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Perché per Novara nelle scuole c'è un aumento di neurodiagnosi iStock

Perché nelle scuole c'è un aumento di neurodiagnosi per Novara

Daniele Novara ha pubblicato un post in cui parla dell'aumento delle neurodiagnosi nei bambini e di quale sia la possibile causa

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Il pedagogista Daniele Novara è tornato a parlare di genitori e figli e dell’approccio educativo dei padri e delle madri. Lo specialista ha evidenziato come ci sia un aumento delle neurodiagnosi tra i più piccoli e ha legato questi dato al fatto che si fa fatica ad assumersi la responsabilità dell’educazione dei giovanissimi.

L’aumento delle neurodiagnosi nelle scuole

Daniele Novara, su Facebook, ha scritto che "nella scuola si vede bene un aumento delle neurodiagnosi". Sarebbero in crescita casi di "deficit dell’attenzione, spettri autistici, disturbi oppositivi, oltre a disgrafia e dislessia".

"Ho visto in studio bambini di 4 anni – ha scritto il pedagogista – che dormivano solo otto ore perché i genitori non erano in grado di organizzarsi e aspettavano che crollassero per metterli a dormire, come vorrebbero quelli del Fafo".

L’esperto ha evidenziato che "quei bambini, alla loro età, non imparano che se vanno a letto tardi il giorno dopo sono stanchi. L’unica conseguenza è che perdono almeno tre ore di sonno a notte con ripercussioni tragiche. A fronte di una generazione di genitori che decide di rinunciare al proprio ruolo educativo, anche perché non aiutati dalla società, continuamente pressati e colpevolizzati, i bambini ne fanno le spese".

Gli effetti dell’approccio "Fafo"

Novara, nel post, ha criticato l’approccio Fafo che "è l’acronimo dell’esplicito Fucking Around and Find Out, liberamente traducibile con ‘fare sciocchezze e pagarne il prezzo'", ha scritto il pedagogista.

L’esperto ha chiarito che si tratta "di un approccio educativo che si basa sull’idea che solo l’esperienza fatta sulla propria pelle aiuti a crescere. I genitori mettono i figli in guardia ma se poi il ragazzino si oppone, sarà lui a subirne le conseguenze. Per dire: non si vuol mettere l’impermeabile? Si bagnerà tornando a casa. Non gli piace la cena? Sta a digiuno fino a colazione".

Il problema è che questo tipo di approccio non ha alcuna base scientifica. "Come ci ha spiegato Jean Piaget e hanno confermato le neuroscienze – si legge nel post – i bambini non hanno, almeno fino ai 10-11 anni, il senso delle conseguenze, se non sul piano strettamente pratico. Su base istintuale vogliono uscire in maglietta anche quando piove, ma lasciarli fare non gli insegnerà nulla. L’idea che i bambini debbano ragionare da soli non è il metodo Montessori, è il suo contrario".

Per Novara "il vero problema è che mamme e papà fanno fatica ad assumersi la responsabilità dell’educazione. Non ci si può mettere alla pari con i figli. Il ruolo genitoriale necessita impegno, dedizione, sacrificio. Non puoi fare tutte le sere l’happy hour, perché i bimbi non ce la fanno fisicamente".

Chi sono i genitori per Novara

Già in un’altra occasione Daniele Novara aveva sottolineato che il compito principale dei genitori è essere educatori dei propri figli e non amici.

Ciò significa dargli delle regole e non vivere ciò che accade ai bambini con troppa ansia e preoccupazione. Se da una parte bisogna "lasciarli andare", dall’altra si deve prestare attenzione anche all’età del bimbo ed educarlo facendogli capire come comportarsi ma anche rispettando ciò che può comprendere o meno in base agli anni che ha.