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Prof accoltellata ANSA

Prof accoltellata, cosa deve fare la scuola secondo Novara

Il pedagogista Daniele Novara ha commentato l'aggressione a una professoressa da parte di un 13enne davanti a una scuola media

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Nel’ultimo anno si sono verificati diversi episodi di violenza a scuola con studenti in possesso di armi che hanno accoltellato compagni o insegnanti. Tra gli ultimi casi, il 25 marzo un 13enne ha pugnalato una professoressa davanti a una scuola media poco prima dell’inizio delle lezioni. Il pedagogista Daniele Novara ha commentato sui social l’accaduto con una riflessione su come contrastare questa escalation di aggressioni da parte dei minori.

Cosa deve fare la scuola contro la violenza

Su Facebook Daniele Novara ha sottolineato che "l’episodio di violenza perpetrato da un alunno di 13 anni ai danni di una professoressa a Trescore Balneario non ha alcuna legittimità né giustificazione".

Proprio per questo motivo, per lo specialista, è necessario cercare di capire seriamente che cosa sta succedendo.

"Per prima cosa, è evidente che le misure repressive – ha spiegato il pedagogista – punitive e restrittive messe in campo negli ultimi anni non solo non stanno funzionando, ma in alcuni casi stanno addirittura peggiorando la situazione".

Per Novara, l’escalation di violenza si può notare chiaramente anche da "fenomeni nuovi e inquietanti, come la presenza dei coltelli nella vita dei ragazzi e delle ragazze, qualcosa che fino a poco tempo fa non era nemmeno pensabile".

Il pedagogista ha ribadito di essere sempre dell’idea "che la scuola debba essere pensata come un ambiente di apprendimento nel quale l’insegnare a vivere sia l’obiettivo primario".

Il problema è che "stiamo assistendo a un ritorno al puro insegnamento delle materie con zaini sempre più pesanti di nozionismo e una pressione valutativa e classificatoria che finisce per svalutare la scuola come comunità educante".

Il compito fondamentale degli istituti scolastici, secondo Novara, "dovrebbe essere ben diverso: insegnare a stare con gli altri, sviluppare relazioni sociali, saper gestire conflitti e contrarietà".

Il problema dei ragazzi che girano col coltello

Il pedagogista ritiene che se non s’insegna la socialità e non si promuove il benessere dei ragazzi, "rimane solo la militarizzazione delle scuole", cosa che lo specialista non si augura "perché significherebbe tornare a periodi della nostra storia che non possiamo e non dobbiamo ripetere".

"Il gravissimo fenomeno dei ragazzi che girano con il coltello – ha riflettuto sempre sui social – che pur essendo una minoranza non può essere sottovalutato, segnala una preoccupante carenza educativa: da un lato sul versante paterno, la cui figura sembra sempre meno educativa, dall’altro su quello che definisco competenza conflittuale, cioè la capacità di stare nelle divergenze senza trasformarle in minacce o violenza. Ed è proprio questa competenza che la scuola può e deve fornire attraverso adeguati percorsi educativi".

Novara contro i metal detector a scuola

Novara si è sempre espresso negativamente all’introduzione dei metal detector a scuola e ha ribadito il concetto anche nel suo ultimo post riguardo all’episodio di violenza davanti alla scuola media.

"Pensare alla scuola come a un luogo di rieducazione carceraria, arrivando magari a introdurre metal detector all’ingresso, è un vicolo cieco. Non solo non risolve il problema – ha scritto il pedagogista – ma rischia di aggravarlo".

Per Novara la scuola è un ambiente di crescita e un luogo di relazione dove sarebbe controproducente usare "un dispositivo di carattere poliziesco, che si usa addirittura fuori dai tribunali, fuori dalle carceri, in contesti dove si vive il senso di minaccia e di pericolo".