Perché prof Galiano ha fatto sciopero a scuola: la sua protesta
Enrico Galiano ha spiegato in un video perché ha deciso di aderire allo sciopero della scuola proclamato per il 18 maggio: la protesta del prof
Ieri, lunedì 18 maggio, si è tenuto uno sciopero proclamato dalla Confederazione Usb che ha coinvolto anche il mondo della scuola. In un video, il prof e scrittore Enrico Galiano ha spiegato perché ha deciso di aderire alla protesta.
Prof Galiano spiega perché ha fatto sciopero il 18 maggio
Niente voce, solo musica rock in sottofondo e una serie di frasi che scorrono sullo schermo, accompagnate da espressioni sempre diverse. È così che il professore Enrico Galiano ha scelto di spiegare sui social le ragioni che lo hanno portato a incrociare le braccia per lo sciopero generale indetto da Usb per l’intera giornata del 18 maggio. Un video essenziale, senza spiegazioni verbali, in cui sono proprio i sottotitoli a raccontare ciò che, secondo lui, non funziona nella scuola italiana.
Ecco cosa ha scritto prof Galiano in sovraimpressione al suo video: "Oggi ho fatto sciopero perché: 14.512 edifici scolastici non sono in sicurezza; 1/3 in più gli insegnanti di sostegno specializzati che servirebbero in base al numero di alunni con disabilità; solo 2 su 5 gli alunni che alla primaria hanno accesso al tempo pieno; meno della metà gli alunni di primaria e secondaria che può fruire di una palestra e di una mensa. E noi per cosa aumentiamo le spese? Per il riarmo. Anche no".
Un messaggio che si inserisce in una polemica più ampia. Già a marzo, in un articolo pubblicato su Il Libraio.it, prof Galiano aveva denunciato che "nella scuola si continua a togliere senza mai aggiungere".
I motivi dello sciopero a scuola del 18 maggio 2026
Il tema del riarmo è uno dei punti centrali della mobilitazione nazionale organizzata da Usb, che ieri, lunedì 18 maggio, ha coinvolto tutti i settori pubblici e privati escluso il trasporto aereo. La protesta è stata indetta a sostegno della Global Sumud Flotilla e del popolo palestinese, contro la guerra e l’aumento delle spese militari.
All’interno di questo sciopero generale, ha scritto Usb in un comunicato lanciato il 13 maggio scorso in cui ha spiegato i motivi della mobilitazione, "dovranno vivere tutti i temi che andiamo agitando in questi mesi e che stanno affollando gli scioperi di settore che sono stati agiti in queste settimane, da quello dei lavoratori pubblici a quello dei portuali, dagli scioperi dei trasporti alle proteste contro i licenziamenti nella logistica, allo sciopero della scuola di soli pochi giorni fa fino a quello nazionale delle cooperative sociali che cade casualmente proprio il 18 maggio".
Ognuna di queste proteste, ha proseguito l’organizzazione sindacale, "ha una sua specificità, e racconta contemporaneamente di una condizione del lavoro in Italia che sta subendo continui attacchi sul piano dei diritti, del salario e delle modalità di organizzazione. È giusto che nello sciopero del 18 trovino espressione queste ragioni che stanno tornando ad animare un conflitto sociale di cui si sente un grande bisogno".
E ancora, come si legge sulla locandina della mobilitazione, "scioperiamo perché chi lavora non può continuare a pagare il prezzo della guerra. Vogliamo aumenti veri in busta paga, il blocco dei rincari, investimenti in sanità, scuola, welfare, casa e servizi pubblici. Vogliamo sicurezza nei luoghi di lavoro, stabilità occupazionale, diritti sindacali, libertà di manifestare e di scioperare. Vogliamo che l’economia serva alla vita, non alla morte", hanno concluso dalla Confederazione Usb.