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Perché 1 italiano su 3 fatica a comprendere i testi iStock

Perché un italiano su tre non comprende i testi: lo spiega un doc

Il rapporto Ocse Pisa 2025 offre numeri allarmanti sugli italiani: 1 su 3 comprende solo testi molto brevi: un docente spiega perché e le conseguenze

Francesca Pasini

Francesca Pasini

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Content Writer laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vivo tra l'Italia e la Spagna. Amo le diverse sfumature dell'informazione e quelle storie di vita che parlano di luoghi, viaggi unici, cultura e lifestyle, che trasformo in parole scritte per lavoro e per passione.

Un italiano su tre, tra i 25 e i 64 anni, riesce a comprendere soltanto testi molto brevi. È ciò che è emerso dall’ultimo rapporto Ocse “Education at a glance 2025”, che ha sottolineato anche come 1 laureato su 6 non riesca a raggiungere un livello di alfabetizzazione superiore nonostante il titolo conseguito (contro una media europea del 10%).

A dare una spiegazione di cosa non funziona nel metodo scolastico italiano è Marco Ricucci, docente di italiano e latino e professore a contratto presso l’Università degli Studi di Milano, che sottolinea le conseguenze preoccupanti legate alla scarsa capacità di comprensione del testo di giovani e adulti italiani.

Perché molti italiani non riescono a capire un testo articolato

I dati del rapporto Ocse Pisa 2025 sullo stato dell’istruzione nel mondo parlano chiaro: più del 30% degli italiani non riesce a comprendere testi strutturati come quelli contenuti in un articolo di giornale o in un manuale scolastico. Anche i risultati delle prove Invalsi confermano questo dato.

A preoccupare maggiormente è la percentuale di laureati che si trova in questa casistica: il 16% di loro dimostra scarse capacità di comprensione logico-linguistica.

La causa principale? Sarebbe da ricondurre alla scuola. È ciò che sostiene anche il professore Marco Ricucci, che in un articolo del Corriere della Sera spiega cosa non funziona nel metodo didattico adottato dagli istituti scolastici italiani.

Cosa sbagliano le scuole italiane

“Troppi adolescenti italiani non distinguono un’informazione centrale da un dettaglio, non colgono l’intenzione di un autore, non riescono a seguire il filo logico di un discorso”, spiega Ricucci.

Alla base c’è il fatto che la scuola dà per scontata la comprensione del testo. “Ci si rifugia nella liturgia rassicurante della storia della letteratura: un corteo infinito da Dante a Pascoli, con autori snocciolati come nomi da imparare a memoria, come se bastasse citarli per trasmettere cultura”, afferma il docente.

Il problema della scuola italiana sarebbe legato al fatto che non sia allineata con la realtà. In classe, infatti, si tenderebbe a insegnare la letteratura “in modo nozionistico e storicistico”, tralasciando l’insegnamento della lettura e della comprensione.

Cosa dovrebbero fare i prof di italiano

Sempre secondo il professor Ricucci, i docenti di italiano “dovrebbero soprattutto trasmettere il piacere della lettura”, soprattutto perché sono i primi che quotidianamente si confrontano con tanti studenti che fanno fatica addirittura a comprendere una consegna.

Nei licei, inoltre, ci sarebbe quel fenomeno che Ricucci chiama “perbenismo liceale“: il fatto di seguire tutti lo stesso programma, che però non si rivelerebbe un sinonimo di uguaglianza. Anzi, sarebbe “un’illusione” utile soltanto a “tranquillizzare insegnanti e famiglie” e che produrrebbe soltanto frustrazione.

Qual è la soluzione? “Meno maratone di -ismi, più lavoro diretto sui testi. Non parafrasi stanche delle odi di Carducci, ma racconti, romanzi, articoli che parlino ai ragazzi”, spiega Ricucci.

Ecco quindi che i docenti dovrebbero far leggere i grandi della letteratura, ma per farne comprendere i concetti di fondo: “Carlo Levi per la marginalità sociale, Natalia Ginzburg per le relazioni, Calvino per il piacere dell’immaginazione. E i classici, certo, ma letti per porre domande, non per venerare schede di manuale”, sottolinea il docente.

Le conseguenze preoccupanti per la cittadinanza italiana

Il dato sulla scarsa comprensione dei testi da parte degli italiani non ha ripercussioni solo sull’andamento scolastico, ma si traduce in un problema molto più serio per la democrazia.

“Chi non sa leggere bene, chi non sa organizzare un pensiero, diventa un cittadino fragile, più esposto alle manipolazioni, incapace di muoversi in una società complessa e contraddittoria. Meno competenze linguistiche significa meno libertà“, evidenzia il professor Ricucci.

Un’emergenza democratica” che richiede un cambio di rotta importante: investire sulla capacità di capire, discutere e argomentare, trasformando la letteratura da “un cimitero di date e correnti” a “un laboratorio di pensiero”. Se non si è in grado di leggere, comprendere e pensare, sottolinea infine Ricucci, “non c’è cittadinanza, non c’è partecipazione, non c’è democrazia”.

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