Perché per Crepet "facciamo bene a non fare più figli": lo sfogo
Perché secondo lo psichiatra Paolo Crepet "facciamo bene a non fare più figli": lo sfogo del professore sul gioco e l'esempio delle figurine
“Oggi non si gioca più”. Lo ha detto Paolo Crepet facendo una riflessione sull’importanza del gioco nel processo di educazione delle bambine e dei bambini. Per spiegare la sua posizione, lo psichiatra e sociologo ha fatto l’esempio delle figurine, un passatempo molto in voga fino a qualche tempo fa e che oggi sembra appartenere a un’epoca lontana. Infine, ha lanciato una provocazione: “Facciamo bene a non fare più figli“.
- Crepet e l'esempio delle figurine: "Oggi non si gioca più"
- Lo sfogo di Crepet: "Facciamo bene a non fare più figli"
- Come bisogna educare i giovani secondo Paolo Crepet
Crepet e l’esempio delle figurine: “Oggi non si gioca più”
“Non ci sono più edicole, peccato. Così il nonno non va a prendersi il giornale sportivo e non compra più le figurine per il bambino. Anche perché quel bambino, il nipote, non gioca più da molto tempo“, ha affermato Paolo Crepet nello spezzone di uno spettacolo pubblicato sui suoi profili social.
Le figurine, secondo Crepet, non erano solo un passatempo, ma “una roba prelibata per le nostre relazioni”. Il loro valore non stava tanto nell’oggetto in sé, ma nel gesto dello scambio, dunque nella relazione che si creava tra i giovani. “Se c’avevi Sivori o Pizzaballa eri forte, scambiavi”, ha aggiunto citando due grandi calciatori degli anni Sessanta, Omar Sivori e Pier Luigi Pizzaballa.
Per lo psichiatra, il gioco, lo scambio, il confronto con gli altri sono momenti fondamentali di crescita. Ma oggi, a suo avviso, i giovani sembrano sempre più isolati e privati di esperienze condivise. L’esempio delle figurine diventa così il simbolo di un’epoca in cui l’educazione passava anche attraverso il gioco e la socialità. Momenti che, secondo Crepet, sono diventati “cose strane” per la società contemporanea perché sempre più rari.
Lo sfogo di Crepet: “Facciamo bene a non fare più figli”
Crepet ha proseguito la sua riflessione evidenziando che lo scambio necessita della presenza di più persone: “Capite, queste cose strane: scambiavi. Quindi c’erano altri bambini. ‘Incredibile’, dite, ‘non li facciamo più’“, ha osservato provocatoriamente lo psichiatra simulando una conversazione a due con il suo pubblico.
“Ma facciamo bene secondo me a non farne più, è una buona idea – ha proseguito -. Visto che non sappiamo educarli, è meglio non farli, no? Perché tirare su dei bambini e delle bambine e fargli male?“, ha concluso Paolo Crepet.
Come bisogna educare i giovani secondo Paolo Crepet
In un’intervista rilasciata alla Gazzetta di Parma nel giugno scorso, Paolo Crepet ha approfondito la sua visione sull’educazione dei giovani, che a suo avviso deve essere basata sulla “strategia del togliere“, da lui definita “indispensabile”.
E questo, ha spiegato, “lo si è compreso quando abbiamo iniziato a dare ai nostri giovani cose assolutamente non necessarie. In quel momento è cominciata la discesa del desiderio e con essa un tragico calo delle ambizioni. I ragazzi si fanno bastare ciò che c’è. Questo è terribile perché basato su un falso: non è vero che quello che offriamo è sufficiente per vivere una vita vera. Gli effetti nefasti di questo modo di educare sono sotto gli occhi di tutti“.
Crepet ha continuato: “Se va sempre bene tutto allora bisogna aspettarsi di tutto. Non possiamo accettare che un ragazzo o una ragazza di 14-15 anni facciano serata, bevendo e usando sostanze, per poi finire in ospedale. Rischiamo di creare degli orfani sociali“.
In conclusione, secondo il professore, educare significa “togliere il superfluo” per riportare i giovani all’essenziale. Per farlo, “bisogna avere il coraggio di dire no“, ha chiosato.
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