Perché per Prof Coluzzi "la Maturità non è più una cosa seria"
Secondo il professor Daniele Coluzzi "la Maturità non è più una cosa seria": la sua riflessione dopo aver confrontato il suo esame con quello del 2026
Il professor Daniele Coluzzi ha fatto una riflessione sui social che riguarda la Maturità, che oggi "non è più una cosa seria" come in passato: questo il titolo che accompagna la sua clip su Instagram. Il docente, che insegna Lettere in un liceo linguistico a Roma, ha confrontato il suo esame con quello del 2026, sostenendo che le tracce siano oggi meno complesse. Un aspetto che, secondo il docente, desta molta preoccupazione.
Per prof Coluzzi la Maturità non è più una cosa seria
"Francamente sono un po’ basito e, vi dico la verità, sono anche un po’ spaventato dalla cosa che vi sto per raccontare oggi, perché riguarda tutti noi, proprio la direzione che stiamo prendendo come società": così il docente del liceo ha iniziato il suo video, spiegando che cosa intende.
"Sapete che la Maturità sta per finire e io oggi per curiosità sono andato a prendere la mia vecchia prima prova, quella che svolsi io nell’anno scolastico 2007/2008. Volevo vedere la traccia e dare un’occhiata". Quando il professore ha riletto la traccia che aveva svolto da maturando è rimasto colpito "per il livello e per la complessità che ci veniva richiesta".
Coluzzi ha voluto confrontarla "con le prove che somministriamo oggi ai nostri ragazzi, quelle su cui per esempio io da docente di lettere faccio esercitare i miei ragazzi ogni anno" e "che loro poi si trovano in Maturità alla fine dell’anno".
Prof Coluzzi confronta la sua Maturità con l’esame del 2026
"Questa è la tipologia che io scelsi a suo tempo, la Tipologia B: saggio breve o articolo di giornale, una cosa che a scuola non si fa più", ha raccontato il professore che aveva già commentato la Maturità 2026. Nel suo esame di 20 anni fa la traccia "chiedeva di interpretare e confrontare dei documenti e dei dati forniti e sulla base di quelli argomentare una propria trattazione, mettendo un titolo al saggio, trovando una destinazione editoriale, facendo riferimento ad altre conoscenze".
Lui da maturando ha scelto la prova in Ambito artistico-letterario intitolata "La percezione dello straniero nella letteratura e nell’arte". Tra i documenti "c’era un pezzo del Deuteronomio, c’era Omero, c’era Manzoni. Ma non finisce qua, c’era Morante, Buzzati… C’era addirittura una scultura romana del primo secolo avanti Cristo da integrare nella propria riflessione".
Per Daniele Coluzzi "questo significava chiedere ai ragazzi di comprendere, interpretare, analizzare parecchi testi, anche complessi perché sono testi letterari". Se si confronta la traccia di 20 anni fa con la tipologia B della Maturità 2026, ai maturandi "abbiamo chiesto di analizzare, di interpretare, di comprendere questo breve testo. E basta, solo questo. Guardate: ci sono insieme delle domandine di comprensione, proprio per assicurarsi che quelle quattro righe siano state comprese, e poi una produzione molto generica su un tema essenziale, il confine tra le generazioni, tra gli adulti e i ragazzi".
Perché la nuova Maturità fa paura a prof Coluzzi
Per il docente di Lettere questo "abbassare continuamente i limiti, le aspettative, le richieste fa male alla società e fa male ai nostri ragazzi perché non li formiamo nel modo opportuno". Loro, infatti, "sono le persone che dovranno gestire il nostro futuro e vengono formate così".
Daniele Coluzzi chiede di non dare "sempre colpa alla tecnologia perché mi sembra sia diventato un alibi". Secondo l’insegnante, "dietro a una riduzione, a una semplificazione di questo tipo c’è una precisa scelta culturale che stiamo facendo tutti insieme, cioè quella di semplificare e semplificare".
Prof Coluzzi, che in precedenza aveva anche raccontato la tristezza dell’ultimo giorno di scuola, ha concluso con una riflessione amara: "A me questa cosa fa paura".