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Prof Enrico Galiano ANSA

Perché sono aumentati i DSA a scuola: la spiegazione di Galiano

Prof Enrico Galiano chiarisce cosa sta succedendo in Italia con l'aumento di casi di studenti con DSA: perché rispetto al passato sono molti di più

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Francesca Pasini

Francesca Pasini

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Content Writer laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vivo tra l'Italia e la Spagna. Amo le diverse sfumature dell'informazione e quelle storie di vita che parlano di luoghi, viaggi unici, cultura e lifestyle, che trasformo in parole scritte per lavoro e per passione.

"Ai nostri tempi tutti questi DSA non esistevano!" e "Basta la minima difficoltà ed è subito DSA!": sono le esternazioni che si sentono sempre più spesso quando si parla di Disturbi Specifici dell’Apprendimento, come riporta professor Enrico Galiano in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook. Ma perché sembra che "ormai siano tutti DSA"? Il docente di italiano e scrittore chiarisce cosa sta succedendo nelle scuole italiane e cosa manca ancora per affrontare al meglio la tematica.

Sempre più casi di DSA: cosa sta succedendo

A scuola, negli ultimi anni, si parla sempre più spesso di diverse forme di neurodivergenza: dalla dislessia alla disgrafia, dalla disortografia alla discalculia. Come afferma Enrico Galiano, effettivamente i PDP (i Piani Didattici Personalizzati) presenti sui registri di classe sono aumentati significativamente negli ultimi anni.

Basti pensare, dati alla mano, che nell’anno scolastico 2010/2011 gli studenti certificati con DSA erano circa lo 0,9%, mentre nel 2022/2023 sono arrivati al 6%, ovvero più di 350 mila ragazze e ragazzi dalla terza elementare in poi. A stabilirlo sono gli ultimi dati pubblicati dal ministero dell’Istruzione e del Merito.

Cosa sta succedendo? Galiano spiega che, in realtà, "in passato studentesse e studenti in difficoltà venivano considerati svogliati o distratti", ma in realtà esistevano anche prima queste neurodivergenze. Oggi, invece, esistono gli strumenti adatti per effettuare le diagnosi: nel 2010, in particolare, è arrivata la legge 170, che ha finalmente riconosciuto dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia e ha dato alle scuole gli strumenti utili per intervenire.

Inoltre, uno dei più grandi studi condotti sulla dislessia in Italia (nel 2019), realizzato su quasi 10mila bambini tra gli 8 e i 10 anni, ha svelato "una cosa abbastanza impressionante", come afferma Galiano: quasi 2 bambini su 3 con dislessia non erano mai stati diagnosticati prima. Il motivo per cui oggi vediamo tante più diagnosi di DSA, spiega quindi lo scrittore, "è in parte lo stesso per cui oggi vediamo molte più stelle: sono migliorati i telescopi".

Cosa manca ancora in Italia secondo Galiano

Se da un lato abbiamo finalmente gli strumenti per diagnosticare tali disturbi, dall’altro, secondo Galiano, manca ancora "una vera cultura della neurodivergenza": troppo spesso, infatti, una diagnosi di DSA viene interpretata come un limite invalicabile, che porta a ridurre le aspettative nei confronti degli studenti. Il rischio è che gli strumenti di supporto vengano scambiati per un’esenzione dall’impegno, anziché per un modo diverso di affrontare lo studio.

Il docente propone quindi alcuni esempi concreti: uno studente con dislessia può leggere un romanzo complesso attraverso tempi e modalità alternativi; una ragazza con discalculia può comprendere i concetti matematici; chi ha disgrafia può esprimere idee e contenuti utilizzando strumenti adatti alle proprie esigenze.

Riconoscere difficoltà che in passato venivano liquidate come pigrizia rappresenta quindi un progresso importante. Il passo successivo, per Galiano, è non trasformare ogni difficoltà in un disturbo e non ridurre una persona alla sua diagnosi. Offrire un aiuto non dovrebbe significare aspettarsi meno da uno studente: la diagnosi permette infatti di individuare il punto di partenza e il sostegno necessario per affrontare il disturbo, senza però stabilire in anticipo quali traguardi potrà raggiungere.