Perché per Crepet siamo "strani": l'attacco ai genitori "schiavi"
Nel corso di un'intervista, Paolo Crepet ha spiegato perché "siamo molto strani": l'attacco dello psichiatra e sociologo ai genitori "schiavi"
Paolo Crepet ha lanciato un nuovo attacco al modo in cui molti genitori di oggi vivono il rapporto con i propri figli. Un rapporto che, secondo lo psichiatra e sociologo, ha assunto tratti paradossali, al punto da renderci “molto strani” e “schiavi”. Le sue parole alimentano il dibattito su un tema che tocca da vicino le famiglie e la società nel suo complesso: che cosa sta succedendo al ruolo genitoriale?
Cos’è il figliarcato e perché i genitori sono “schiavi” (per Crepet)
Figliarcato e figliocrazia. Sono due termini spesso utilizzati da Paolo Crepet per descrivere il rapporto tra genitori e figli nella società contemporanea. Ma cosa significano? Lo psichiatra lo ha spiegato nel corso di un’intervista a La biblioteca dei sentimenti su Rai 3.
“Significano che siamo strani. Come dicevano i Doors, siamo della gente molto strana”, ha affermato citando una delle canzoni più famose del gruppo rock statunitense, ‘People are strange’.
Per Crepet siamo “strani” perché “noi che abbiamo amato le libertà, le abbiamo declinate in tanti modi, poi ci siamo trovati a essere schiavi dei nostri figli“.
Il professore ha proseguito con un esempio: “Una cosa che non ho mai capito bene è: perché accompagniamo i figli a scuola? Non sto parlando dell’asilo nido, sto parlando del liceo. Ce lo ricordiamo tutti quanto era bello allungare la strada per accompagnare Caterina o parlare con Franco o chissà chi e di che cosa”.
L’adolescenza, ricorda Crepet, è sempre stata un tempo di autonomia crescente, di esplorazione, di piccole trasgressioni quotidiane. Oggi, invece, i genitori sembrano voler presidiare ogni spostamento, ogni minuto, ogni relazione dei propri figli.
Secondo Crepet, qui nasce una contraddizione: da un lato vige il “figliarcato”, ovvero l’essere diventati “schiavi” dei figli; dall’altro i genitori tendono a essere iperprotettivi, non lasciando lo spazio necessario ai giovani per crescere autonomi e responsabili.
Genitori e figli, qual è il problema secondo Paolo Crepet
Crepet parla anche di un altro problema, ovvero la scomparsa del divieto. “Non vietiamo più. La mia generazione è cresciuta con l’idea di scappar di casa, non perché stavamo male, ma perché c’era un mondo che ci attraeva, esperienze che ci attraevano. Siamo cresciuti con dei divieti che noi infrangevamo. E questa – ha specificato – è stata l’esperienza primaria dell’adolescenza, che era frustrazione per il divieto e gioia per essere riusciti in qualche modo a fare quello che avevamo in testa”.
Oggi, però, è diverso: “Abbiamo deciso, perché non è che ce l’hanno imposta da Marte, di avere una straordinaria vicinanza con le generazioni che crescono“, ha evidenziato l’esperto. Per cui “da un lato siamo iperprotettivi, addirittura li geolocalizziamo, cose inaudite, e dall’altra parte non riusciamo più a dare delle regole e ci vergogniamo dei divieti perché è vietato vietare”.
Vietare il divieto fa parte di quelle cose “che ha detto la mia generazione” in passato, ha sottolineato Crepet. E questa “è un’enorme sciocchezza, perché se fosse vietato vietare saremmo in una sorta di caos anche abbastanza triste, tutto sommato”, ha concluso lo psichiatra.
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