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Prof accoltellata: la lettera aperta di Novara a chi insegna ANSA

Prof accoltellata, la lettera aperta di Novara a chi insegna

Il pedagogista ha invitato gli insegnanti a formare gli studenti anche fornendogli strumenti per imparare a gestire i conflitti

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Il caso della professoressa accoltellata da uno studente di tredici anni in una scuola media a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, ha scosso l’opinione pubblica. La vicenda si aggiunge ad altri episodi di aggressioni da parte dei minori a compagni o insegnanti. Il pedagogista Daniele Novara ha scritto una lettera agli insegnanti su come insegnare ai giovani a gestire i conflitti.

Le parole di Novara sulle aggressioni a scuola

Daniele Novara ha scritto sul suo sito una lettera agli insegnanti nella quale torna a parlare della violenza da parte dei minori, dopo “la grave aggressione avvenuta in una scuola italiana” e i recenti casi di cronaca che “hanno scosso profondamente il mondo della scuola e l’opinione pubblica”.

Si tratta di episodi che generano “turbamento, preoccupazione e un senso di vulnerabilità diffuso tra chi ogni giorno abita la scuola come luogo educativo. Questo turbamento è comprensibile e legittimo”, è la riflessione del pedagogista che invita allo stesso tempo a tener conto che “è importante che non si trasformi in demoralizzazione o in una percezione di impotenza”.

“Questi eventi, per quanto estremi, non possono essere letti come qualcosa di inspiegabile o totalmente estraneo alla realtà contemporanea. Al contrario – si legge nella lettera – richiamano con forza la necessità di interrogarsi sul contesto in cui oggi si cresce e si educa”.

Per l’esperto, sempre più frequentemente “ci si trova di fronte a ragazzi e ragazze che faticano a stare dentro le contraddizioni dell’esperienza umana: faticano a tollerare la frustrazione, a gestire il limite, a riconoscere e attraversare il conflitto senza esserne travolti”.

Il compito educativo della scuola deve quindi essere “non solo trasmettere conoscenze, ma offrire strumenti per imparare a gestire il conflitto, riconoscerlo e attraversarlo in modo costruttivo”.

Proprio in questa direzione va la pedagogia ideata da Daniele Novara fondata sull’approccio maieutico.

Cos’è la pedagogia maieutica

Come si legge nella lettera di Novara sul sito del Centro Psicopedagogico per l’Educazione e la Gestione dei Conflitti, “la pedagogia maieutica considera il conflitto non come un problema da eliminare, ma come una realtà inevitabile e, se ben accompagnata, profondamente educativa“.

Il pedagogista sottolinea che non si tratta di evitare i conflitti, ma di insegnare a gestirli e trasformarli in occasioni di apprendimento, di crescita e di responsabilizzazione.

In questo senso, la classe deve diventare uno “spazio in cui le dinamiche relazionali possono essere riconosciute e rielaborate”, l’insegnante deve essere una presenza educativa non basata sul controllo e la punizione e il benessere a scuola deve assumere un ruolo centrale.

Secondo Novara è diventato “ancora più urgente riconoscere che la sicurezza nella scuola non può fondarsi esclusivamente su misure di controllo, ma si costruisce attraverso relazioni educative solide e significative, un’autoregolazione emotiva e capacità di stare nella tensione relazionale senza farsi male e senza fare male”.

Novara su cosa deve fare la scuola

In un post su Facebook, Novara ha ribadito che “le misure repressive punitive e restrittive messe in campo negli ultimi anni non solo non stanno funzionando, ma in alcuni casi stanno addirittura peggiorando la situazione”.

In questo contesto la scuola deve “essere pensata come un ambiente di apprendimento nel quale l’insegnare a vivere sia l’obiettivo primario” e il cui compito sia formare i giovani a saper stare con gli altri, sviluppare relazioni sociali, saper gestire conflitti e contrarietà”.