perché pare avessero una straordinaria capacità di memoria sociale“, che comprende empatia, imitazione ed emulazione.
Grazie a tutto questo, vissuto in un clima positivo e sereno, si possono acquisire competenze anche in modo indiretto: “Nella scuola della ripetizione, l’alunno ascolta e ripete. Lo star bene, invece, è legato a una fatica creativa e sociale, viceversa l’isolamento crea inceppamenti enormi. Sulla base delle ricerche delle neuroscienze, bisognerebbe sempre lavorare in compresenza, in condivisione. Pensiamo ai famigerati compiti: andrebbero sempre fatti insieme a scuola”.
In merito al ruolo dei docenti, il pedagogista, ideatore della prima scuola senza voti, ha sostenuto: “L’insegnante è un regista, non è quello che fa gli ‘spiegoni’, a cui gli alunni reagiscono con lo sguardo catatonico: ti guardo, ma non ti ascolto. Che senso ha alla sesta ora, magari del venerdì, affrontare una lezione frontale? Ci vuole tanto coraggio”.
Perché per Novara le relazioni sono importanti per imparare
L’apprendimento intenzionale, strutturato e consapevole deriva anche dalle relazioni che si coltivano in classe. “Se questo processo non viene realizzato con criteri scientifici, pedagogici adeguati si creano i blocchi emotivi, quelli che mandano in cortocircuito i plusdotati, bambini e ragazzi che hanno un quoziente intellettivo superiore”, ha spiegato Novara nel suo intervento.
Daniele Novara ha aggiunto, poi, che soprattutto “in preadolescenza, se non c’è un gruppo che funziona, gli altri possono diventare minacciosi. Il bullismo inizia tra gli il 11 e i 13 anni e lo combatti nella dimensione sociale, non portando i poliziotti a scuola, ma cercando di creare quell’ambiente in cui i problemi emergono”.
Il problema insorge anche quando “la scuola si trasforma in una gara, dove il giudizio si fa sistematico, dove il confronto diventa inequivocabile”, perché “lo stress non è più benefico, la fatica creativa di cui ho parlato, ma va sovrammisura e diventa dannoso. L’insegnante preparato sa creare questa giusta misura, regola tutto questo tenendo alta la tensione, senza generare l’ansia”.
Gli insegnanti devono aiutare la formazione del gruppo classe: per questo nelle prime due settimane dall’avvio dell’anno scolastico sarebbe opportuno organizzare delle attività socioaffettive. Alla scuola dell’infanzia si potrebbe passare una notte a scuola, mente nella scuola primaria e in quella secondaria si potrebbe organizzare una vita “perché non è un premio ma un modo per creare appartenenza”.
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