Perché per Crepet "non ci amiamo più": lo sfogo sulle famiglie
Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet interviene su casi di violenza in famiglia e femminicidi: "Tutto questo accade perché non ci amiamo più"
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In due settimane, tra il 21 agosto e il 4 settembre, in Italia hanno perso la vita 11 persone in quattro stragi familiari e due femminicidi. Questi episodi, pur molto diversi tra loro per contesto e dinamiche, sono accomunati da un elemento: la violenza è esplosa in famiglia o, comunque, dentro relazioni intime, tra persone che condividono quotidianità, affetti e spesso la stessa casa. Secondo lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, "tutto questo succede perché non ci amiamo più".
- Cos'ha detto Paolo Crepet sull'amore e la violenza
- Le famiglie sono "scoppiate" secondo Crepet
- Perché per Crepet non c'è più differenza tra adolescenti e adulti
Cos’ha detto Paolo Crepet sull’amore e la violenza
Di fronte a questi casi di cronaca, la domanda che viene da porsi è: ci stiamo uccidendo tra persone che si vogliono bene? "No, stiamo uccidendo persone a cui non vogliamo bene, perché condividere la quotidianità non vuol dire volersi bene", ha risposto Poalo Crepet intervistato dal Metropolitano.it.
Lo psichiatra ha spiegato che vivere nella stessa casa, essere sposati, genitori o partner non significa automaticamente avere una relazione fondata sull’amore. Perché, dice, "l’amore non si può mai trasformare in violenza". Dunque, "tutto questo accade perché non ci amiamo più".
Secondo Crepet siamo sempre più "anestetizzati" e "non ci fanno più paura né il dolore, né la morte". Se siamo incapaci di vedere l’altro, ascoltarlo e capire la sua sofferenza, allora anche la relazione più vicina rischia di perdere la sua essenza più profonda. L’esperto parla infatti di una "totale indifferenza al mondo", che finisce per riflettersi anche nei rapporti più intimi e quotidiani.
Le famiglie sono "scoppiate" secondo Crepet
A proposito della violenza che si consuma tra le mura domestiche, Crepet ha aggiunto: "Sono famiglie scoppiate, amori scoppiati". Le persone, chiarisce, possono vivere insieme ma non essere famiglia nella sostanza.
Lo psichiatra ha così individuato nell’indifferenza e nella solitudine un possibile filo rosso che lega questi episodi: "Viviamo in un mondo che non ti guarda, che non ti ascolta". E questo, secondo Crepet, accade anche all’interno delle famiglie e nei rapporti più vicini.
"Queste persone non hanno amici, conoscenti, qualche amico o un collega che percepisca il disagio e li inviti a bere un caffè, a fare due chiacchiere per capirne di più?", ha chiesto.
Crepet osserva anche una tendenza a "normalizzare" qualsiasi cosa, come "avere sette revolver in casa". E quando il disagio si manifesta, sostiene, spesso nessuno riesce a leggere i segnali, nemmeno quelli che "capiva anche mio nonno". Lo stesso vale per i social, dove possono comparire segnali altrettanto evidenti, come "frasi ovvie, di banale interpretazione". Il problema è che sulle piattaforme ognuno è "totalmente anestetizzato dal continuo scroll".
Perché per Crepet non c’è più differenza tra adolescenti e adulti
Infine, intervenendo sul tema della fragilità, Crepet ha affermato: "La differenza tra adolescenti e adulti non esiste più". Viviamo, sostiene, "in un mondo di adolescenti che giocano, che sono irresponsabili". E questo comportamento riguarda "soprattutto i presunti adulti".
In tale contesto, secondo lo psichiatra diventa indispensabile interrogarsi su cosa sta accadendo agli adulti per comprendere meglio cosa sta succedendo ai giovani. A suo avviso, infatti, è ravvisabile "un filo comune tra la violenza degli adulti sui familiari e la crescente incapacità dei genitori di gestire i propri figli adolescenti".
Il punto, per Crepet, è lasciare ai figli la possibilità di confrontarsi fin da piccoli con il dolore e le sconfitte, senza cercare sempre di proteggerli da ciò che li mette in difficoltà. Perché, ha spiegato, "se un genitore non capisce che la frustrazione è fondamentale e la toglie dal percorso di crescita, è chiaro che, a 35 anni, non si è più in grado di reggere di fronte alla prima frustrazione a cui mamma non può porre rimedio".