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Enrico Galiano e Filippo Bisciglia Ansa/Ipa

Perché per Galiano Temptation Island va fatto vedere nelle scuole

Per prof Galiano "Temptation Island" è un programma che si dovrebbe far vedere a scuola: il docente ha spiegato il motivo della sua provocazione

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Il professor Enrico Galiano ha lanciato una provocazione: secondo il docente il programma Mediaset "Temptation Island" condotto da Filippo Bisciglia andrebbe fatto vedere nelle scuole. L’insegnante ha infatti spiegato che la trasmissione, che vede protagoniste alcune coppie in crisi che cercano di ricucire il rapporto in un’isola tra tentatori e tentatrici e falò di confronto, mostra alla perfezione cosa sono le red flag e i meccanismi che sono alla base delle relazioni tossiche.

Perché "Temptation Island" andrebbe fatto vedere nelle scuole

In un articolo pubblicato su IlLibraio, Enrico Galiano ha sostenuto per quale motivo lui farebbe vedere "Temptation Island" nelle scuole. Il docente friulano, che insegna lettere alle medie, ha spiegato, in merito allo show di Filippo Bisciglia, che"ogni estate milioni di persone si mettono davanti alla tv per seguire coppie che, almeno in teoria, dovrebbero capire se il loro amore è ancora in piedi".

Per Galiano, questo format, pubblicizzato come "un viaggio nei sentimenti", è invece "una gara a chi è più trash, chi più cringe o chi più semplicemente irricevibile. E non stiamo parlando di una nicchia, di un reality visto da quattro gatti insonni alle due di notte: parliamo di numeri enormi". La trasmissione nelle ultime edizioni ha registrato "quattro milioni di spettatori a puntata, con picchi oltre i quattro milioni e mezzo. E tra i giovani, lo share sale ancora di più".

Prof Galiano si chiede se "davvero vogliamo che tutti guardino quelle scene senza che nessuno aiuti a decifrarle" e se davvero si vuole "lasciare che passino così, come semplice intrattenimento, come trash, come roba da commentare ridendo su X o nelle chat degli amici". Perché in quel programma "a voler guardare bene, c’è un catalogo sterminato di tutto quello che in una relazione dovrebbe far scattare un allarme".

Tutto quello che viene proposto in "Temptation Island", secondo prof Galiano, andrebbe mostrato a scuola, perché "ogni volta ho pensato la stessa cosa: questa scena, fermata al momento giusto, spiegata bene, varrebbe più di dieci slide sulle relazioni tossiche". Il reality potrebbe diventare uno spunto per affrontare in classe il tema dell’educazione sentimentale.

La sua "non è solo una provocazione da caldo estivo", perché lo show "visto in classe nel modo giusto, potrebbe diventare un materiale didattico clamoroso. Non per ridere dei protagonisti, non per fare la morale da divano, non per sentirci migliori di loro. Ma per allenare uno sguardo". Potrebbe essere utile "per imparare a distinguere un conflitto da una prevaricazione. Una discussione da una manipolazione. La cura dal controllo. La passione dal possesso".

Il docente ha poi aggiunto: "Forse la scuola dovrebbe occuparsi anche di questo: dell’analisi logica delle frasi, sì, ma anche della logica che certe frasi si portano dietro. Perché a volte basta un ‘Lo faccio perché ti amo troppo’ per capire che lì, il verbo non è al posto giusto, e soprattutto che il soggetto è quello sbagliato".

Prof Galiano e le red flag spiegate bene in Temptation Island

Il professor Enrico Galiano nel suo intervento ha sottolineato che in questa trasmissione le red flag, che dovrebbero indicarci che qualcosa non va in una relazione, sono ben evidenti. "A Temptation Island ho visto uomini minacciare altri uomini perché avevano osato avvicinarsi alla loro donna. Dove ‘loro’ non era un aggettivo di relazione, ma di possesso".

Ma non solo: "Ho visto donne controllare le chat del compagno e poi raccontarlo come fosse una normale pratica di coppia, tipo decidere cosa ordinare per cena. Ho visto persone pronunciare ‘io sono fatto così’ per spiegare l’inspiegabile: le urla, le scenate, le umiliazioni, i ricatti emotivi, i piccoli abusi quotidiani travestiti da carattere".

E ancora: "Ho visto minacce vendute come prove d’amore. Ho visto controlli chiamati attenzioni. Ho visto insicurezze scambiate per gelosia". Secondo il professore di scuola media "basterebbe un adulto capace di premere pausa e chiedere: ragazzi, cosa sta succedendo qui? Chi sta decidendo per chi? Chi sta togliendo spazio all’altro? Dove finisce la paura di perdere una persona e dove comincia il bisogno di possederla?".