Perché per Crepet "la scuola è morta": le nuove materie proposte
Secondo il noto psichiatra Paolo Crepet "la scuola è morta": l'esperto ha proposto una serie di nuove materie da introdurre nei programmi scolastici
I divieti, da quello del cellulare a scuola al limite d’accesso ai social per i bambini e gli adolescenti, sono "utili ma non bastano". Ne è convinto Paolo Crepet, che in un’intervista ha rilanciato la sua visione sulla scuola italiana, definendola "morta" e proponendo l’introduzione di nuove materie nei programmi scolastici.
Quali materie inserirebbe Crepet a scuola (che per lui "è morta")
Il dibattito sull’uso dei social da parte dei minori è sempre più acceso. Dopo l’Australia, diversi paesi europei hanno iniziato ad adottare misure restrittive, come la Francia. In Italia, il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ha depositato in Consiglio regionale una proposta di legge per vietare l’accesso ai social agli under 14.
Sul tema, intervistato dal Tirreno, Paolo Crepet ha detto che i divieti da soli non sono sufficienti: "Bisogna sostituire ciò che è pericoloso con altro, proporre ai ragazzi come impiegare quell’enorme quantità di tempo che sprecano sui social in modo utile per la loro crescita. Altrimenti diventano matti".
Come impegnare questo tempo? Lo psichiatra ha suggerito di introdurre nuove discipline nelle scuole: "Per esempio inserirei la danza, due volte a settimana, in modo da prestare attenzione al corpo". Si tratta di uno sport che "non è competitivo", ha spiegato, e che stimola la "creatività". E ancora, Crepet inserirebbe "il mimo, oppure inviterei i ragazzi a leggere qualcosa che hanno scritto. O anche solo raccontare una storia, davanti a tutti, diventare insomma protagonisti della propria vita".
Nel riconoscere che introdurre queste materie nei programmi scolastici "implica una certa fatica", ha denunciato la rigidità del sistema scolastico italiano: "La scuola è morta. È cambiato tutto il mondo e la scuola è sempre quella, è paurosamente conservatrice". Una critica che punta il dito contro un modello educativo che, a suo avviso, non riesce più a rispondere alle esigenze delle nuove generazioni.
Cos’ha detto Crepet sull’apprendimento a scuola e la tecnologia
La tecnologia limita l’apprendimento? "Non è che cambia tutto perché togli dalle scuole medie il telefonino o l’iPad, ma in questo modo permetti un altro tipo di apprendimento", ha risposto Crepet. Lo psichiatra ha evidenziato che, nonostante la tecnologia sia ormai parte della quotidianità, "il modo di imparare, il cervello non sono diversi da quando la Montessori ha fatto le sue proposte educative".
Per questo, ha indicato alcune pratiche che, secondo lui, andrebbero rafforzate soprattutto nella scuola primaria, come il disegno e la scrittura in corsivo, attività con cui "il cervello del bambino si esprime", oggi come in passato. Eppure, ha osservato, "tutto questo è stato praticamente cancellato dalla tecnologia".
Crepet ha poi citato una recente ricerca condotta in Norvegia che "ha dimostrato l’incapacità dei giovani di leggere persino i sottotitoli di un film", un dato che considera emblematico della carenza di attenzione e capacità di concentrazione nei ragazzi.
Il problema, secondo lo psichiatra, è che dietro alle nuove tecnologie c’è "il business di gente assetata di miliardi". Per questo, "nessuno contesta, salvo rari casi, quanti effetti collaterali questo tipo di modalità comportino", ha concluso Paolo Crepet.