Salta al contenuto
Prof Andrea Maggi Ipa

Perché oggi la scuola è migliore (per prof Maggi)

Prof Andrea Maggi ha svelato che non è vero che la scuola del passato è migliore di quella di oggi: la sua analisi riguarda anche gli studenti

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Andrea Maggi è un professore molto seguito sui social, anche grazie alla sua esperienza come docente del docu-reality Rai “Il Collegio”. In un’intervista l’insegnante ha svelato com’è cambiata la scuola italiana nel tempo, sottolineando che la realtà odierna è decisamente migliore rispetto a quella del passato. Durante la sua analisi, il personaggio televisivo, che spesso vediamo ospite in trasmissioni come “Splendida Cornice”, ha anche riflettuto su come sono oggi gli studenti e le studentesse.

La riflessione di prof Maggi sulla scuola italiana

In un’intervista esclusiva alla rivista Gente, prof Andrea Maggi, che insegna italiano ed educazione civica nel programma di successo “Il Collegio”, insieme ad altri docenti diventati iconici e popolari, ha raccontato di come la scuola italiana non sia più quella di una volta.

Nel format i ragazzi e le ragazze partecipanti fanno un salto indietro nel tempo, per vivere l’istruzione “d’altri tempi”. Non sempre sinonimo di scuola migliore, però. “Oggi la scuola italiana è molto più attenta alle esigenze degli studenti rispetto al passato. La nostra scuola, checché se ne dica, con tutte le sue mancanze e i suoi difetti, oggi ha un grande pregio: è davvero costruita intorno all’alunno. Basti pensare ai disturbi dell’apprendimento. Oggi abbiamo gli strumenti per affrontare queste situazioni in maniera più professionale: una volta un ragazzo che non andava bene era un asino o uno svogliato e si lasciava abbandonato a sé stesso. Non è vero quindi, che la scuola era meglio prima“.

In base alla sua esperienza, prof Maggi è certo che a fare la differenza oggi a scuola sono i docenti. “Tutto quello che funziona oggi nella scuola, funziona grazie al lavoro di tanti insegnanti di buona volontà, che nonostante lo stipendio misero, fanno miracoli ogni giorno. Poi certo, ci sono anche docenti non bravi, ma quelli che si impegnano sono tanti”.

A funzionare benissimo, poi, è “l’inclusione. I bambini e i ragazzi disabili, per esempio, sono completamente integrati nella comunità scolastica. Una cosa che, in scuole di altri paesi del mondo, che vengono spesso citati come esempio a cui tendere, come ad esempio la Finlandia, non esiste. Per la scuola italiana nessuno è diverso, o meglio: tutti sono diversi, ma si va avanti tutti insieme e questa è una grande cosa”.

Il docente si è anche soffermato sulle criticità della scuola di oggi: “La scuola italiana ha bisogno di soldi, più fondi. Se pensiamo alle nostre scuole possiamo per esempio dire che le scuole oggi, la maggior parte, sono brutte. E invece la scuola, il percorso educativo, ha bisogno di bellezza. La scuola trasmette la cultura, il sapere, e il sapere deve essere percepito come una cosa bella, anche perché appreso in ambienti un minimo confortevoli”.

Come sono cambiati i ragazzi secondo prof Maggi

Durante l’intervista, prof Andrea Maggi ha anche riflettuto su come sono cambiati gli studenti negli anni. Lui è un veterano de “Il Collegio”, avendo partecipato fin dalla prima edizione al progetto che ha fatto il suo debutto nel 2017. Secondo l’insegnante “sono decisamente cambiati. Noi abbiamo avuto sempre a che fare con adolescenti veri che sono lo specchio reale dei loro coetanei”.

I ragazzi dell’edizione del 2025, rispetto a quelli che hanno varcato le soglie di quella scuola quasi 9 anni fa, sono, secondo lui, “più fragili“. Prof Maggi non lo ritiene un difetto: “Io in realtà lo vedo come un risvolto di un grande pregio: la loro sensibilità. Se c’è una qualità che distingue i ragazzi di oggi rispetto alle precedenti generazioni è proprio questa grande sensibilità. Loro sono sensibili, nel senso che si prendono a cuore molte cose, dalle grandi tematiche come l’ambiente, il cambiamento climatico, le discriminazioni, l’uso delle nuove tecnologie. Questa sensibilità però, li rende anche perennemente esposti nella loro emotività”.

Resta sempre aggiornato: iscriviti al nostro canale WhatsApp!