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Polemiche su indicazioni programmi licei, la replica degli autori

La replica di Clizia Carminati e Claudio Giunta, autori della bozza delle Indicazioni nazionali per i licei (ex programmi scolastici), alle polemiche

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Le nuove Indicazioni nazionali per i licei (ex programmi scolastici) sono al centro del dibattito pubblico. La bozza ha acceso il confronto soprattutto attorno a quello che è già stato ribattezzato ‘il caso Promessi sposi‘. In questo articolo proponiamo la replica alle polemiche di due degli autori delle Indicazioni nazionali relative alla letteratura: Clizia Carminati e Claudio Giunta, entrambi docenti di letteratura italiana all’università.

Replica degli autori delle Indicazioni per i licei sui Promessi sposi

Il 22 aprile è stata pubblicata la bozza delle nuove Indicazioni nazionali per i licei, che ha scatenato un acceso dibattito soprattutto sui Promessi sposi. Nel documento si suggerisce agli insegnanti di rimandare lo studio del romanzo di Alessandro Manzoni al quarto anno di scuola superiore, privilegiando nel biennio la lettura di libri "meno complessi dal punto di vista linguistico".

La scelta è stata criticata da molti docenti e scrittori, come il prof del Collegio Andrea Maggi. Il giornalista Alessandro Zaccuri, che ha proposto di suddividere l’opera in cinque blocchi da leggere tra la seconda e la quarta liceo, ha rilanciato con una provocazione: "Proibire I promessi sposi a scuola". Sulla questione è intervenuto anche il ministro Giuseppe Valditara, dichiarando di avere "qualche perplessità" sulla proposta.

Adesso arrivano le repliche di chi quelle Indicazioni le ha scritte, Clizia Carminati e Claudio Giunta, che hanno spiegato al Post le ragioni che stanno dietro alla bozza.

Sul romanzo manzoniano, Carminati ha precisato: "C’è chi ha scritto che lo abbiamo ‘abolito’, ‘cancellato’. Non è così. Abbiamo suggerito la possibilità (la possibilità!) di leggerlo al quarto anno, quando gli studenti si sono già allenati per otto anni di scuola a leggere libri, e quando hanno gli strumenti per capirne il contesto".

Il professor Giunta invece ha ricordato che già Giosuè Carducci, alla fine dell’Ottocento, consigliava di leggere I promessi sposi nell’ultimo anno di liceo, perché riteneva che Manzoni "non è autor da ragazzi". Come Carducci, ha aggiunto il docente, "noi pensiamo che sia troppo difficile anche per i quindicenni del 2026, e che questa difficoltà (linguistica, storica, concettuale) non rappresenti per la gran parte di loro una sfida che li tempra bensì una frustrazione che li scoraggia e li demotiva".

Inoltre, leggere I promessi sposi anche nel biennio "sarà possibile, nessun divieto – ha ribadito Giunta -. Toccherà all’insegnante decidere se la classe che ha di fronte è pronta".

Perché a scuola "l’infarinatura non serve"

Nel suo intervento al Post, Clizia Carminati ha insistito soprattutto su un punto, che nello studio della letteratura a scuola "l’infarinatura non serve a niente". La professoressa ha spiegato che, tra le tante critiche alla bozza, ci sono quelle di insegnanti preoccupati: "Come facciamo a far tutto?". Queste preoccupazioni, ha scritto Carminati, sono "fondate su un metodo duro a morire, che punta non a capire i testi letterari, ma all’infarinatura. Per questo lo abbiamo scritto chiaramente: ‘fare tutto’ non serve".

E ha citato il testo delle Indicazioni, in cui si legge: "Piuttosto che elencare le figure retoriche presenti in un testo, meglio riflettere sul senso che la tale o talaltra figura retorica ha in quel preciso contesto. Contano i testi, e l’uso che gli scrittori hanno fatto della retorica all’interno dei testi; imparare a memoria le definizioni delle figure retoriche non serve a niente".

Quali sono i presupposti dei nuovi programmi per i licei

Claudio Giunta ha chiarito al Post quali sono i presupposti che stanno dietro alla proposta dei nuovi programmi di letteratura per i licei.

Sulla lettura ha detto: "Gli studenti stanno perdendo familiarità con la forma-libro perché leggono quasi sempre soltanto su schermo". Per questo, nelle Indicazioni si chiede di far "leggere ogni anno un certo numero di libri, anche brevi, in forma integrale", insegnando ai ragazzi a orientarsi tra biblioteche, librerie e siti online. La scelta dei titoli resta ai docenti, che potranno calibrarla "sulla ricettività della classe", anche assegnando libri diversi a ciascuno studente.

Per quanto riguarda la scrittura, "non esistono soltanto l’analisi del testo e il tema – ha osservato Giunta -. Ci si può esercitare a scrivere anche e soprattutto riassumendo o riscrivendo". Per esempio, si può "assegnare un argomento che desti l’interesse degli studenti, oppure un racconto o una poesia che offra uno spunto sensato, e chiedere loro di sviluppare una breve riflessione: dieci righe, duecento parole, o simili".

Non solo, secondo il professore a scuola bisognerebbe anche imparare "un minimo di galateo" della scrittura su schermo: come scrivere una mail, come interagire con gli interlocutori online e come si partecipa a una discussione sul web.

Infine, la letteratura contemporanea. Giunta considera "inammissibile" che molti diplomati "non abbiano letto quasi niente della letteratura dell’ultimo secolo". Per questo, la proposta è di dedicare l’ultimo anno di liceo alla letteratura post unitaria, includendo non solo romanzi, poesie e testi teatrali, ma anche sceneggiature, biografie, articoli di giornale, interviste, fumetti e testi di canzoni.