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Paolo Crepet Ansa

Perché per Crepet "l'IA è gelosa dell'intelligenza umana"

Crepet in un monologo ha parlato anche dell'impatto dell'IA sulle nostre vite: ecco perché l'intelligenza artificiale è gelosa di quella umana

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Venerdì 31 luglio 2026, ospite di un evento, Paolo Crepet ha tenuto un monologo dedicato alle sfide che la modernità e la tecnologia stanno presentando in questo momento storico. Lo psichiatra ha anche sottolineato quali sono le difficoltà e le fragilità delle nuove generazioni, dialogando con il pubblico presente. Una parte del suo discorso è stata dedicata all’intelligenza artificiale: Paolo Crepet ha spiegato perché l’IA è gelosa dell’intelligenza umana.

Paolo Crepet e la "gelosia" provata dall’IA

Lo psichiatra Paolo Crepet è stato protagonista dell’ultimo appuntamento della sezione "Incontri" della rassegna "Estate al Forte di Bard 2026" in Valle d’Aosta. Nella Piazza d’Armi lo psichiatra ha tenuto una profonda riflessione sulle sfide della modernità, concentrandosi anche sull’intelligenza artificiale.

"Credo che l’intelligenza artificiale sia gelosa dell’intelligenza umana", ha svelato l’esperto, come riportato da Aostasera, sottolineando che l’IA è ogni giorno più totalizzante. Lo psichiatra ha raccontato il caso di una ragazza che, dopo una delusione amorosa, ha trovato conforto in ChatGPT. Secondo Crepet, affidarsi all’intelligenza artificiale in situazioni di questo tipo non rappresenta una risposta adeguata. "Questi strumenti sono così apprezzati perché ci sostengono incondizionatamente, con tante moine e smancerie. Ma un vero amico deve anche farci capire che a volte siamo noi a sbagliare".

Paolo Crepet ha anche fatto l’esempio di Jannik Sinner per spiegare che oggi non siamo più abituati alla frustrazione, che lui considera fondamentale nel percorso di crescita. Il tennista ha un talento incredibile, ma ha subito anche grandi sconfitte, riuscendo comunque a rialzarsi sempre. "Nel lungo percorso per raggiungere il successo, nulla sarà semplice e all’inizio nessuno si accorgerà dei vostri sforzi e delle vostre capacità. Ma non bisogna demordere".

Crepet e la dipendenza dei giovani dal telefono

Paolo Crepet, come riportato da Gazzetta Matin, ha posto l’accento anche su un tema che tiene banco nel dibattito pubblico e politico di questi giorni: l’uso del telefono da parte delle nuove generazioni. In particolare lo psichiatra si è soffermato a parlare di quei governi che hanno annunciato misure restrittive per quello che riguarda l’utilizzo dei social media da parte dei minori.

Trascorrere 12 ore al giorno di scroll per Crepet è paragonabile alla "tossicodipendenza". "Di tossicodipendenti ne ho conosciuti, nella clinica dove mi sono specializzato. Vi posso testimoniare che non erano così dipendenti perché, oltre a bucarsi, nel corso della giornata facevano anche altro".

Crepet ha sostenuto che molti ragazzi si sentono persi e smarriti se non possono accedere ai loro dispositivi. Nel suo intervento ha anche criticato il fatto che si sta perdendo il contatto con la realtà e soprattutto si sta smarrendo l’importanza dei veri rapporti umani. "Oggi nelle famiglie manca una comunicazione: non ci si parla più. Non siamo quasi più disposti al contatto umano: quando dobbiamo mangiare una pizza preferiamo ordinarla piuttosto che uscire. Questa voi la chiamate civiltà, lo chiamate progresso?"

L’esperto si chiede quello che vogliamo fare per i bambini, perché l’infanzia è in pericolo. Siamo di fronte, secondo Crepet, all'"obnubilamento dei bambini", sempre con uno schermo in mano. Crepet ha suggerito di ritornare a un confronto più profondo tra genitori e figli, lasciando a bambini e ragazzi la possibilità di vivere l’infanzia e l’adolescenza in modo più semplice.

Cosa ci serve secondo Crepet

Durante il suo monologo lo psichiatra ha anche inviato un messaggio al suo pubblico: "Secondo voi ci serve davvero vivere fino a 130 anni, come vorrebbe Elon Musk? Provate a immaginare come si assottiglierebbe la vostra corteccia cerebrale dopo tutto questo tempo".

Secondo Crepet "a noi ora serve l’emozione, l’esperienza… Secondo voi possiamo veramente definirci liberi con queste tecnologie? Io non voglio un mondo di robot! Cerco persone vere: con emozioni, sentimenti, con la voglia di vivere, di scoprire, di fare l’amore… Sono contro la perfezione e la normalità e ritengo l’omologazione un suicidio per la democrazia e per noi stessi".