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Studenti che usano l'intelligenza artificiale iStock

Perché non si deve nascondere l'IA agli studenti (per Battiston)

In Cina è normale usare a scuola l'AI, in Occidente no: secondo gli esperti sarebbe bene non nascondere l'intelligenza artificiale agli studenti

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

L’intelligenza artificiale può essere uno strumento utile da utilizzare in diversi contesti, anche quello scolastico. Molto spesso si demonizza questa tecnologia, soprattutto quando sono i ragazzi e le ragazze a volerla approfondire meglio per studiare. Non in tutto il mondo, però, l’approccio è lo stesso. Anzi, ci sono Paesi dove viene incentivato l’utilizzo dell’AI proprio nelle scuole, per permettere a docenti e studenti di sfruttarla al meglio. Secondo Roberto Battiston anche in Italia e nell’Occidente in generale non dovremmo nascondere l’intelligenza artificiale agli studenti.

L’uso dell’intelligenza artificiale nelle scuole cinesi

In un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, Roberto Battiston ha raccontato qual è, ad esempio, l’esperienza in Cina con l’utilizzo dell’AI. “Un recentissimo articolo del MIT Technology Review racconta il rapido adattamento della società e del sistema educativo cinese all’AI generativa, quella che da noi è ChatGPT e in Cina è DeepSeek e i programmi collegati”.

Come spiegato dall’esperto, “negli ultimi due anni le università cinesi hanno vissuto una vera e propria rivoluzione silenziosa: l’intelligenza artificiale è passata da tabù a strumento didattico imprescindibile“. Sono gli stessi professori a incoraggiare i ragazzi a usare l’AI, ma solo seguendo le best practice proposte. Secondo un sondaggio del Mycos Institute, solamente l’1% di docenti e studenti cinesi non usa strumenti generativi. Il 60%, invece, li usa ogni giorno.

“Quasi tutte le 46 principali università cinesi hanno aggiunto corsi interdisciplinari di AI e moduli di alfabetizzazione digitale. Tsinghua sta creando un nuovo college di educazione generale per formare studenti in AI più scienze naturali o umanistiche. Remin, Nanjing e Fudan hanno aperto corsi generali di AI a tutti gli iscritti, non solo ai futuri informatici; alla Zhejiang University un corso base di AI è diventato obbligatorio dal 2024 per tutti gli studenti dei primi anni”.

Perché all’estero le scuole ricorrono di più all’AI

Diversa la situazione in Occidente, dove “l’AI è spesso vista come minaccia all’integrità accademica o un pericolo per le giovani menti in formazione; in Cina, invece, se ne pianifica l’insegnamento come abilità strategica. Modelli nazionali come DeepSeek vengono utilizzati anche all’estero come emblema di orgoglio nazionale e il dibattito universitario si è spostato dal timore alle potenzialità: alfabetizzazione, produttività e leadership tecnologica”, ha spiegato Battiston.

Del resto in Cina la tecnologia viene vissuta da tempo “come motore del progresso nazionale“. Nella provincia del Guangdong si sta cercando di integrare l’intelligenza artificiale dalla scuola dell’infanzia alle scuole superiori, con progetti di alfabetizzazione già in prima elementare, supporto di esperti agli insegnanti, moduli di analisi dei dati per garantire compiti personalizzati e valutare i progressi degli studenti, formazione degli studenti sull’uso etico della tecnologia.

Nascondere l’AI agli studenti potrebbe essere dannoso secondo Battiston

Secondo Roberto Battiston sarebbe opportuno in Occidente riflettere bene “su quale sarà l’effetto dell’AI generativa sul futuro assetto sociale e sul mondo del lavoro. È però necessario affrontare concretamente e strategicamente la sfida del cambiamento, a partire da coloro che più ne saranno coinvolti, le giovani generazioni”.

La Cina sta adottando “un modello di integrazione sistematica — etica, pedagogica, culturale, organizzativa — per preparare generazioni di cittadini digitalmente fluenti e consapevoli. Non è una questione ideologica, sappiamo bene che i contenuti dell’AI possono essere censurati o parziali, bensì è il misto tra necessità e opportunità derivanti dalla rivoluzione digitale in atto”.

L’esperto, allora, in merito all’uso dell’intelligenza artificiale a scuola ha aggiunto nella sua riflessione: “Più che nascondere l’AI agli studenti, è necessario farne un tema vivo di educazione e formazione, aperta, organizzata, e quindi guidata, ma anche creativa”.

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